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lunedì, 31 dicembre 2007
buon anno a tutti (anche ai devoti atei)



Anyone who is looking around for a simulated icon of the deity (or reality)  in Newtonian guise might well be disapponted. The phrase “God is dead” applies aptly, correctly, validly to the Newtonian universe which is dead. The groundrule of that universe, upon which so much of our Western world is built, has dissolved.

Oggi furoreggiano gli ateologi d’accatto, fracassoni e inscalfibili. Impossibile avvicinarli per un confronto intelligente: passano da un tema all’altro, da uno svarione all’altro, da una parola d’ordine all’altra, con una leggerezza che non lascia respiro. E con la disperata, allucinata convinzione mitologica di andare “contro il sistema”… A loro, in particolare, oso dedicare questi auguri di buon anno. Sono i miei eroi, i miei ultimi, i più poveri di tutti.

Foto e citazione iniziali sono tratte da Marshall McLuhan - Quentin Fiore, The Medium is the MASSAGE, 1967.

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diario scritto di giorno

courtesy of Benazir Bhutto

Qualcuno informi Magdi Allam del fatto che Bin Laden è morto: non se ne può più.

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interventi incivili

sabato, 29 dicembre 2007
dell'iconoclastia liturgica

«L’iconoclastia liturgica genera discontinui irreversibili: tra il sacro e il santo, tra la parola e l’immagine, tra la fede e la religione, tra il contenuto e la forma, tra il culto spirituale e il culto rituale, tra la liturgia e il rito, tra il già e il non ancora, tra l’interiorità e la visibilità… Una teologia liturgica criptoprotestante, criptosecolarista, criptomodernista, determinerà una realizzazione e disposizione spaziale di altari, amboni, battisteri, tabernacoli etc. antitetica ai risultati originati nell’ambito di una teologia liturgica autenticamente cattolica. Se si spigola qua e là tra chiese nuove e/o riadattate più o meno posticciamente, il fedele si trova spesso costretto ad abitare spazi liturgici e a celebrare riti costruiti, pensati, presentati in tutto o in parte proprio con una mens comunque viziata dall’ideologia iconoclasta…» (Luigi Puddu, qui).

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forma e sostanza

venerdì, 28 dicembre 2007
si rompe il silenzio su Mosebach

Era ora che qualcuno, in Italia, cominciasse a parlare di Martin Mosebach. Lo scorso ottobre, il quotidiano “Avvenire” aveva dato notizia, con una “breve”, dell’assegnazione a Mosebach del Premio Georg Büchner, il prestigioso riconoscimento letterario tedesco; ma senza nominare una delle opere più significative dello scrittore francofortese: Häresie der Formlosigkeit. Die römische Liturgie und ihr Feind (del 2002). Si tratta di un libro che, malgrado il titolo impegnativo, ha avuto un enorme successo di vendite in Germania, e che meriterebbe davvero una traduzione italiana. Io l’ho letto nell’edizione francese, La Liturgie et son ennemie. L’hérésie de l’informe, con prefazione di Robert Spaemann. Il libro è a metà strada tra autobiografia e saggio di denuncia, e racconta in nove capitoli, senza troppi estetismi, le impressioni di un fedele di fronte all’impoverimento della liturgia nel periodo post-conciliare.

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scaffale aperto, forma e sostanza

vita e morte di Culianu

A più di un anno di distanza da un precedente articolo (che segnalavamo qui), Giampaolo Romanato parla nuovamente della morte (per omicidio) dello storico delle religioni rumeno Ioan Petru Culianu (1950-1991):

«Su questa vicenda, frettolosamente archiviata dalla polizia, si gettò un giovane giornalista, Ted Anton, che condusse una minuziosa ricerca, girando due continenti e ricostruendo l’intera vita della vittima. Ne nacque un libro che apparve negli Stati Uniti nel 1996, presto tradotto in varie lingue e ora, finalmente, anche in italiano (Eros, magia e l’omicidio del professor Culianu, Settimo Sigillo, euro 29,50).

Culianu proveniva da una facoltosa famiglia della migliore borghesia intellettuale romena, la classe sociale che il comunismo colpì più duramente, privandola di tutto ciò che possedeva. Nato nel 1950, crebbe fra umiliazioni e voglie di rivalsa, nel ricordo straziante del padre, morto in solitudine. Imparò a mimetizzare, nascondere, dissimulare ciò che pensava.

Oltre alle lingue, che apprendeva con incredibile rapidità, si dedicò allo studio delle tradizioni religiose, intese soprattutto come contro-poteri, vie di fuga, rifugio dello spirito. Quando arrivò in Italia la sua struttura intellettuale era già formata, come il progetto dei libri che pubblicò in seguito. Quanti lo conobbero allora si resero subito conto di essere di fronte ad un personaggio fuori dal comune. Era trattenuto dalla povertà, dalla solitudine, dal terrore di essere assassinato, ma in Olanda e negli Usa, man mano che crebbero riconoscimenti e successo, l’insicurezza scomparve ed esplose l’intelligenza. Il suo Eros e magia nel Rinascimento, pubblicato in Francia nel 1984, rimane un classico.

Alla domanda che ponevamo prima, chi e perché lo uccise, la ricerca di Anton, che ha interrogato anche i nuovi governanti della Romania, indica due possibili risposte. La prima, poco verosimile, parte dalle ricerche di Culianu sulla Romania interbellica, alla ricerca del vero ruolo svolto dal suo maestro Mircea Eliade all’interno del movimento fascistoide e antisemita della Guardia di ferro. Potrebbe avere scoperto qualche segreto inconfessabile che i seguaci del movimento, ancora attivi nella diaspora romena proprio nello stato dell’Illinois e nel vicino Canada, non desideravano che venisse divulgato. Ma è una supposizione fragile e poco fondata.

Molto più solida è invece l’altra, che riconduce il delitto al clima avvelenato della Romania postcomunista. Culianu si era sempre tenuto alla larga dalla dissidenza romena. Ma il suo disprezzo per il sistema comunista era totale, assoluto. Quando crollò il regime di Ceausescu, fu tra i primi a denunciare che nel suo Paese non era avvenuta una rivoluzione ma una torbida congiura. Era stato eliminato il tiranno, ma il suo sistema di potere, gli uomini che lo contornavano, a partire dal suo successore Iliescu, e l’apparato dei servizi segreti, la famigerata Securitate, erano rimasti quasi tutti ai loro posti.

Scrisse, parlò, si espose, organizzò la visita a Chicago dell’ex re della Romania, Michele. In cambio ricevette minacce e avvertimenti, tanto da rinviare il viaggio in patria (dopo la fuga non aveva più rimesso piede nel suo Paese), per il quale aveva già prenotato i biglietti aerei. Sta in piedi, dunque, l’ipotesi che siano stati gli apparati di potere romeni a decidere di liquidarlo, per saldare il conto, recente e lontano, che avevano con lui.

L’ipotesi è avvalorata dal fatto che il dossier Culianu raccolto dalla Securitate, oggi consultabile, è stato “ripulito”, come ha rivelato l’anno scorso proprio questo giornale (Avvenire del 20 luglio 2006) e non contiene praticamente nulla. Tuttavia, l’unica cosa certa è che, sedici anni dopo, il delitto Culianu rimane un mistero aperto e irrisolto. Un mistero che accresce il fascino di questa figura, ormai un mito per le nuove generazioni intellettuali della Romania».

(fonte: “Avvenire”, 28/12/2007, p. 24)

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volti e parole

il solipsismo spiegato al mio cane

«L’altro giorno ho trovato in un giornale un esempio davvero impressionante della frivolezza di chi fa professione di scetticismo radicale. Un tale scriveva per dire che non accettava nulla all’infuori del solipsismo, e aggiungeva di essersi spesso meravigliato che non fosse una filosofia più diffusa. Ora, solipsismo significa semplicemente che un uomo crede nella sua propria esistenza, ma non in quella di altre persone o cose. E a questo ingenuo sofista non è mai venuto in mente che, se la sua filosofia fosse vera, non ci sarebbero evidentemente altri filosofi a professarla».

(tratto da qui)

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diario scritto di giorno

giovedì, 27 dicembre 2007
i Catari e il Graal

Franco Cardini ha recensito per Avvenire l’ultimo libro di Michel Roquebert, I Catari e il Graal. Il mistero di una grande leggenda e l’eresia albigese (trad. it. San Paolo, Cinisello Balsamo 2007, pp. 254, euro 22,50):

«Il Graal continua ad essere di gran moda: ma non si direbbe che, nonostante il baccano pubblicitario che gli si sta facendo intorno (o forse proprio a causa di esso), le idee diffuse sulla sua na­tura siano granché più chiare. Con­tinua ad essere un “oggetto miste­rioso”: anzi, qualcosa di cui s’igno­ra perfino se sia in effetti un ogget­to, cioè una reliquia, o la forma me­dievale e occidentale di un mito di sapienza e di potenza concentrato in un oggetto simbolico.

Nono­stante ciò, gli strumenti a disposi­zione di chi volesse una buona vol­ta capirne qualcosa, senza lasciarsi guidare dal Martin Mystère o dal Dan Brown di turno, ci sarebbero. Basterebbe ad esempio affidarsi al bel libro Il Graal. I testi che hanno fondato la leggenda, a cura di Ma­riantonia Liborio, con una Introdu­zione di Francesco Zambon (Mon­dadori, Milano 2005).

Parola che indicava un recipiente a forma di vassoio o di coppa in al­cuni dialetti celto-latini (è super­stite nel valdostano ‘grolla’), il Graal assurse a oggetto prezioso e carico di valore sacrale nel roman­zo Perceval del trovatore Chrétien de Troyes, attivo in alcune corti principesche franco-orientali della seconda metà del XII secolo. Quel­lo scritto ebbe tanto successo che ne nacque ben presto un vero e pro­prio ciclo cavalleresco, sviluppatosi in numerose e natural­mente non omogenee “continua­zioni”: insomma, in una serie di “soap opera” che si diffusero dal Due al Quattrocento per poi scompari­re alla fine del XV secolo.

E si capisce bene perché scompa­rissero: da una parte la Chiesa non aveva mai troppo apprezzato quei romanzi, che parlavano talora un linguaggio mistico-misterico men­tre altre volte erano intrisi d’un am­biguo erotismo, e in cui erano onnipresenti il Cristo e il Mistero eu­caristico mentre il ruolo dei mini­stri del culto, assenti o quasi, era giocato semmai da eroi cavallere­schi; dall’altra il loro carattere ap­punto fortemente legato all’Euca­restia e all’Adorazione del Santo Sangue del Cristo si scontrava con le radici stessi della riforma prote­stante. Cattolici e protestanti, pertanto, volta­rono concordi le spalle al mito graalico, che non a caso sa­rebbe ricomparso – ma in un con­testo teistico, esoterico e neopagano – soltanto tra Sette e Ottocento, con Schlegel, Scott, Tennyson e Wa­gner.

Ma ancor oggi si stentano a diffonde­re, su questo tema, letture e conoscenze adeguate. Insie­me con le tesi esoterico-occultiste sviluppate non tanto da personag­gi come René Guénon o Julius Evola quanto dai loro nume­rosi “discepoli” ed epigoni, grande successo hanno a­vuto ad esempio i libri d’un curioso erudito tede­sco, Otto Rahn, wagneria­no e nazista – nonché, sot­to il profilo storico-filologico, gran pasticcione –, innamorato di quel “Paese pirenaico” nel quale sorge la rocca di Montségur (l’ul­tima fortezza catara, conquistata solo nel 1244 dai crociati). Rahn aveva fantasiosamente connesso il simbolo graalico con la fe­de catara.

Il movimento neocataro, sviluppatosi nel Novecento soprattutto tra le popolazioni franco­meridionali, dove forti so­no i gruppi che sognano l’autonomia di una “Occi­tania” estesa dalla sponda destra del Rodano a Bar­cellona e alla Loira, ha te­so a presentarsi come la fa­cies religiosa dell’irreden­tismo, addebitando alla Chiesa cattolica e alle sue scelte nel Duecento la fine della libertà occitana.

Le cose stanno natural­mente in modo ben più complesso. Tra XII e XIII secolo in Occitania (come anche altrove, ad esempio in Lombardia e in Tosca­na) il movimento religioso cataro (che si presentava come un’istanza di ritorno alla purezza cristiana del­le origini, ma era in realtà una vera e propria religione dualista, che contrapponeva il Bene e il Male e scorgeva quest’ultimo in ogni ma­nifestazione della materia, creazione compresa) parve addirittura trionfare, sradicare la Chiesa dalle sue fondamenta e imporre una mo­rale e un assetto socio-religioso nuovi.

Contro questo pericolo – che nel suo odio per tutto quel che fos­se materiale si configurava sostan­zialmente come una vera e propria religio mortis: e che pure aveva sa­puto attrarre trovatori e giovani a­manti dell’eros e addirittura fauto­ri di un’indiscriminata libertà ses­suale – la cristianità del primo Due­cento fu costretta a difendersi. Falliti gli strumenti della persuasio­ne e della rievangelizzazione, si u­sarono quelli, spesso spietati, della crociata.

Del catarismo e della “crociata de­gli albigesi”, che sradicò l’eresia ma desolò la Francia meridionale nel­la prima metà del Duecento, Michel Roquebert è oggi uno dei maggiori studiosi. Non stupisce quindi che egli sia autore di un libro come I ca­tari e il Graal. Il mistero di una gran­de leggenda e l’eresia albigese, nel quale si affronta di nuovo il tema del rapporto tra Graal e catarismo rovesciando completamente le te­si care al Rahn.

Data l’estrema complessità del “ciclo” graalico e l’ete­rogeneità di molti degli autori dei romanzi che lo compongono, è ov­vio che all’interno di alcuni di essi esistano anche elementi culturali e filosofici di tipo eterodosso e ten­tazioni gnostiche, come ha per e­sempio dimostrato il nostro Fran­cesco Zambon, studioso finissimo di uno dei principali autori di ro­manzo graalico, Robert de Boron. Ma ciò non vuole affatto dire che vi fossero contaminazioni tra Graal e catarismo. Al contrario: la Chiesa del Duecen­to dovette affrontare una durissima offensiva spiritualista, mossagli contro da una parte da Gioacchino da Fiore con la sua profezia della futura “età dello Spirito Santo”, dal­l’altra dal catarismo che, con la sua neomanichea contrapposizione di spirito e materia, finiva con l’attac­care alla radice l’Incarnazione e il Mistero eucaristico.

Ebbene: i ro­manzi del Graal furono – esatta­mente al pari della cattedrale d’Or­vieto, eretta per onorare un mira­colo eucaristico – parte della controffensiva cattolica incentrata sul cristocentrismo, sul Cristo Dio e Uomo. Roquebert riesce a dimo­strarlo con impeccabile logica eru­dita e con grande eleganza, sistematicamente utilizzando i testi dei romanzi graalici duecenteschi. E con ciò riconduce all’ortodossia cattolica una grande espressione letteraria, e insieme mitica, della nostra letteratura. Le radici del­l’Europa, in quanto cristiane, sono anche graaliche: la sia pur artisti­camente parlando sublime mistifi­cazione wagneriana viene sma­scherata in pieno».

(fonte: “Avvenire”, 22 dicembre 2007)

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scaffale aperto

venerdì, 21 dicembre 2007
verbum Dei factum est caro

Quest’anno, come biglietto di auguri per Natale (*), lascio ai lettori un bell’inno ambrosiano, assieme a una mappa di Betlemme (per orientare la preghiera verso una parte di mondo che ora soffre, ma che è stata luogo di gioia). Ci si rilegge fra qualche giorno… A presto!

Intende, qui regis Israel,

super Cherubin qui sedes,

appare Ephraem coram, excita

potentiam tuam et veni.

Veni redemptor gentium,

ostende partum Virginis;

miretur omne saeculum:

talis decet partus Deum.

Non ex virili semine,

sed mystico spiramine

verbum Dei factum est caro,

fructusque ventris floruit.

Alvus tumescit virginis,

claustrum pudoris permanet,

vexilla virtutum micant:

versatur in templo Deus.

Procedat e thalamo suo,

pudoris aula regia,

geminae gigas substantiae,

alacris ut currat viam.

Egressus eius a Patre,

regressus eius ad patrem,

excursus usque ad inferos,

recursus ad sedem Dei.

Aequalis aeterno Patri,

carnis trophaeo cingere,

infirma nostri corporis

virtute firmans perpeti.

Praesepe iam fulget tuum,

lumenque nox spirat suum,

quod nulla nox interpolet

fideque iugi luceat.

(una versione in italiano si può leggere qui)


(*)
«Non mi fido delle formule pie, soprattutto quando escono dalla mia bocca. Cerco strenuamente di non farmi contagiare dal linguaggio del pio fedele, solo che salta fuori quando meno te l’aspetti… La liturgia, a differenza del linguaggio del pio fedele, è di una mirabile asciuttezza» (Flannery O’Connor, tratto da qui).

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diario scritto di giorno, forma e sostanza

martedì, 18 dicembre 2007
consigli di lettura (inverno 2007)

Alcune novità in libreria, adatte a stare sotto l’albero...

Apocrifi dell’Antico Testamento
, 2 voll., a cura di P. Sacchi, UTET, Torino 2007, pp. 1004 + 656, euro 27,80:
Quest’importante raccolta di testi giudaici extracanonici, curata da Paolo Sacchi, viene finalmente riproposta da Utet in due volumi accessibili al grande pubblico, con le ampie e documentate introduzioni dell’edizione maggiore. Sacchi è anche l’autore di uno dei migliori volumi sul “Gesù storico” apparsi negli ultimi anni: Gesù e la sua gente (San Paolo, 2003, pp. 264, euro 13).

Francesco AGNOLI – Klaus GAMBER, La liturgia tradizionale, Fede & Cultura, Verona 2007, pp. 96, euro 9,50
: Difficile trovare pubblicazioni intelligenti ed equilibrate, che aiutino a fare chiarezza sulle ragioni storiche e liturgiche del Motu Proprio di Benedetto XVI sul Rito romano straordinario. Il libro di Agnoli e Gamber è una di queste.

BENEDETTO XVI, Gli apostoli e i primi discepoli di Cristo. Alle origini della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2007, pp. 184, euro 10:
Un’affascinante carrellata di ritratti sulla Chiesa dei primi secoli, che raccoglie le Udienze generali tenute dal Papa tra il 15 marzo del 2006 e il 14 febbraio del 2007.

Nikolaj BERDJAEV, Pensieri controcorrente, La Casa di Matriona, Milano 2007, pp. 144, euro 10:
Sette articoli del grande filosofo russo (1874-1948), su temi centrali per la comprensione della civiltà contemporanea: dal concetto di verità all’idea di bellezza, dal rapporto tra fede e ragione alla fragilità delle democrazie europee.

Inos BIFFI, Anselmo d’Aosta e dintorni, Jaca Book, Milano 2007, pp. 496, euro 48:
A un anno dalla pregevole raccolta di studi su Tommaso d’Aquino (Alla scuola di Tommaso, Jaca Book, pp. 352, euro 34), il teologo Biffi - da non confondere con l’omonimo cardinale - propone alcune meditazioni storiche su Anselmo, come iniziazione al suo pensiero. Un ritratto reso ancor più vivido, e attento al contesto ecclesiale dell’epoca, attraverso l’analisi di tre figure “vicine” al Dottore Magnifico: Lanfranco di Le Bec, priore di Anselmo e poi suo predecessore a Canterbury; Guitmondo di Aversa, maestro di dialettica al monastero di Le Bec; e Papa Urbano II, controverso riformatore della Chiesa.

Enrico CASTELLI, Il demoniaco nell’arte, Bollati Boringhieri, Torino 2007, pp. 331, euro 30:
Uno dei pensatori cattolici più originali (e misconosciuti) del Novecento italiano, da riscoprire attraverso il primo e più importante dei suoi libri sull’arte sacra occidentale, che prende in esame i pittori-teologi dal XIV al XVII secolo e le loro rappresentazioni del male.

Gilbert K. CHESTERTON, L’uomo che fu giovedì, Bompiani, Milano 2007, pp. 227, euro 7,80:
Chi non ha mai letto nulla del Chesterton narratore, può cominciare da questo straordinario romanzo, ripubblicato da Bompiani. Come scrivevamo qui, il 2007 è stato un anno ricco di sorprese, per gli appassionati italiani del grande scrittore inglese: presso l’editore Exclesior 1881, ad esempio, è uscita la raccolta di interventi di denuncia sociale intitolata L’utopia degli usurai. Una collezione sulle forme di parassitismo (Milano 2007, pp. 264, euro 15,50). Sempre sul versante saggistico, l’editore Mursia ha poi reso nuovamente disponibile il volume su San Francesco d’Assisi (Milano 2207, pp. 168, euro 12).

Maria Pia CICCARESE (cur.), Animali simbolici. Alle origini del bestiario cristiano, 2 voll., EDB, Bologna 2002-2007, pp. 512 (vol. I, Agnello-Gufo, euro 37,70) e pp. 512 (vol. II, Leone-Zanzara, euro 37,70):
Un compendio ragionato sugli animali simbolici del mondo biblico, dall’agnello alla zanzara, dal serpente al drago, dall’asino alla lepre: ogni voce comprende un’introduzione generale, alcuni passi antologici e un dettagliato commento.

Andrea CONTI – Mario A. IANNACCONE, La spada e la roccia. San Galgano: la storia, le leggende, Sugarco, Milano 2007, pp. 238, euro 18,80:
Conti è un grande esperto di San Galgano, Iannaccone un finissimo studioso dell’immaginario medievale e moderno (da leggere assolutamente sono i suoi lavori precedenti, sulla figura di Maria Maddalena e sul mito moderno dei Templari e degli Illuminati di Baviera, editi sempre da Sugarco). Il risultato è un libro
«unico nel suo genere», come recita il retro di copertina, una volta tanto onestamente.

Augusto DEL NOCE, Modernità. Interpretazione transpolitica della storia contemporanea, Morcelliana, Brescia 2007, pp. 96, euro 8:
«I due saggi qui raccolti contengono in nuce l’intero pensiero di Augusto Del Noce, il contributo essenziale con cui ha arricchito il dibattito filosofico e culturale: il primo - L’idea di modernità - espone la sua rilettura della storia della filosofia moderna, il secondo L’interpretazione transpolitica della storia contemporanea. Ua riflessione inedita del grande pensatore cattolico sul destino della religione nel nostro mondo. Un’analisi della modernità tanto attuale, da essere fatta propria, ad esempio, da Benedetto XVI».

Antonin-Gilbert DE SERTILLANGES, Catechismo per i non credenti, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2007, pp. 403, euro 28:
L’autore venne definito da É. Gilson “il miglior tomista della sua generazione”. Il libro è costruito come
«un dialogo serrato e appassionante tra un credente e un non credente, circa i fondamenti razionali e storici della fede cristiana. Anche i problemi più ardui sono affrontati apertamente, con grande chiarezza e in modo schietto, senza eluderli».

Maria Pia GARDINI – Alberto LAGGIA, I miei anni in Scientology, Paoline, Cinisello Balsamo 2007, pp. 152, euro 14: Il volume racconta in prima persona le vicissitudini umane, finanziarie e giudiziarie di Maria Pia Gardini, irretita da Scientology al punto da scalarne i massimi livelli, con i risultati che tutti immaginiamo.

Alessandro GNOCCHI – Mario PALMARO, Io speriamo che resto cattolico. Nuovo manuale di sopravvivenza contro il laicismo moderno, Piemme, Milano 2007, pp. 239, euro 13,50: Dopo il precedente Contro il logorio del laicismo moderno, uscito nel 2006, i due autori ci riprovano, e ci riescono ancor meglio. Gnocchi e Palmaro riportano in auge una virtù sempre più rara fra i cattolici, quella dell’allegria intelligente. Da richiedere nelle Librerie San Paolo: la Casa Madre, a quanto si vocifera, avrebbe sconsigliato la promozione del libro.

Robin LANE FOX, Il mondo classico. Storia epica di Grecia e di Roma, Einaudi, Torino 2007, pp. XVI + 708, euro 32: Su questo libro non posso assicurare al cento per cento. Ma se siete appassionati di mondo antico, Lane Fox è una guida affidabile e competente, visto il suo Pagani e cristiani, ristampato da Laterza l’anno scorso (pp. X-874, euro 29).

Ariel LEVI DI GUALDO, Erbe amare. Il secolo del Sionismo, Bonanno, Catania 2007, pp. 324, euro 29:
Da una recensione di Andrea Tornielli: «L’autore, giornalista e scrittore, vive in Sicilia e proviene da una famiglia di origini ebraiche convertita al cattolicesimo: per oltre dieci anni si è riavvicinato all’ebraismo frequentando le sinagoghe, studiando i testi sacri della religione israelitica e “apprendendo dall’interno quel che è il tono delle lezioni e degli insegnamenti rabbinici, assai diversi”, sostiene, “da quelli che sono i discorsi e le pubbliche posizioni ufficiali di circostanza”. Nel libro, a tratti molto duro, altre volte più ironico, Levi di Gualdo contesta quella che definisce una sorta di deriva “politica” dell’ebraismo contemporaneo, le cui istanze a suo dire sarebbero oggi fatte coincidere con quelle dello Stato d’Israele, in un’impropria commistione che “ha mutato il Sionismo politico nella propria vera religione”».

Henri-Irénée MARROU, Il silenzio e la storia, Medusa, Milano 2007, pp. 168, euro 16,50:
Un libro singolare, pubblicato dal grande storico negli anni Quaranta, sotto lo pseudonimo di Henri Davenson. Il suo fascino, avverte la quarta di copertina, consiste nel «costringere a una forte assunzione di responsabilità etica e civile, “fingendo” un trattatello in apparenza accademico di ricostruzione erudita e filologica del pensiero di sant’Agostino sulla musica».

Roberto MASTACCHI, Il credo nell’arte cristiana italiana, Cantagalli, Siena 2007, pp. 208, euro 23:
Questo studio riccamente illustrato affronta il tema delle raffigurazioni artistiche dei vari articoli del Credo, fornendo una mappatura geografica e temporale delle opere presenti sul territorio italiano.

Mario MICHELETTI, Tomismo analitico, Morcelliana, Brescia 2007, pp. 104, euro 12: Come scrive l’autore stesso (traggo l’informazione da qui), il volume costituisce «un’esposizione schematica degli aspetti che testimoniano la presenza di Tommaso d’Aquino nella recente filosofia analitica, e che possono ragionevolmente indurre a parlare di “tomismo analitico” come di una tendenza rilevante, o di un approccio metodologico significativo, nell’ambito della cultura filosofica attuale».

Giuseppe SERMONTI, Il Tao della biologia. Saggio sulla comparsa dell’uomo, Lindau, Torino 2007, pp. 141, euro 14,50: Né con gli evoluzionisti, né con i creazionisti; né con Telmo Pievani (orrore!), né con Rosa Alberoni (raccapriccio!). Un brillante genetista “eretico” ci invita a riconsiderare l’origine dell’uomo, al di là degli schemi ideologici correnti.

Rodney STARK, Ascesa e affermazione del cristianesimo. Come un movimento oscuro e marginale è diventato in pochi secoli la religione dominante dell’Occidente, Lindau, Torino 2007, pp. 320, euro 22:
Un sociologo non credente, ora utilizzato (purtroppo) in chiave “teocon”. Un libro che ha fatto discutere, per metodo e risultati, ma che merita di essere considerato attentamente: «scavando nelle testimonianze storiche, Stark affronta diversi problemi da un punto di vista sociologico: l’ambiente sociale dei primi convertiti, la cristianizzazione degli ebrei, lo status delle donne nelle comunità cristiane, il ruolo del martirio».

Piero VENTURA – Juan María LABOA, San Paolo, Jaca Book, Milano 2007, pp. 40, euro 14: Tra i libri recenti per i più piccoli, era ovvio che avrei scelto questo “Paulus”. Le illustrazioni sono piacevolissime, i testi a cura di uno storico della Chiesa.

VIRGILIO, Eneide, varie edizioni.
C’è la nuova, accattivante versione di Vittorio Sermonti, pubblicata da Rizzoli. C’è la vecchia, impeccabile traduzione di Luca Canali, nei Meridiani e negli Oscar Mondadori. In edicola, infine, i Meridiani Collezione (a 12,90 euro) offrono le “Opere minori”, dalle Georgiche (chiamatele “minori”…) all’Appendix Vergiliana.

NOTA.
Le segnalazioni si riferiscono esclusivamente a volumi pubblicati in Italia. Le note informative, qualora poste fra virgolette senza ulteriori specificazioni, sono adattate dalla quarta di copertina delle singole opere. Per ulteriori segnalazioni, si vedano i precedenti consigli di lettura (l’ultima serie è qui) e la rubrica “scaffale aperto”.

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scaffale aperto

venerdì, 14 dicembre 2007
incredibili novità sul Codex Sinaiticus

Verificare l’accuratezza della divulgazione storica presente su internet non sempre si presenta come un compito facile, soprattutto quando ad essere in ballo sono temi sostanzialmente poco conosciuti, ma ugualmente “caldi” e ideologicamente orientabili, come ad esempio il cristianesimo delle origini. In questo post, cercherò di dimostrare quanto sia davvero arduo, a volte, orientarsi nel mare delle informazioni: soprattutto per chi non è “specialista” della materia, e si affida alle fonti che trova in rete.

Prenderò spunto da una questione minore, presentata in termini apparentemente “oggettivi” da un blog che si definirebbe – credo – “anticlericale”. Il testo lo trovate qui, e riferisce del progetto, da parte della British Library, di pubblicare in forma digitale (attraverso una scansione fotografica ad altissima definizione) uno dei manoscritti più antichi della Bibbia, il Codex Sinaiticus (del IV secolo). A una prima lettura, il lettore inesperto potrebbe prendere per buono tutto quanto, senza rendersi conto delle inesattezze e del taglio con cui è stata confezionata la notizia. Procediamo con ordine:

a) I primi fogli del Codex Sinaiticus non furono affatto scoperti da L.F.C. von Tischendorf nella “fornace” del monastero di Santa Caterina, come dice l’autore del post. Furono i fogli del codice poi battezzato “Frederico-Augustanus” ad essere recuperati, sempre da Tischendorf e nel medesimo monastero, da un cestino che conteneva materiali di scarto. E siamo nel 1844, quindici anni prima del rinvenimento del Sinaiticus (che avverrà, com’è scritto correttamente, nel 1859). La storia avventurosa di tutti questi ritrovamenti meriterebbe una trattazione dettagliata, che non possiamo fare. Ma si badi che nessuno dei protagosti della faccenda era cattolico, nemmeno i monaci di Santa Caterina o lo zar Alessandro II, che patrocinò le ricerche dello studioso.

b) È inesatto affermare che “la particolarità di questa Bibbia [il Codex Sinaiticus, che contiene sia l’Antico che il Nuovo Testamento] risiede anche nel fatto che non è mai stata in possesso del Vaticano”, quasi ad intendere che i manoscritti biblici si trovino quasi tutti nelle oscurissime segrete della Santa Sede, destinati a chissà quali “manipolazioni”. Del Nuovo Testamento, per intenderci, possediamo una quantità considerevole di manoscritti greci (papiri, mss. in onciale e mss. in minuscola), circa 5000, ma solo una minima parte di essi si trova in biblioteche o musei pontifici. Il Nuovo Testamento, per ovvie ragioni, risulta essere il testo più trascritto della storia occidentale: nessun’opera dell’antichità può contare su una tradizione testuale altrettanto ampia e vicina agli originali. Tanto per fare confronti, il più antico manoscritto completo dell’Odissea risale al XI secolo, e il numero totale di manoscritti omerici non supera le due centinaia. È naturale, poi, che il numero delle varianti aumenti in modo pressoché proporzionale al numero dei testimoni.

c) Che gli studiosi abbiano avuto “un accesso molto limitato” al Codex Vaticanus (IV secolo) non significa granché: e la notizia andrebbe contestualizzata. Esso figurava tra i tesori della Biblioteca Vaticana, menzionati per la prima volta in un catalogo del 1475. La prima edizione fotografica (facsimile) è del 1889-1890. Il codice appartiene a quella famiglia di mss. che è stata denominata alessandrina, e ha subito varie riscritture (cosa comprensibile, data l’antichità del testo), correzioni (man mano che veniva confrontato con altre versioni) e abbellimenti. Poco o nulla di misterioso in tutto ciò.

d) Che la natura delle varianti corrisponda sempre a “manipolazioni”, che altererebbero il significato originale dei testi, può essere affermato solo per partito preso. Bruce Metzger, nel suo ottimo manuale di storia testuale del Nuovo Testamento, classifica le varianti possibili sotto due grandi categorie, che a loro volta includono varie sottocategorie: a) modifiche non intenzionali (errori di tipo visivo; errori di tipo auditivo; errori di memoria; errori di giudizio) e b) modifiche intenzionali (correzioni riguardanti grafia e grammatica; armonizzazioni con altre fonti; aggiunta di complementi per chiarire o completare un testo; soluzioni di difficoltà nelle notizie storiche o geografiche; combinazione di diverse lezioni; modifiche dovute a considerazioni dottrinali; aggiunta di particolari per abbellimento).

Chi ha un minimo di confidenza con gli studi filologici sul Nuovo Testamento sa benissimo che, di tutte le varianti considerabili nella totalità dei manoscritti, la stragrande maggioranza (ad esempio, spostamenti di un termine da un punto all’altro della frase, per ragioni eufoniche) non pregiudica affatto, né modifica in maniera profonda, la comprensione del testo. Anche se ogni edizione critica di esso, naturalmente, risulta sempre congetturale e perfettibile.

Le uniche modificazioni che potrebbero creare “pruriti” particolari nel lettore prevenuto, quelle di tipo dottrinale, sono del resto pochissime, e di queste solo una decina (fra migliaia e migliaia) risultano toccare temi significativi. In nessun caso, però, queste varianti riguardano argomenti che sono oggetto di dogma per la Chiesa cattolica. Anche perché il cattolicesimo non è una religione del Libro: inutile rivolgere ad esso critiche che sarebbero buone, tutt’al più, per un testimone di Geova o per un fondamentalista protestante.

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imposture intellettuali, cristianesimo antico e dintorni

giovedì, 13 dicembre 2007
insulti nell’età della tecnica

Lei è informato, si conservi!

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diario scritto di giorno

Chesterton sul cattivo giornalismo

Il 2007 è stato un anno di grazia, per gli appassionati italiani di Gilbert K. Chesterton. Bompiani ha ripubblicato due tra i suoi romanzi migliori: L’uomo che fu giovedì e L’osteria volante. Sul versante saggistico, poi, l’editore Mursia ha reso nuovamente disponibile il fortunatissimo ritratto biografico che il grande (e grosso) scrittore inglese dedicò a San Francesco d’Assisi. Ma la vera sorpresa l’ha fatta un piccolo editore di Milano, Excelsior 1881, che ha deciso di tradurre L’utopia degli usurai. Una collezione sulle forme del parassitismo (ed or. 1917). Il volume raccoglie una serie di interventi di denuncia sociale originariamente pubblicati sul quotidiano statunitense “Daily Herald”: talmente corrosivi che, anche a distanza di tempo, non furono mai pubblicati in Europa. Eccone un assaggio, tratto dall’articolo La tirannia del cattivo giornalismo (pp. 239-248):

«
La questione può essere posta in molti modi. Ma un modo semplice consiste nel dire che un monopolio di cattivo giornalismo si oppone alla possibilità di un buon giornalismo. Il giornalismo non è uguale alla letteratura; ma esiste il buono e il cattivo giornalismo, come esiste la buona e la cattiva letteratura, come esiste il buono e il cattivo gioco del calcio.

Negli ultimi vent’anni o giù di lì, i plutocrati che governano l’Inghilterra hanno concesso agli inglesi soltanto del cattivo giornalismo. Un pessimo giornalismo, considerato semplicemente giornalismo. Per cogliere il nodo fondamentale di qualsiasi questione è sempre necessaria una notevole quantità  di  tempo.

A proposito della stampa moderna sono state dette molte cose, in particolare a proposito della Stampa gialla [stampa sensazionalistica]; si è detto che è sciovinista, o filistea, o sensazionale, o impropriamente inquisitoria, o volgare, o indecente, o triviale; ma nessuna di queste definizioni ha veramente centrato il punto.

Il problema della Stampa è che il suo nome non corrisponde al vero. Non è “Stampa popolare”. Non è Stampa pubblica. Non è un organo di opinione pubblica. È una cospirazione messa in atto da un ristretto numero di milionari, abbastanza simili fra loro per stabilire di comune accordo i confini di ciò che questa grande nazione (a cui apparteniamo) può conoscere su se stessa e sui suoi amici e nemici.

Il cerchio non è del tutto chiuso, non mancano giornali vecchio stampo e onesti, ma è abbastanza prossimo a chiudersi da produrre sull’acquirente occasionale di notizie gli effetti pratici del controllo e del monopolio. Egli riceve tutte le informazioni politiche e la tabella di marcia da quella che è ormai una sorta di quasi inconsapevole società segreta, con pochissimi membri e una grande quantità di denaro. Questo enorme ed essenziale fatto ci è nascosto da un gran numero di leggende che sono entrate nell’opinione comune.

Esiste l’idea che la stampa è chiassosa o triviale perché popolare. In altre parole, è in atto il tentativo di screditare la democrazia, rappresentando il giornalismo come la sua naturale letteratura. Tutto ciò è semplicemente assurdo. La democrazia non ha nulla a che spartire con i giornali come non ha nulla a che spartire con la nobiltà britannica. I giornali dei milionari sono volgari e sciocchi perché i milionari sono volgari e sciocchi. È il proprietario, non l’editore, non il vicedirettore, e tantomeno il lettore, a compiacersi di questa monotona prateria di parole stampate.

La medesima calunnia rivolta alla democrazia vale anche nel caso della pubblicità. Nella labile e antiquata mente di molti membri del Partito conservatore alberga la vaga idea che le nostre strade sarebbero tappezzate di scudi e arazzi, se solo il plebeo profano non le avesse tappezzate con le pubblicità del Sapolio e del sapone Sunlight. Ma la pubblicità non proviene da uno stuolo di illetterati. Proviene da pochi raffinati.

Avete mai udito di una folla insorta per affiggere sui muri della Town Hall dei proclami a favore del Sapolio? Avete mai visto un povero straccione intento a disegnare e dipingere laboriosamente sul muro un’immagine a favore del sapone Sunlight - semplicemente per passione? È un’assurdità; coloro che tappezzano i nostri muri di orrende immagini sono gli stessi che tappezzano le pareti delle proprie dimore con squisiti e costosi dipinti. La volgarizzazione della vita moderna dipende dalla classe governante; dalla classe più colta. Ma il fatto più intollerabile, fino a poco tempo fa insuperato, e ancora oggi largamente prevalente, è l’agghiacciante monotonia della stampa.

Poi viene l’altra leggenda; l’idea che gli uomini che comandano i Trust dei giornali “danno alla gente ciò che essa vuole”. Per suo stesso scopo e per sua stessa definizione, il Trust dà alla gente soltanto ciò che esso sceglie di dare […].

“Dopo il pane, la gente ha bisogno di conoscenza”, affermava Danton. Oggi la conoscenza è un monopolio, e arriva al cittadino in rivoli sottili e selezionati, esattamente come il pane arriva all’interno di una città assediata. Gli uomini devono provare il desiderio di sapere che cosa accade, a dispetto di colui che gode il privilegio di informarli. Devono ascoltare il messaggero, anche se è un bugiardo. Devono ascoltare il bugiardo, anche se è un seccatore. In passato il giornalista ufficiale è stato sia un seccatore sia un bugiardo; ma fino a poco tempo fa era impossibile non tenere in debita considerazione i suoi fogli di informazioni.

Negli ultimi tempi la stampa capitalista ha effettivamente cominciato a subire un calo di considerazione; perché il suo cattivo giornalismo era insopportabile e terribile. Negli ultimi tempi si è davvero incominciato a comprendere che il Capitalismo non sa scrivere, come non sa combattere, o pregare, o sposarsi, o scherzare, o impegnarsi in alcuna altra povera attività umana. Ma questa scoperta è abbastanza recente. Il giornale capitalista lo si è in effetti sempre letto, finché non è diventato illeggibile...» (G.K. Chesterton, op. cit., pp. 239-248).

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scaffale aperto

mercoledì, 12 dicembre 2007
e l'assenza di opposizione?

«Lei probabilmente intende i partiti democratici degli anni Novanta. Ma se lancia uno sguardo non prevenuto a quegli anni, vedrà che il crollo del tenore di vita colpì tre quarti delle famiglie, e tutto questo con slogan democratici» (Aleksandr Solženicyn intervistato da “Der Spiegel”, “La Stampa”, 25/07/2007).

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plausi e botte

filologicamente corretti

«Non tiri in ballo la pedofilia, Bottiglione! Sennò parliamo dei preti americani! La pedofilia non c’entra nulla con l’omosessualità, ha capito? L’omosessualità è una tendenza sessuale, la pedofilia è un’aberrazione, chiaro?» (on. Vladimir Luxuria, salotto di “Porta a Porta”). Dopo questa osservazione tranchante, mi toccherà buttare nel cesso gli articoli della Cantarella e di Dover sull’omosessualità nel mondo antico. Ci hanno tutti il titolo sbagliato.

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umorismo vaticano

martedì, 11 dicembre 2007
le interviste doppie

Ariel Levi di Gualdo e Ariel Levi di Gualdo.

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plausi e botte

abbiate fede nello cavalcone

Tutti avemo fede… quasi tutti…

Nota. La cosa più divertente è che Enrico Maria Salerno (Zenone, il santone) ricorda tantissimo Fiamma Nirenstein (mutatis mutandis…).

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interventi incivili

lunedì, 10 dicembre 2007
cattolici e postmoderni

Una lettura illuminante dell’ultima enciclica di Benedetto XVI, qui.

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diario scritto di giorno

venerdì, 07 dicembre 2007
per una riscossa laica

Il trucco è vecchio, lo so. Ma, buon Dio, che liberazione.

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laici e laicità

spie (3)

Bimbo’s Initiation” – Sugli schermi dal 1931. 

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gnosticismi

spie (2)

Da un’intervista a Francesco Cossiga, in Gnosis (Rivista italiana d’intelligence), settembre-dicembre 1997:

D. La terminologia utilizzata nel mondo dell’intelligence, ancorché non univoca, ha raggiunto ormai un buon grado di standardizzazione. Può riassumere perciò cosa generalmente si intende con i termini “attività offensiva” e “attività difensiva”, che peraltro, ne richiamano molti altri?

R. Le attività offensive sono quelle destinate a realizzare gli interessi dello Stato a discapito degli interessi degli altri Stati. Ciò può avvenire in modo ordinario, cioè con azioni volte a carpirne i segreti, o non ordinario cioè orientate a deviarne od a influenzarne il processo decisionale. Si parla in proposito ed anzi tali locuzioni sono divenute di uso comune di: a) spionaggio, cioè il procacciamento di informazioni (nell’accezione più generale) coperte da segreto o comunque non divulgate; b) disinformazione, cioè la propagazione di informazioni false a fini devianti; c) intossicazione, cioè la fornitura di false notizie confidenziali; d) influenza, cioè la collocazione di agenti in posizioni delicate al fine di influenzare i processi decisionali diretti o riconducibili ad altri Stati; e) ingerenza, cioè l’acquisizione di posizioni di influenza e di potere o di intervento occulto nella vita politica, sociale ed economica di altro Stato. Le attività difensive sono invece volte a contrastare le attività di spionaggio altrui ed in proposito si parla, non esaustivamente, di contro-spionaggio. Più corretto è infatti parlare di counter-intelligence o contro-informazione perché le varie attività sono volte a contrastare simmetricamente quelle offensive di cui lo spionaggio è, come visto, solo un aspetto, anche se di gran lunga il più noto. Mi preme in proposito fare invece un breve riferimento ad un’ulteriore attività che rientra nell’alveo di quelle difensive: la tutela passiva del segreto cioè l’insieme di disposizioni, misure, procedure ed uffici relative a persone e/o cose predisposte alla tutela del segreto di Stato, la cosiddetta “protective security”.

(fonte: www.sisde.it/sito%5CRivista9.nsf/servnavig/2)

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gnosticismi