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giovedì, 21 agosto 2008
le confessioni di Tilliette

Grazie a un commento anonimo apparso nel blog wXre, ho scovato queste notevoli “confessioni” del teologo gesuita Xavier Tilliette, che consiglio vivamente di leggere. Eccone alcuni passaggi particolarmente significativi, riguardanti la crisi interna dell’Ordine e le sue cause (sono riflessioni che potrebbero adattarsi benissimo a tante altre situazioni, all’interno della Chiesa d’oggi):

«Ho reagito molto male al cambiamento e alle sue conseguenze funeste, frutto della secolarizzazione, di cui il Padre de Lubac fustigava le malefatte. Mi ero persuaso che i gesuiti, con la loro formazione e la loro esperienza, avessero i nervi abbastanza solidi per resistere allo smantellamento. Non è stato così e noi abbiamo seguito, e talvolta precorso, il comportamento del clero diocesano e degli altri ordini: la declericalizzazione, l’abbandono dell’abito religioso. Se lo spirito è stato salvato spesso, la lettera è largamente sparita. I segni esterni di religione sono scomparsi, come la clausura e la campana, gli abiti e il decoro. Il refettorio, questo luogo dell’unanimità e della comunione, somiglia ad una mensa di fabbrica, si va alla comunione con le braccia penzoloni o dietro la schiena, con un passo trascurato che non manifesta una vita interiore molto intensa.

Così, una dura prova è stata inflitta alla mia generazione, alla precedente e alla successiva. Esse non si riconoscono più nello stile di vita che si è imposto, cioè l’eliminazione di tutti i segni di vita religiosa, il che equivale a un lassismo generalizzato. L’esistenza è fatta di piccoli dettagli, di abitudini inveterate. Abbiamo eliminato tutto ciò, ed il cambiamento ha significato soppressione o permissivismo. Evidentemente nessun Benedicite, non un segno di croce. Un anziano che non aveva peli sulla lingua diceva della sua residenza: è l’Abbazia di Thélème [Riferimento al Gargantua di Rabelais: era un’abbazia in cui l’unica regola era: “Fa’ ciò che vuoi”. N.d.T.]!

La vita religiosa si è trincerata nella sfera privata. Ma chi conosce il tasso di frequentazione delle messe celebrate, delle confessioni, degli esercizi annuali? I superiori che curano innanzitutto la pace per l’assenza di costrizioni, sono ciechi, ciechi che guidano altri ciechi. Si sono inventati dei processi di sostituzione della Regola, come le riunioni di comunità, le condivisioni, le deliberazioni comunitarie. Procedure destinate all’insuccesso, e del resto quasi nate morte (…).

L’avvenire dei gesuiti, in Francia e altrove, è buio e non c’è molto ricambio. La Compagnia del resto, in generale si accartoccia su se stessa. Si sopprimono ministeri, si chiudono e si vendono case, senza volontà di lucro e si mandano i vecchi nelle case di riposo, molto organizzate e molto costose. Sono del tutto legittime le chiusure di case come le infermerie. Ma non è questo che crea difficoltà. Il vero scandalo è piuttosto che un insuccesso deplorevole si avvolge di ipocrisia e soprattutto si esprime in un discorso euforico che somiglia ai comunicati di Stato Maggiore degli eserciti in disfatta…».

(Il testo integrale, in formato pdf, si può leggere qui).

Scritto da piccolozaccheo | link | commenti (3)
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