«Siate cambiavalute esperti» (agraphon citato in Clemente Alessandrino, Stromata I,28,177,2)
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«Austeritas, secundum quod est virtus, non excludit omnes delectationes, sed superfluas et inordinatas. Unde videtur pertinere ad affabilitatem, quam Philosophus “amicitiam” nominat, vel ad eutrapeliam, sive iucunditatem»
(S. Th. II-II, q. 168, a. 4, ad 3m)
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Marsilio ha finalmente ripubblicato
le Note sul cinematografo di Robert Bresson.
Grazie a un commento anonimo apparso nel blog wXre, ho scovato queste notevoli “confessioni” del teologo gesuita Xavier Tilliette, che consiglio vivamente di leggere. Eccone alcuni passaggi particolarmente significativi, riguardanti la crisi interna dell’Ordine e le sue cause (sono riflessioni che potrebbero adattarsi benissimo a tante altre situazioni, all’interno della Chiesa d’oggi):
«Ho reagito molto male al cambiamento e alle sue conseguenze funeste, frutto della secolarizzazione, di cui il Padre de Lubac fustigava le malefatte. Mi ero persuaso che i gesuiti, con la loro formazione e la loro esperienza, avessero i nervi abbastanza solidi per resistere allo smantellamento. Non è stato così e noi abbiamo seguito, e talvolta precorso, il comportamento del clero diocesano e degli altri ordini: la declericalizzazione, l’abbandono dell’abito religioso. Se lo spirito è stato salvato spesso, la lettera è largamente sparita. I segni esterni di religione sono scomparsi, come la clausura e la campana, gli abiti e il decoro. Il refettorio, questo luogo dell’unanimità e della comunione, somiglia ad una mensa di fabbrica, si va alla comunione con le braccia penzoloni o dietro la schiena, con un passo trascurato che non manifesta una vita interiore molto intensa.
Così, una dura prova è stata inflitta alla mia generazione, alla precedente e alla successiva. Esse non si riconoscono più nello stile di vita che si è imposto, cioè l’eliminazione di tutti i segni di vita religiosa, il che equivale a un lassismo generalizzato. L’esistenza è fatta di piccoli dettagli, di abitudini inveterate. Abbiamo eliminato tutto ciò, ed il cambiamento ha significato soppressione o permissivismo. Evidentemente nessun Benedicite, non un segno di croce. Un anziano che non aveva peli sulla lingua diceva della sua residenza: è l’Abbazia di Thélème [Riferimento al Gargantua di Rabelais: era un’abbazia in cui l’unica regola era: “Fa’ ciò che vuoi”. N.d.T.]!
La vita religiosa si è trincerata nella sfera privata. Ma chi conosce il tasso di frequentazione delle messe celebrate, delle confessioni, degli esercizi annuali? I superiori che curano innanzitutto la pace per l’assenza di costrizioni, sono ciechi, ciechi che guidano altri ciechi. Si sono inventati dei processi di sostituzione della Regola, come le riunioni di comunità, le condivisioni, le deliberazioni comunitarie. Procedure destinate all’insuccesso, e del resto quasi nate morte (…).
L’avvenire dei gesuiti, in Francia e altrove, è buio e non c’è molto ricambio.
(Il testo integrale, in formato pdf, si può leggere qui).
Fino all’ultimo respiro. È la lezione di Aleksandr Solženicyn, secondo questo toccante ricordo del grande scrittore, firmato da Giuseppe Ghini.
Ora, mentre quella sinistra parodia del cattolicesimo che è sempre stata la comunione anglicana svela lentamente il suo volto…
Tg4 di oggi. La conduttrice domanda: «Di chi è la colpa del tragico incidente sull’autostrada Venezia-Trieste?». Risponde il Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture: «Non diamo la colpa ai Tir: essi trasportano le merci di cui noi tutti abbiamo bisogno. Piuttosto, andrebbero potenziate le autostrade».
Due libri imperdibili, la cui pubblicazione m’era sfuggita:
Étienne GILSON, Giovanni Duns Scoto, con un saggio introduttivo di C. Marabelli, Jaca Book, Milano 2008, pp. LVI-732, euro 98: «Lo scozzese Giovanni Duns Scoto (1265-1308), contemporaneo di Dante Alighieri, figura tra i più conosciuti pensatori del medioevo. Divenuto francescano, si formò a Oxford e a Parigi e vi insegnò la teologia commentando ripetutamente il libro delle Sentenze del Lombardo. Operò un trentennio dopo la morte di Tommaso d’Aquino, risentendo del clima profondamente mutato a partire dalle condanne parigine e oxoniensi del 1277. Pensatore difficile, che meritò di essere chiamato il Dottor Sottile. Dopo un periodo di incertezze, il suo credito crebbe presso i teologi dell’ordine di san Francesco, dando origine, al pari di san Tommaso, a una vera e propria scuola scotista che attraversò i secoli. Étienne Gilson (1884-1978), il grande storico della filosofia medievale, non poté non incontrarlo di continuo nel corso della sua longeva vita di studi, ma il suo interesse si concretizzò in una monografia tutta dedicatagli solo molto tardi. Ma essa non è tuttavia solo il confluire degli sforzi di quasi un quarantennio di dedizione al Dottor Sottile. Gilson confessa che questi sforzi in realtà non fu possibile fonderli insieme, anzi gli insegnarono come fossero possibili libri differenti su Duns Scoto. Sicuramente le letture che il celebre storico ne aveva fatto nel corso degli anni non corrispondevano a quella degli “scotisti”, da cui non manca di prendere le distanze e di farle prendere alla sua considerazione di Scoto. Il suo Duns Scoto allora tenta “il solo punto di vista che potevamo ancora tentare”: “l’assenza di ogni punto di vista”. Nel tentativo di superare i preconcetti, propri e altrui, lo storico si fa lettore che riflette principalmente sui Commenti di Duns Scoto a Pier Lombardo, “senza altra preoccupazione se non quella di comprendere”, rileggendolo “penna alla mano”. Questo libro pertanto è ascolto prolungato, per lettori pazienti».
Alessandro GNOCCHI – Mario PALMARO, Giovannino Guareschi. C’era una volta il padre di don Camillo e Peppone, Piemme, Milano 2008, pp. 255, euro 14,50: «Questa è la storia di un uomo libero. Un uomo talmente libero da servire il re anche quando il re regnava a mezzo servizio. Un uomo talmente libero da evitare come la peste i salotti della cultura nazionale e d’importazione. Un uomo talmente libero da scrivere sempre e solo per i suoi lettori e non per i critici letterari. Un uomo talmente libero da obbedire solo alla propria coscienza, la quale obbediva solo al Padre Eterno. Un uomo talmente libero che un bel giorno, per continuare a essere libero, prese la strada della prigione. Giovanni Guareschi lo ricordiamo per aver dato vita alle figure di Don Camillo, parroco della Bassa emiliana capace di un colloquio diretto con il Cristo dell'altar maggiore, spinto schietto al limite della scontrosità, sempre pronto a dar battaglia a Peppone, il sindaco comunista, il nemico-amico per eccellenza, ingaggiando irresistibili scontri che hanno conquistato milioni di lettori in più generazioni. Il papà di Don Camillo, dunque. Eppure Guareschi non è solo questo: giornalista, disegnatore, umorista, scrittore fecondo, fu corteggiato dalle diverse parti politiche nel corso di oltre trent'anni di storia d'Italia, difendendo sempre e comunque la propria autonomia e libertà d'espressione. Contrario a legami troppo forti con il potere, riuscì ad alienarsi in seguito anche le simpatie della DC, fino alla polemica con De Gasperi. Trascurato dalla politica e dalle autorità, non fu però dimenticato dai fedeli lettori».

È scomparso ieri, all’età di 89 anni, lo scrittore e dissidente russo Aleksandr Solženicyn (o Solgenitsin). Un uomo libero. Ci mancherà.
Avvenire, domenica 27 luglio 2008, da un’intervista al Card. C.M. Martini: «Non vi è mai stato nella storia della Chiesa un periodo così felice come il nostro. La nostra Chiesa conosce la sua più grande diffusione geografica e culturale e si trova sostanzialmente unita nella fede, con l’eccezione dei tradizionalisti di Lefebvre».
«La natura così com’è descritta dai nostri scienziati è davvero un artefatto costruito in collaborazione con un Essere sufficientemente complesso da prendere in giro e forse punire i materialisti, rispondendo loro in un modo ancor più rozzamente materialistico» (Paul K. Feyerabend, Conquista dell’abbondanza. Storie dello scontro fra astrazione e ricchezza dell’Essere, cur. B. Terpstra, Raffaello Cortina Editore, Milano 2002, p. 292).
[Colgo l’occasione per rispondere a quel lettore che, tempo addietro, mi chiedeva se fosse stato tradotto in italiano il carteggio tra Feyerabend e Imre Lakatos: sì, nel 1995, col titolo Sull’orlo della scienza, sempre presso lo stesso editore.]
Un articolo di Armando Torno, apparso il 28 giugno scorso sulle pagine del “Corriere della sera”, fa il punto sui clamorosi ritardi dell’Italia nelle pubblicazioni dell’opera omnia petrarchesca, e in particolare del Petrarca latino:
«In Italia sono disponibili poco più di 300 titoli “di e su” Petrarca. Tantissime edizioni del Canzoniere, annali, studi: si trova un po’ di tutto cercando con pazienza in rete, persino audiolibri. Mancano però le sue opere complete, a meno che si voglia leggerle su Cd-rom (realizzato dalla Lexis avvalendosi anche delle stampe cinquecentesche di Basilea), così come non si trova il poema Africa.
L’edizione nazionale è ferma al 1964, ma case editrici quali Le Lettere – con la collana “Petrarca del centenario” – o Aragno stanno dedicando parte del loro catalogo agli scritti del sommo poeta e umanista. Diremo inoltre che la ricordata serie della fiorentina Le Lettere, nella menzionata collana avviata nel 2004, rappresenta quanto di meglio circola da noi per cinque opere petrarchesche (sette i libri pubblicati), alle quali vanno aggiunti due di postille. Figurano nel sito anche l’anastatica dell’Africa (edizione del 1926) e delle lettere Familiari (del 1942), ma entrambe sono dichiarate esaurite.
Ora, chi volesse un’edizione dell’Africa, il cui argomento è preso dalle guerre puniche e alla quale Petrarca lavorò a lungo senza mai completarla, credendo di affidare ad essa la sua fama, potrebbe trovarne addirittura due in una libreria o in un sito francesi: quella curata da Rebecca Lenoir per l’editore Millon (che non ha suscitato entusiasmi); e i primi cinque libri del poema, con testo critico e traduzione, nella cura di uno dei maestri della Sorbona, Pierre Laurens. Quest’ultima è uscita nella collana “Les Classiques de l’Humanisme” della parigina Les Belles Lettres. L’opera sarà completa nel volgere di qualche mese e ci sono già le bozze.
A questa va aggiunta un’altra notizia: mentre da noi prosegue il “Petrarca del centenario” (Giuseppe Frasso della Cattolica di Milano ci ha confidato, tra l’altro, che qui uscirà presto il Canzoniere, da lui curato con Rosanna Bettarini) i francesi hanno intenzione di intensificare le pubblicazioni. Lo scopo è chiaro: diventare un nuovo punto di riferimento, grazie all’eventuale messa in rete. Non realizzano edizioni collazionando tutti i codici, ma offrono testi critici (Belles Lettres) e comunque utili (Millon). Proprio Millon ha ormai in catalogo le opere filosofiche: 9 titoli, tra i quali l’importante De remediis (l’anima movens di questa iniziativa è Christophe Carraud); alle Belles Lettres si parla di “tutto Petrarca”, anche se per ora ci sono 10 volumi con tre opere, ma stanno per completarsi la ricordata Africa e le fondamentali lettere Senili (di esse mancava un’edizione integrale moderna).
Per tal motivo abbiamo incontrato Pierre Laurens, cercando di conoscerne i progetti e le prospettive. Ci ha dato appuntamento a Versailles, alla Galerie des Glaces. Con la moglie Florence stava decifrando alcune iscrizioni latine scoperte sotto le pitture di Le Brun e coperte da due strati di altre scritte in francese, alla composizione delle quali parteciparono anche Boileau e Racine. Non ci soffermeremo sui frammenti emersi dal restauro, legati alla grandezza di Luigi XIV, anche se il professore innamorato della poesia li considera il primo documento della querelle tra antichi e moderni. Il nostro incontro era per Petrarca e le pubblicazioni delle sue opere.
Laurens ci conferma che a Parigi le uscite si intensificheranno, in modo da realizzare “tutto Petrarca” per la prima volta nella storia. Parla dell’Africa, da lui tradotta in versi alessandrini liberi, alla quale ha premesso un saggio di 150 pagine. Si lascia scappare un giudizio: “Poesia pura, levigata come una statua di marmo”. Prosegue: “Da molto tempo il poema attendeva una vera edizione, giacché quella di Nicola Festa del 1926 fu terminata in fretta, forse a causa di pressioni politiche”. Quasi sicuramente il primo fascismo ci mise lo zampino e il curatore si comportò come ognuno di noi può immaginare.
Ma il professore non si sofferma più del dovuto su questi dettagli e riprende: “Devo ringraziare il magistrale lavoro fatto da Vincenzo Fera che ha scoperto l’ultimo autografo del poema nel codice Laurentianus Acquisti e Doni 441. I suoi studi del 1980 e
Già, Fenzi. Qualcuno lo ricorda come militante della lotta armata, ma è soprattutto un eccellente conoscitore di umanisti. Suo è l’importante saggio Lo stato presente delle edizioni di Petrarca (uscito sul “Bollettino di italianistica”, n. 2, 2006) nel quale denunciava “i tempi biblici” nonché “i ripetuti abbandoni (una storia davvero impressionante) che caratterizzano la storia delle edizioni di Petrarca”. Tanto da augurare – lo fa citando Francesco Bausi, uno dei curatori dell’edizione del centenario – un modello che “si rifaccia alla collana I Tatti Renaissance Library”, pubblicata dalla Harvard University.
E qui si apre uno scenario più vasto. Laurens ci fa notare che lo spirito pragmatico della collana “I Tatti”, se non minaccia per ora le edizioni di Petrarca, potrebbe diventare nel volgere di brevissimo tempo l’altro riferimento internazionale per i testi degli umanisti italiani. Senza eccessive preoccupazioni filologiche, tali volumi cercano di dare alle stampe (e poi eventualmente alla rete) il testo più sicuro oggi a disposizione, evitando lungaggini per scovare varianti che porterebbero – nota ancora Fenzi – “minime modifiche (o addirittura nessuna) al testo già edito”.
Che dire? Facciamo parlare i nomi. I testi degli umanisti italiani costituiscono ormai un riferimento nel catalogo di Harvard. Ne “I Tatti” ci sono opere di Alberti, Bembo, Boccaccio, Leonardo Bruni, Marsilio Ficino, Giannozzo Manetti, Poliziano, Pontano, Lorenzo Valla, Maffeo Vegio e altre si annunciano per l’autunno, introvabili in Italia. C’è una sola opera di Petrarca, per fortuna: se incominciassero anche con lui, sarebbe persa la partita.
A Parigi, per completare il quadro, nella collana curata da Laurens sono apparsi 29 titoli: Pietro Martire d’Anghiera, Flavio Biondo, Girolamo Mercuriale, Agostino Nifo, Albertino Mussato, Poliziano, Marsilio Ficino, Poggio Bracciolini, Leon Battista Alberti (del quale si annunciano le opere complete) e Petrarca.
Morale: non è nostra intenzione entrare in polemica, né elogiare case come le Edizioni di Storia e Letteratura o Antenore che mantengono un catalogo di qualità con questo genere di testi, ma far presente una situazione che, grazie anche a Internet, è cambiata rispetto al tempo che fu. Gli umanisti, Petrarca in particolare, sono un nostro patrimonio. Se oltralpe fanno edizioni di italiani basandosi su studi italiani e qualche volta facendoli curare addirittura da italiani, forse gli italiani potrebbero fare qualcosa di più».
(Fonte: “Corriere della sera”, 28 giugno 2008)
Dal sito ZENIT:
Intervista allo scrittore Joseph Pearce
di Carrie Gress
NAPLES, Florida (USA), lunedì, 14 luglio 2008. - William Shakespeare era cattolico? Secondo lo scrittore Joseph Pearce vi è una serie di elementi che porterebbe a rispondere affermativamente. In questa intervista rilasciata a ZENIT, Pearce parla del suo ultimo libro, “The Quest for Shakespeare: The Bard of Avon and the Church of Rome” (ed. Ignatius Press), in cui ripropone elementi della vita delle opere di Shakespeare, che ne dimostrerebbero la fede cattolica.
Il libro “Shadowplay: The Hidden Beliefs and Coded Politics of Shakespeare” di Clare Asquith è noto soprattutto per aver avanzato l’ipotesi che William Shakespeare fosse cattolico. Vi sono stati altri nella storia che hanno sostenuto la stessa idea?
Pearce: Esiste una schiera di illustri studiosi di Shakespeare che sono arrivati alla conclusione che il Poeta era cattolico. Dopo il lavoro pionieristico di Richard Simpson del XIX secolo, la convinzione che Shakespeare fosse un credente cattolico ha ricevuto conferme dal successivo lavoro investigativo accademico degli studiosi. Tra questi ultimi figurano il padre gesuita Herbert Thurston, Mutschmann e Wentersdorf, John Henry de Groot, Ian Wilson, un altro gesuita, padre Peter Milward, Hildegard Hammerschmidt-Hummel e ovviamente la citata Clare Asquith.
Come mai questo elemento della vita di Shakesperare è passato così inosservato agli occhi di tanti studiosi, che lo hanno definito al di sopra della religione, di una sorta di umanesimo laico o di un ateismo illuminato?
Pearce: Negli ultimi anni anche gli studiosi sono stati costretti a prendere atto del crescente numero di elementi di prova che dimostrerebbero la cattolicità di Shakesperare, anche se molti rimangono in un ostinato rifiuto.
Il motivo per cui la fede cattolica di Shakesperare è rimasta nascosta è ascrivibile ad una combinazione di fattori. Anzitutto il fatto che il cattolicesimo, ai tempi di Shakespeare, era fuori legge. Per questo motivo tutti i cattolici dovevano mantenere segreta la loro fede.
Il secondo motivo per cui la cattolicità del poeta è rimasta largamente ignota nei due secoli successivi alla sua morte è dovuto alla tendenza anticattolica del mondo intellettuale di quel periodo. In terzo luogo, gran parte degli elementi inconfutabili non sono venuti alla luce o non sono stati correttamente intesi se non fino a poco tempo fa.
Infine, l’idea che Shakespeare fosse un umanista laico o un ateista è dovuta ad un’interpretazione soggettiva da parte di critici laici(sti) che hanno voluto vedere riflessi, nelle sue opere, i loro pregiudizi personali. Queste letture erronee sono state sconfessate dall’evidenza storica, che dimostra che Shakespeare fosse un cattolico credente.
Da britannico cattolico, quali elementi di novità è riuscito a raccogliere su ciò che ha definito il puzzle della vita cattolica di Shakespeare?
Pearce: Ritengo che la mia posizione di cattolico britannico mi abbia aiutato molto nella ricerca sul carattere cattolico di Shakespeare. Conosco la storia del mio Paese e mi sono sentito molto “a casa” nel periodo di Elisabetta I e di Giacomo V, che è oggetto del mio libro.
Il valore principale del mio libro è che esso raccoglie un gran numero di prove, nelle pagine di un unico volume. Prima della mia pubblicazione di “The Quest for Shakespeare” era necessario leggere separatamente numerose opere per poter assemblare insieme tutti i pezzi del puzzle. Ora tutti i pezzi sono disponibili in un unica fonte.
Per quanto riguarda gli elementi di novità, credo che il mio libro offra una visione inedita dei fatti. Forse la più evidente differenza fra il mio lavoro e quello della gran parte degli altri studiosi sul carattere cattolico di Shakespeare è la tesi in cui sostengo che egli era considerato un cattolico “sicuro” dalla regina Elisabetta e dal re Giacomo e che la sua cattolicità non era ignota ma era tollerata dalle autorità.
Quali elementi di cattolicità è possibile trovare nella sua famiglia?
Pearce: Che la famiglia di Shakespeare fosse devotamente cattolica e praticante è ampiamente dimostrabile. La famiglia della madre era una delle famiglie cattoliche più note in Inghilterra, e diverse cugine di Shakespeare erano state giustiziate per il loro coinvolgimento nei cosiddetti complotti cattolici. Il padre di Shakespeare era stato multato in quanto cattolico e così anche la sorella Susanna. Anche la scoperta di un testamento spirituale firmato dal padre di Shakespeare conferma inequivocabilmente la sua fede cattolica.
L’accoglienza delle sue opere presso la corte della regina Elisabetta non è prova che egli avesse abbracciato la religione di Stato anglicana?
Pearce: Molti noti cattolici, considerati “sicuri” dalla regina, avevano accesso alla corte. Tra questi vi sono William Byrd, il compositore di corte, che era un noto cattolico, e il Conte di Southampton, benefattore di Shakespeare, che era tra i favoriti della Regina nonostante fosse cattolico. Il fatto, quindi, che le opere di Shakespeare fossero recitate per
Lei sostiene che la vita di Shakespeare oscillava costantemente fra convenienza e convinzione. Cosa intende dire? È un aspetto che emerge anche nelle sue opere?
Pearce: La tensione di questa “oscillazione” in cui Shakespeare cercava di esprimere le sue convinzioni senza rischiare di trovarsi incriminato emerge con evidenza nella tensione intrinseca delle sue opere. Sebbene il carattere cattolico sia evidente, esso viene sempre espresso in modo circospetto. E proprio questo elemento di circospezione e ambiguità è il motivo di una così frequente diversa interpretazione da parte della critica laica. Il cattolicesimo, quindi, è certamente presente nelle sue opere, ma solo una lettura autenticamente critica potrà portare alla luce l’intera ricchezza della morale cattolica di cui sono intrise.
(Fonte: Zenit)
Ecco alcune novità editoriali dell’ultimo semestre: ovvio che, sul comodino, tutti questi libri non ci possano stare. Sotto l’ombrellone, probabilmente, soltanto qualcuno. Ma il miglior consiglio che si può dare è sempre quello di leggere poco, cercando parole e pensieri che resistano all’usura del tempo.
Francesco AGNOLI, Dio questo sconosciuto. Riflessioni su scienza, storia e morale, SugarCo, Milano 2008, pp. 262, euro 18. Dalla presentazione dell’Autore: «Nell’epoca del decadentismo, dell’umanità smarrita dietro mille fantasmi, illusioni e disillusioni, può sembrare una battaglia persa quella di chi rintraccia nella scienza, nella storia, nella morale, nell’educazione, testimonianze di significato, di senso, di verità. Riesumando vicende, fatti, idee spesso volutamente seppelliti, dimenticati, oscurati dalla cultura dominante. Riscoprendo la storia, la vita, le vicende di uomini come Grossatesta, Copernico, Galilei, Giordano Bruno, Darwin, Wallace, Pasteur, Carrel, Zola, Crick ecc., con le loro convinzioni sulla fede, su Dio, sui miracoli, e su tutto ciò che vi è di più alto e di più essenziale per l’uomo. Mi è parso di capire, alla luce della ragione, che il Mistero dell’esser nostro offre degli spiragli, delle smagliature nella rete, come avrebbe detto Eugenio Montale, nei quali l’uomo che vuole cercare con purezza di cuore può intrufolarsi, per decifrare qualcosa, per intuire, per alzare almeno in parte il velo dietro cui sembra nascondersi la bellezza ineffabile della Verità e del Bene».
BENEDETTO XVI (Joseph RATZINGER), Paolo. L’apostolo delle genti, San Paolo 2008, pp. 112, euro 10. Il libro raccoglie alcuni testi del Papa dedicati alla figura di Paolo – il discorso per l’indizione dell’Anno paolino, un profilo dell’apostolo e una sintesi del suo insegnamento – e costituisce una guida preziosa e accessibile a tutti per la conoscenza del pensiero di questo grande protagonista delle origini cristiane.
Giacomo BIFFI, Colpa e libertà nell’odierna condizione umana, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2007, pp. 330, euro 20. «L’uomo è da solo incapace a sottrarsi alla soverchiante prepotenza del male e della colpa. Ma allo stesso tempo la sua natura lo rende un essere libero di fronte alle forze del male. È questa non solo un’esperienza comune a ogni persona che voglia riflettere sulla propria vicenda terrestre, ma è anche un problema appassionatamente umano. Il cardinal Biffi dipana questo problema esistenziale presentandoci l’unità concreta del disegno salvifico di Dio. L’uomo modellato su questo disegno è quello sanato ed elevato dalla grazia liberatrice e redentrice di Cristo, è quello che in forza della comunione con il suo Signore morto e risorto diventa dominatore invincibile del male e del maligno e partecipa della missione di salvezza».
Gilbert K. CHESTERTON, Eugenetica e altri malanni, Cantagalli, Siena 2008, pp. 344, euro 22. «In occasione dell’odierno dibattito sull’aborto e sull’embrione, viene pubblicata la prima traduzione italiana dell’inedito chestertoniano “Eugenetica e altri malanni”. Con pennellate di cruda ironia Chesteron si fa beffa dello scientismo e dell’arroganza con cui si pretende di manipolare gli esseri umani, e di trattarli alla stessa stregua di oggetti».
Cornelio FABRO, La crisi della ragione nel mondo moderno, cur. M. Nardone, Forum, Udine 2007, pp. 120, euro 22,50. «Il volume raccoglie un testo inedito di Cornelio Fabro, uno dei maggiori filosofi del Novecento. Destinato agli studenti dei suoi corsi universitari, esso rappresenta un’introduzione piana ad alcuni problemi essenziali della filosofia. Il lavoro conserva piena attualità non solamente per l’approfondimento del suo pensiero, ma anche per la comprensione di una questione fondamentale del nostro tempo».
Joseph A. FITZMYER, Paolo. Vita, lettere, teologia, Queriniana, Brescia 2008, pp. 256, euro 20. «Le più aggiornate conoscenze sull’apostolo delle genti e sulle origini del cristianesimo, elaborate con rigore esegetico e offerte in un linguaggio chiaro e preciso ad un vasto pubblico».
Carlo GAMBESCIA, Viaggio al termine dell’Occidente. Nichilismo, sociologismo e americanismo nella critica di Augusto Del Noce, Settimo Sigillo, Roma 2007, pp. 134, euro 15. Da una recensione di Giovanni Sessa: «Una documentata, originale e interessante analisi della filosofia di Augusto Del Noce, massimo pensatore cattolico italiano del Novecento, sulla cui opera pare essere calato, negli ultimi anni, un silenzio immeritato. Infatti, come si deduce dalla lettura del testo di Gambescia, da Del Noce è possibile trarre non solo categorie interpretative relative alla storia del secolo appena trascorso, ma anche stimoli per la comprensione della contemporaneità. Il titolo del libro, d’impronta céliniana, è volutamente forte. Da un lato rinvia alla matrice ermeneutica di cui l’autore, prevalentemente, si serve, quella delle correnti filosofiche e sociologiche antiutilitariste, e, dall’altro, mette in luce come questa monografia sia su e con Del Noce, ma miri, al contempo, oltre Del Noce».
Fausto GIANFREDA, Il Dibattito sulla “Natura pura”. Tra H. De Lubac e K. Rahner, Pazzini, Rimini 2007, pp. 153, euro 10. Il volume riassume agilmente il dibattito novecentesco intorno all’idea di “natura pura” (e quindi del rapporto fra natura umana e grazia divina), in particolare attraverso un confronto fra le opposte posizioni di Henri De Lubac e di Karl Rahner. Tra gli autori esaminati figurano anche H.U. von Balthasar, A.-M. Léonard, L.Malevez e C. Ruini.
Étienne GILSON – Augusto DEL NOCE, Caro collega ed amico. Lettere, Cantagalli, Siena 2008, pp. 168, euro 18,50. «La pubblicazione del carteggio (1964-1969) tra Etienne Gilson e Augusto Del Noce è un documento di rilievo per il dialogo fecondo che si instaura tra due grandi del pensiero moderno, in merito alla interpretazione delle problematiche filosofiche più dibattute in quel tempo. Dall’epistolario emerge un confronto serrato che a tratti sembra portare i due filosofi a punti di divergenza insanabile - che in realtà celano una seria analisi delle reciproche teorie - e a tratti invece evidenzia una piena condivisione dei temi affrontati. Oltre ad argomenti filosofici, nelle lettere emerge una partecipazione passionale e viva alla stagione post-conciliare, ma soprattutto un rapporto di reciproca stima e di amicizia che accomuna i due grandi filosofi nella ricerca della verità».
Ivan ILLICH, Pervertimento del cristianesimo. Conversazioni con David Cayley su Vangelo, chiesa, modernità, cur. F. Milana, Quodlibet, Macerata 2008, pp. 154, euro 18. «Questo volume presenta il testo di una trasmissione radiofonoca realizzata da David Cayley per la canadese CBC, sulla base delle conversazioni con Ivan Illich da lui registrate tra il 1997 e il
Dan JAFFÉ, Il Talmud e le origini ebraiche del cristianesimo, Jaca Book, Milano 2008, pp. 229, euro 32. «La letteratura talmudica è relativamente poco conosciuta nel nostro paese. Eppure lo studio dei rapporti tra il giudaismo rabbinico e il cristianesimo primitivo è particolarmente interessante per comprendere le origini religiose del mondo occidentale, la cui civiltà viene oggi così spesso definita “giudaico-cristiana”. Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C., il giudaismo ha conosciuto dei mutamenti profondi e travagliati. Gli autori del Talmud, si sono confrontati con altri ebrei, in particolare con quelli che seguivano gli insegnamenti di Gesù, con Gesù stesso e con Paolo di Tarso. Le vicende di questo incontro costituiscono l’oggetto di questo volume».
Albert B. LORD, Il cantore di storie, Argo, Roma 20082, p. 444, euro 30. «La seconda edizione di questo grande “classico” dell’oral poetry theory ha il merito di attualizzare il testo attraverso una puntuale introduzione e un ricco corredo bibliografico. Al volume è accluso un cd, con alcune tra le più significative testimonianze della Collezione Parry: le registrazioni dei versi cantati e delle conversazioni coi cantori che compaiono nel testo; il film girato da Milman Parry, che riproduce un’esecuzione di Avdo Mededovic, l’“Omero jugoslavo”; una scelta delle trascrizioni musicali realizzate da Béla Bartók; le fotografie scattate da Parry nel corso della propria ricerca sulle tradizioni orali in Jugoslavia negli anni 1933-1935».
Leonardo LUGARESI, Il teatro di Dio. Il problema degli spettacoli nel cristianesimo antico (II-IV secolo), Morcelliana, Brescia 2008, pp. 896, euro 40. «Attraverso una serrata indagine condotta su un’ampia mole di testi della cultura pagana e cristiana, da Platone ad Agostino e Giovanni Crisostomo, questo libro propone un’interpretazione nuova del problema e fa riemergere dall’antichità cristiana i tratti di un affascinante sistema di pensiero, capace di riflettere con grande profondità sulla struttura della rappresentazione, sull’ambiguo rapporto tra verità e finzione che in essa si instaura, sulla relazione tra spettatore e attore, ma anche sulla valenza metaforica del teatro interiore e di quello cosmico. Un pensiero che, in definitiva, ha qualcosa da dire sulla stessa identità cristiana e sulla natura essenzialmente antispettacolare del dramma di cui Dio e l’uomo sono protagonisti nell’evento della salvezza. Un pensiero a volte sconcertante ma dagli esiti sorprendentemente moderni, con cui gli uomini del nostro tempo, immersi nella “società dello spettacolo”, possono vivere un prezioso confronto».
Bruce J. MALINA, Nuovo Testamento e antropologia culturale, Paideia, Brescia 2008, pp. 272, euro 28,10. «L’opera di Bruce J. Malina si fa apprezzare per la chiarezza dell’esposizione con cui vengono illustrate le caratteristiche antropologiche della cultura mediterranea antica, in cui videro la luce gli scritti del Nuovo Testamento. I valori cardinali della cultura mediterranea nell’antichità, la psicologia sociale e l’orizzonte conoscitivo delle figure che intervengono nel Nuovo Testamento, la conformazione sociale in piccoli gruppi, le regole matrimoniali e le norme di purità che strutturavano la vita quotidiana della Palestina del primo secolo, sono considerati per la spiegazione che possono fornire della vicenda di Gesù e della storia dei gruppi dei suoi seguaci».
Bernard McGINN, Storia della mistica cristiana in Occidente, vol. III, La fioritura della mistica (1200-1350), Marietti, Genova 2008, pp. 544, euro 80. «L’inizio del XIII secolo segna un punto di svolta decisivo nella storia della mistica cristiana: nuove forme di vita religiosa, ispirate all’ideale della vita apostolica dei primi cristiani, contribuiscono alla nascita e allo sviluppo di una “nuova mistica” che non ha cessato di influenzare la spiritualità cristiana sino ad oggi. In questo terzo volume della sua opera, Bernard McGinn illustra la piena fioritura di questa nuova religiosità, attraverso l’analisi del dialogo spirituale intrecciato tra le donne e gli uomini vissuti nel Duecento e nel primo Trecento».
Flannery O’CONNOR, Il cielo è dei violenti, Einaudi, Torino 2008, pp. XI-202, euro 17. «“Sapeva di avere la stoffa dei fanatici e dei pazzi, e di esser sfuggito al suo destino quasi con la sola forza di volontà. Si teneva ritto su una linea sottilissima, tra la pazzia e il vuoto”. Una fede ossessiva, fanatica e violenta e una ragione arida e repressa, “spazio nudo e lindo come la cella di un manicomio”. Ecco la pazzia e il vuoto entro cui i tre personaggi di questo libro muovono passi estremi, inquieti, disperati: un vecchio eremita dei boschi, folle profeta fondamentalista; suo nipote, un insegnante che si rifugia nel rigido autocontrollo della ragione; e il giovane Tarwater, al bivio tra l’una e l’altra strada, spinto irresistibilmente verso l’eccesso della fede».
Guido PIOVENE, Viaggio in Italia, Baldini Castaldi Dalai, Milano 2007, pp. 917, euro 6,90. «Cominciò da Bolzano il viaggio in Italia di Guido Piovene, e proseguì regione dopo regione, città dopo città, fino a coprire ogni landa, anche la più dimenticata. Durò tre anni buoni. Un’impresa senza precedenti, dalla quale scaturì un libro senza precedenti, scrupoloso come un censimento, fedele come una fotografia, circostanziato come un atto d’accusa. L’Italia che Piovene visitò e descrisse è quella degli anni Cinquanta, tra ricostruzione e boom economico, e che dovrebbe apparire, a uno sguardo contemporaneo, antica e lontana. Ma non è così. Piovene riesce, come un antropologo, a far emergere dal suo viaggio il carattere nazionale, quello immutabile, che resiste alle mode e ai rovesci della storia».
Marie-Dominique RICHARD, L’insegnamento orale di Platone, pref. P. Hadot, Bompiani, Milano 2008, pp. 512, euro 26. «Per la prima volta in traduzione italiana il volume di Marie-Dominique Richard sulle dottrine non scritte di Platone, in cui sono raccolte tutte le testimonianze della tradizione indiretta che attestano l’esistenza di dottrine orali di Platone, non rintracciabili nei dialoghi se non per allusione, sui principi primi e supremi della realtà. Si tratta della raccolta più rigorosa dal punto di vista filologico delle testimonianze antiche sulle dottrine non scritte, composta sulla scia dei “Testimonia Platonica” di Konrad Gaiser».
Massimo RIZZI, Per un discernimento cristiano dell’Islam. Cenni di storia e analisi di alcune letture contemporanee, Marietti, Genova 2008, pp. 208, euro 18. Dalla prefazione di Piero Coda: «Non c’è davvero bisogno di spendere parole sull’attualità e la pertinenza del tema che è oggetto del presente saggio. L’ingente questione rappresentata da quel complesso e variegato fenomeno che è l’Islam, come tradizione religiosa e come realtà sociale e culturale, da sé esibisce infatti la sua portata: sia sotto il profilo della vicenda storica sia sotto il profilo della sua incidenza sull’assetto presente e con ogni probabilità futuro della famiglia umana. La coscienza cristiana in primis, dopo secoli di una più o meno relativa quiescenza, si ritrova oggi decisamente interpellata su questo fronte».
Giuseppe TANZELLA NITTI, Filosofia e rivelazione. Attese della ragione, sorprese dell’annuncio cristiano, San Paolo, Cinisello Balsamo 2008, pp. 256, euro 20. «Dopo aver esaminato in prospettiva storica come la ragione cerchi risposte alle domande ultime dell’esistenza legandole al problema di Dio, secondo un interrogare che è, quasi inseparabilmente, filosofico e religioso, l’autore esamina la critica della ragione scientifico-filosofica alla possibilità di un discorso su Dio e alle modalità con cui si cercano risposte agli interrogativi sul senso dell’essere e della libertà».
Dag TESSORE, La donna cristiana secondo l’insegnamento della tradizione apostolica, Il Leone Verde, 2007, pp. 460, euro 30. «La parità di diritti tra i due sessi, la libertà della donna di lavorare fuori casa e di vestirsi come vuole sono dati ormai del tutto scontati e indiscussi, talmente radicati da escludere qualsiasi voce di dissenso. A pensarla diversamente possono essere solo gli ambienti del fondamentalismo islamico “fanatico”; oppure possono essere i Padri della Chiesa che, come si ritiene oggi, non avevano ancora sviluppato la consapevolezza della vera dignità della donna. Ebbene, questo libro si presenta come una voce di dissenso, anzi come un totale ribaltamento di prospettiva: non più dare per scontato che l’emancipazione femminile sia una conquista della civiltà, bensì ripensare la questione, tornando ad ascoltare la voce proprio di coloro (i Padri della Chiesa) che furono i più tenaci sostenitori della concezione patriarcale: si propone cioè di capire le ragioni di chi non la pensa come noi. Si offre al lettore la possibilità di accostarsi alla presunta “misoginia” dei Padri non con i soliti schemi mentali di oggi, per i quali “sottomissione”, “clausura”, “velo”, “obbedienza al marito” sono cose necessariamente negative, ma con uno spirito di umiltà e rispetto».
Alessandro ZACCURI, In terra sconsacrata. Perché l’immaginario è ancora cristiano, Bompiani, Milano 2008, pp. 150, euro 10. «La secolarizzazione dell’immaginario. O, per essere ancora più precisi, il decadimento dei materiali già religiosi all’interno dell’immaginario contemporaneo. Una questione cruciale e scandalosa, nel senso più propriamente cristiano di questi termini. Basti pensare che l’horror e la pornografia, per esempio, utilizzano strategie ben note all’oratoria e all’arte sacra, mutandole però di segno, secolarizzandole e scristianizzandole. Tutto sta a capire se queste forme non continuino a irradiare ugualmente qualcosa della loro origine religiosa, proprio come scorie radioattive in lento decadimento».
Merita una segnalazione a parte il primo fascicolo del trentesimo anno della rivista HENOCH (1/2008), che ospita nella sezione monografica una conversazione con Paolo Sacchi intitolata “The Book of the Watchers and Early Apocalypticism”. L’indice completo della rivista e ulteriori informazioni si possono trovare qui.
NOTA. Le segnalazioni si riferiscono esclusivamente a volumi pubblicati in Italia. Le note informative, qualora poste fra virgolette senza ulteriori specificazioni, sono adattate dalla quarta di copertina delle singole opere. Per ulteriori segnalazioni, si vedano i precedenti consigli di lettura (l’ultima serie è questa) e la rubrica “scaffale aperto”.
«Scesa dal palco di piazza Navona, la sera dell’8 luglio, questo ha detto Sabina Guzzanti, che poco prima aveva mandato il papa all’inferno tra i sodomiti: “Io rispetto la spiritualità e la religione”.
Infatti. C’è un’altra Sabina Guzzanti che su “Buddismo e società”, la rivista bimestrale dei buddisti italiani Soka Gakkai, nel numero di maggio-giugno del
“Io pratico il Buddismo da vent’anni e tutto quello che c’è di bello e di importante nella mia vita è legato al Buddismo. Da vent’anni leggo i discorsi del presidente Ikeda e mi domando se sto mettendo in pratica i suoi insegnamenti. Mi confronto con il suo pensiero, mi commuovo e mi rafforzo grazie al suo esempio e in cuor mio prometto di utilizzare tutto il mio talento, le mie capacità, la mia umanità, il mio tempo per realizzare la pace così come il Buddismo insegna… Il Buddismo nasce… per dire che siamo tutti ugualmente degni di rispetto”.
La frase è l’esordio del discorso tenuto da Sabina Guzzanti al convegno organizzato da Soka Gakkai a Firenze il 24-25 marzo 2007 col titolo “Insieme nell’impegno per la pace”. Testo e foto li trovi in questa pagina di “Buddismo e società”».
Sull’idolatrico Gohonzon, cf. l’opinione degli ortodossi qui.
Eccomi in formato blog, almeno per questo inizio d’Anno:
letterepaoline.wordpress.com
In questi giorni mi aggiro smarrito tra grafici, webmaster e Luigi Codemi. Il sito letterepaoline.it è ancora in fase di costruzione (c’è ancora molto, molto da fare, e non per mea culpa), così non riesco mai a scrivere quel che debbo scrivere, anche qui. Che ne dite, allora, se trasferisco l’intera baracca di questo blog su wordpress? Lo vogliamo cominciare o no, questo benedetto anno paolino?
[Rispondo da qui, come al solito di fretta, ad alcune sollecitazioni ricevute]
Carissimi Luigi & Luigi,
per giudicare convenientemente
Venendo alle questioni di metodo. Conoscerete senz’altro la caustica definizione di metodo data da McLuhan: è il cammino di chi non commette piccoli errori, mentre marcia versa un ben più grande inganno. Se c’è un principio “post-moderno” che mi sento di condividere, è proprio questo. Ora si tratta di temperarlo con una passione autentica per la verità e l’oggettività delle cose. L’esegesi storico-critica, che io personalmente vedo con favore, non è altro che un metodo, la cui stupidità dipende sempre dalla stupidità e dai limiti di colui che lo utilizza.
È “scientifico” tutto ciò che obbedisce ad alcune regole verificabili e passibili di discussione. L’esegesi storica applicata ai testi biblici, in tal senso, non è necessariamente più “scientifica” della teologia. La nostra comprensione delle cose dipende appunto dalla ricettività di chi le comprende, dal suo acume, dalla sua elasticità.
Credo allora che si possa distinguere tra una buona e una cattiva esegesi rispolverando la dottrina medievale dei sensi delle Scritture, e intendendo per “senso letterale” (ciò che l’esegesi si propone di restituire) il significato storico del testo: ovvero l’intenzione dell’autore secondo le coordinate del suo tempo e della sua cultura, senza applicazioni attualizzanti. Chi crede che quel tal testo sia ispirato, allora, si trova di fronte a una necessità: quella di sospendere il surplus di senso che quel testo acquisisce all’interno di una data tradizione. È la tristezza dello storico, come la chiamava Marrou. Una sospensione momentanea, e non neutra (è importante sottolinearlo).
Per questo, parlando secondo una prospettiva cattolica e non meramente storica, ritengo che la formazione di un canone nel canone sia un dovere solo per l’eretico, ma che sia tuttavia un sacrosanto diritto per lo storico, un piacere per il credente e un dispiacere per il teologo. Un dovere per l’eretico: perché l’eretico si fonda sulla riduzione della tradizione ricevuta a una parte di essa. Un diritto per lo storico: perché lo storico indaga il particolare, si occupa del dettaglio, e sarebbe insensato per lui adeguarsi alle regole stabilite da qualcun’altro, a meno che non voglia occuparsi della storia e degli sviluppi di tali regole. Un piacere per il credente: perché il credente può trovare il suo spazio all’interno della tradizione, senza esaurirla nelle proprie misure. Un dispiacere per il teologo: perché compito del teologo è quello di trasmettere, custodire e approfondire la verità ricevuta, nell’insieme armonico delle sue parti.
Chissà se è chiaro quel che intendo dire… Ma de hoc satis, almeno per oggi.
Un articolo di Matteo Liut fa il punto sulle iniziative previste per l’Anno Paolino:
«Apostolo delle genti e delle culture: così san Paolo continua a parlare agli uomini del nostro tempo. Una voce cui sarà dato un ascolto particolare durante l’Anno Paolino, voluto da Benedetto XVI in occasione del bimillenario dalla nascita dell’apostolo. Dodici mesi speciali che si apriranno il prossimo 28 giugno, per chiudersi il 29 giugno
In
Un calendario, quindi, pensato per gettare un ponte tra contemporaneità e tradizione: “La figura dell’apostolo Paolo – aggiunge Diaco – ben si presta a mettere in evidenza come la fede cristiana si collochi naturalmente e pienamente nel vivo delle dinamiche esistenziali. Paolo, nell’areopago di Atene e nelle sue lettere, ha inaugurato il primo grande progetto culturale”.
L’Anno Paolino, quindi, sarà un laboratorio vivo di fede e cultura. “È da sottolineare il metodo di questa nuova iniziativa”, sottolinea sempre Diaco: “quello cioè di valorizzare le diocesi e le realtà locali, e di offrire loro strumenti e modelli per una lettura e un’azione culturale a tutto tondo. Altri eventi si aggiungeranno, proprio per il carattere aperto e radicato territorialmente del nostro percorso. Impossibile, poi, non vedere l’impronta del Convegno di Verona, con il suo forte appello a recuperare gli ambiti fondamentali dell’esistenza nella pastorale ordinaria, e a dire con essi il ‘sì’ di Dio all’uomo di oggi”. Numerose le iniziative in programma, quindi.
Dal 6 all’11 luglio, a Capo Rizzuto,
A ottobre è previsto a Milano un ciclo di incontri, promosso dal Pime e dall’arcidiocesi ambrosiana, sulle “grandi piazze” dell’evangelizzazione oggi, sotto il titolo “Paolo e i nuovi areopaghi della missione”.
Un altro ciclo di incontri e di manifestazioni artistiche, promosso dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura, si terrà tra ottobre 2008 e aprile
Sempre nell’autunno 2008 è previsto un incontro promosso dal Centro universitario cattolico a Perugia, sul tema “Persona e verità”.
Tornando a Roma, in occasione del lancio del “Progetto culturale giovani”, l’8 novembre, presso
“Soprattutto, niente giornalisti. Il mondo delle comunicazioni, primo areopago del tempo moderno” è il titolo della tavola rotonda promossa per il febbraio
Sempre a Roma, per aprile 2009, è previsto il Convegno per operatori pastorali, della sanità e della comunicazione, promosso assieme all’Ufficio nazionale per la pastorale della sanità e all’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, sul tema “Quando sono debole, è allora che sono forte. Comunicare il vangelo nel mondo della salute e della sofferenza”.
Tra aprile e maggio 2009, poi, assieme all’Acec verrà organizzato un percorso di film e iniziative culturali in 50 sale della comunità, intitolato “Alla ricerca del senso del viaggio”.
Tra il 14 e il 18 maggio 2009, alla Fiera internazionale del Libro di Torino ci sarà uno stand del progetto culturale curato dell’Associazione Sant’Anselmo.
Infine, l’annuale Festival biblico, promosso a maggio dalla diocesi di Vicenza e dal Centro culturale “San Paolo”, nell’edizione 2009 avrà una particolare attenzione agli scritti paolini.
Gli strumenti di un itinerario.
Il calendario promosso per l’Anno Paolino dal Servizio nazionale per il progetto culturale si aprirà e si chiuderà nel segno dell’arte, sarà arricchito da una lunga serie di eventi, locali e nazionali, e sarà accompagnato da numerose iniziative lungo tutti i dodici mesi.
Destinazione del sangue. Il fuoco della carità di Paolo è il titolo dell’opera poetico musicale composta da Cristian Carrara e Davide Rondoni, che aprirà l’Anno: andrà in scena per la prima volta il prossimo 20 giugno a Roma presso il Palazzo Lateranense, e sarà ripetuto nelle diocesi e nelle città d’Italia (per informazioni tel. 347.3222715).
A chiudere l’Anno, il 27 giugno 2009, sarà invece l’Oratorio su san Paolo, opera composta da Roberto Mussapi e Sergio Rendine e commissionata dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura.
Ricco anche il carnet delle iniziative “trasversali”: come, ad esempio, le attività delle diocesi paoline di Siracusa, Reggio Calabria e Pozzuoli. Gli eventi promossi dalle Chiese locali si troveranno sul sito del Progetto culturale Cei.
L’Ufficio liturgico Cei propone un fascicolo per la preghiera e alcuni segnalibri, per introdurre le comunità cristiane nell’Anno paolino (si può richiedere a: Ufficio liturgico nazionale Cei, circonvallazione Aurelia 50, 00165 Roma; tel. 06.66398234; e-mail: uln@chiesacattolica.it).
“letterepaoline.it” sarà dal 21 giugno prossimo il sito internet su san Paolo, curato da Luigi Walt [insieme a Luigi Codemo. N.d.R.]: un vero e proprio osservatorio su Paolo di Tarso e le origini cristiane, con notizie, documenti, riflessioni e approfondimenti.
Non manca una mostra itinerante su san Paolo, “Sulla via di Damasco”, promossa dall’editrice Itacalibri e dal Servizio nazionale per il progetto culturale. Verrà esposta nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a settembre 2008, ma potrà essere allestita anche nelle diocesi e nelle città interessate (per informazioni rivolgersi a Itaca Eventi, tel. 0546.656188; e-mail: eventi@itacalibri.it).
Numerose anche le risorse reperibili su internet: “annopaolino.org” è il sito realizzato dal
(Fonte: “Avvenire”, 30/05/2008)