«Siate cambiavalute esperti» (agraphon citato in Clemente Alessandrino, Stromata I,28,177,2)
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«Austeritas, secundum quod est virtus, non excludit omnes delectationes, sed superfluas et inordinatas. Unde videtur pertinere ad affabilitatem, quam Philosophus “amicitiam” nominat, vel ad eutrapeliam, sive iucunditatem»
(S. Th. II-II, q. 168, a. 4, ad 3m)
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Molti di voi conosceranno l’insopportabile rubrica che Susanna Agnelli tiene da anni per il settimanale “Oggi”: lettere lunghissime, richieste ora drammatiche e ora futili, risposte brevi e icastiche. Ho cercato di farne una parodia, che offro alla compiacenza dei lettori con tutte le volgarità del caso.
Una sorella che fa le corna
Ho ottantauno anni e delle due sorelle che avevo me n’è rimasta una sola. Ora questa mia sorella ha un bruttissimo vizio (oltre ad essere un po’ demente): fa sempre le corna. Per esempio, se parla al telefono con qualcuno, magari con un’amica (quella cretina di Iole, diciamola tutta), tiene la cornetta con indice e mignolo rivolti verso l’alto. Lo stesso se incontra qualcuno per la strada, che ad esempio gli ricorda che ci sono le malattie. Anche sua figlia, mia nipote, fa lo stesso con il marito. A questo punto, mi chiedo, si comporteranno così anche con me, dato che lo fanno con tutti? Ma come possono avere diritto di vivere, queste persone? Me lo dica. Luni M.
Questi gesti diventano come un tic. Sono davvero sgradevoli. Appena può, piazzi una matita (o un pezzettino di legno, come preferisce) nel culo a sua sorella. Vedrà che non avrà più il coraggio di fare le corna a suo marito.
Una mamma in crisi
Vorrei conoscere il suo pensiero su una questione che mi preoccupa. Lei è così colta! Sono sposata da undici anni, ho due figli di 4 e 5 anni. Il più grande frequenta le scuole elementari dell’obbligo elementare da settembre. Il problema è che non ho voglia di socializzare con le altre mamme, mi capisce? E’ un piccolo dramma, come dice mia sorella? Ma alcune mamme le trovo davvero un po’… rozze, mi capisce? Altre, che sono persone più normali, si fermano fuori della scuola a parlare di maestre, di televisione, di moda, di pettegolezzi e così via. Io non ho mai voglia di aggregarmi. Non sono una chiusa fra quattro mura: lavoro, vado a far la spesa e dal parrucchiere, ma di fare amicizia con le madri dei compagni di scuola dei mie figli che vanno alle elementari, proprio non mi va. Eh no, dico io. Mia sorella dice che lo devo fare lo stesso, perché quando il bimbo più piccolo dovrà andare anche lui alle elementari dell’obbligo, dovrà farsi anche lui degli amichetti, e poi tutti e due dovranno fare uno sport, andare alle feste di compleanno. Fare amicizia comporta anche scambi di visite e coi tempi che corrono che ne so di che gente che mi arriva in casa? Io leggo libri, sono abbastanza acculturata. I romanzi mi piacciono tanto! I miei figli non sono mica isolati. Frequentiamo altre famiglie (le mamme lavorano con me), con figli tutti coetanei e organizziamo cene, vacanze, gite. I bambini però l’anno prossimo non andranno nella stessa scuola: abitiamo in zone diverse. E poi la mia casa è un laboratorio, nel senso che amo sdraiarmi sul tappeto e passare del tempo con i miei bambini e costruire, fare lavoretti con la pasta di sale, leggere romanzi e ritagliare figure di carta. Quindi non c’è molto ordine. Pulizia sì, ma non ordine. Cosa ne penserebbe un’altra mamma? Mia sorella mi chiama Orso Yoghi. Lei che ne pensa? Lettera firmata.
E Bubu, dove lo mette? Ah ah ah. Lei ha rotto i coglioni, Signora mia.
È colpa del caldo se i fiumi sono in secca?
Come ogni estate, oltre alle immagini della gente accaldata e assetata che si tuffa nelle fontane in cerca di refrigerio, abbiamo visto fiumi e laghi pericolosamente in secca, cominciando dal Po. Ma la siccità è dovuta al gran caldo, o all’inquinamento delle macchine? Io penso che l’uomo dovrebbe smetterla di fare l’arrogante con la natura. Loretta di Piacenza
Le macchine non hanno alcuna responsabilità in quel che lei dice, cara Loretta. Come sarebbe un mondo senza macchine? Provi a immaginarselo, testina di cazzo.
La frase giusta al momento giusto
Per l’ennesima volta, è terribile, mi è capitato di abbracciare un’amica colpita da un lutto (le era morta la madre) e di esordire con la frase: “Congratulazioni”… invece di condoglianze! Mentre la pronunciavo già inorridivo e per correggermi, anziché migliorare le cose, ho detto “Un vero piacere”. Non so come mi escano queste parole, certo è che per me dire “Condoglianze” è sempre stato difficile, mi ha sempre creato imbarazzo e timidezza. Le altre mie amiche, tutte morte, mi hanno fatto scherzosamente un passaporto di questo disastro e io stessa naturalmente ho riso della mia figuraccia (non per mancanza di riguardo nei confronti della mia povera amica, s’intende). Così, quando mi sono trovata la polizia in casa, ho preferito restare muta, presa dal panico per la paura di trasformare le condoglianze in congratulazioni. Non so come fare per superare quest’incubo. La prego, mi dia un consiglio. Laura P.
Le auguro di morire. Lei è una stronza.