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martedì, 29 maggio 2007
exsurge Domine

Il De senectute di Bernanos, buono per questi tempi come il salmo nove:

«L’uomo mediocre in una civiltà superiore non è mai altro che un conformista e un imbecille. Ma l’uomo mediocre in una civiltà mediocre non può essere altro che un disperato. La disperazione dei mediocri sprigiona enormi energie di odio. Noi crediamo volentieri che la disperazione sia l’elemento di certe anime orgogliose, eccezionali. E abbiamo ripugnanza a mostrare la disperazione di esseri che l’egoismo sommario e l’indifferenza ad ogni angoscia metafisica parrebbero dover preservare da un tale male. Oh, senza dubbio essi non hanno coscienza della loro disgrazia, essi non sanno di essere vuoti, di questo vuoto orribile: essi non accusano che la noia, e la noia non potrebbe avere per essi altro rimedio che un’attività senza freno, l’accelerazione del ritmo della vita quotidiana ottenuta a spese di quel poco che loro resta di una vita interiore. Eppure in quest’ultima soltanto troverebbero salvezza.

Disperare dell’uomo e del suo destino quando gli si crede un’anima immortale non è la stessa cosa che disperare di lui quando lo si consideri semplicemente una bestia, adatta a fabbricare meccanismi per conto del futuro termitaio mondiale: non può avere, evidentemente, il medesimo senso. Ma se è vero che esiste un principio spirituale dell’uomo, l’angoscia metafisica non potrebbe essere assente da queste due forme di disperazione. E l’esperienza ci dimostra che nella seconda accade ch’essa si trasformi in odio, ch’essa sviluppi un’enorme disponibilità all’odio. Non ci resta che diventare liberi, o morire. Amico, questo è scritto nell’angoscia della speranza, piangendo ai piedi della croce. Tutta la forza che mi rimane, prodigata, sperperata, gettata a piene mani: questo si chiama agonia. Ma tutto ciò è meno duro che tornare a coricarmi nella cuccia. Patientia pauperum non peribit in aeternum. La speranza, alla sua tensione più alta, finirà per consumarci. Ma la completa privazione è il segno divino che tutto ricomincia.

La vita non reca nessuna disillusione. La vita ha una sola parola e la mantiene. Peggio per coloro che affermano il contrario. Impostori o vigliacchi. Gli uomini, solo gli uomini, in effetti, deludono. Tanto peggio per coloro che si lasciano avvelenare da tale delusione. La loro anima funziona male, la loro anima non elimina le tossine. Quanto a me, gli uomini non mi hanno deluso. E io non mi sono ingannato a mia volta, di più. Ero preparato al peggio, ecco tutto. Quel che vedo innanzitutto nell’uomo è la sua infelicità. Ma l’infelicità umana è la meraviglia dell’universo. Io chiedo solamente all’esperienza – dalla quale non mi sono mai aspettato il dono della saggezza – una pietà più profonda, la quale penetri tanto addentro in me, che la sorgente delle lacrime non possa più inaridirsi. O Dio, a me che non so amare secondo la Tua grazia, non togliere l’umile compassione, il rozzo pane della compassione che noi peccatori possiamo spezzare insieme, seduti sul ciglio della strada, in silenzio, al modo dei vecchi poveri» (Georges Bernanos, da Ultimi scritti politici, trad. it. Brescia 1964).

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