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(S. Th. II-II, q. 168, a. 4, ad 3m)
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Un articolo di Orazio Petrosillo, apparso su Il Messaggero del 23 gennaio scorso, conferma il progetto di creare un’area museale presso la basilica romana di San Paolo fuori le mura, ove l’archeologo Giorgio Filippi, recentemente, ha portato alla luce alcuni resti di un sarcofago o di un deposito di reliquie, in corrispondenza della celebre epigrafe Paulo Apostolo Mart(yri):
«La conferma è stata trovata di recente. Sotto l’altare papale della basilica ostiense c’è la tomba di san Paolo, il fondatore con san Pietro della comunità cristiana di Roma, decapitato nel 67 nella non lontana località “ad Aquas Salvias” (oggi “Tre Fontane”) e personaggio di capitale importanza nei primi decenni del cristianesimo. Questa tomba, che sarà oggetto di ulteriori indagini scientifiche, non escluso l’uso di una telecamera, costituirà il fondamentale “punto d’appoggio” per il rilancio in grande stile della vastissima basilica, erede del tempio di modeste dimensioni fatto erigere da Costantino a protezione e memoria della tomba dell’apostolo (...).
Si tratta di rendere parzialmente visibile ed accessibile ai pellegrini il sarcofago di Paolo sormontato, a cinquanta centimetri di altezza, da due lastre di marmo appaiate con la scritta del IV secolo “Paulo Apostolo Mart”, dove la parola «Martyri» è mutila. È questo il punto più qualificante di un ambizioso programma di iniziative che ci illustra il primo arciprete nella storia della basilica, l’arcivescovo Andrea di Montezemolo, nominato da Benedetto XVI in base al suo “Motu Proprio” del 31 maggio scorso con il quale il Pontefice ha stabilito un riordinamento generale della basilica di San Paolo fuori le Mura e del suo complesso extraterritoriale, del quale fa parte la storica omonima abbazia di benedettini da 13 secoli al servizio della stessa basilica. Il caso ha voluto che il nuovo arciprete della basilica, per alcuni decenni nunzio apostolico, sia stato in gioventù un architetto (ha esercitato per un decennio la professione lavorando anche con Pierluigi Nervi) prima di abbracciare la vocazione al sacerdozio.
Proprio in questo 2006 in cui la “sorella maggiore”, la basilica di San Pietro, celebra i 500 anni dalla posa della prima pietra, questa di San Paolo con il suo complesso extraterritoriale vuole segnare l’anno primo di un grande programma di lavori e di iniziative per farla diventare un polo di pellegrinaggi e di grandi eventi ecumenici. Sperando nel munifico sostegno di uno sponsor, Montezemolo ha in animo di far realizzare importanti lavori attorno alla tomba di san Paolo. Si tratta di risistemare l’intera area, dove l’archeologo Giorgio Filippi, conservatore della raccolta epigrafica dei Musei vaticani, ha eseguito due saggi di scavo tra il giugno 2002 e il maggio 2003, giungendo alla scoperta “di un sarcofago (o deposito di reliquie) individuato sotto l’altare della Confessione e corrispondente al sepolcro ritenuto di san Paolo”. Filippi ha raggiunto la certezza scientifica che quel sarcofago nel 390 era ritenuto la tomba dell’Apostolo, all’epoca cioè dell’ampliamento della basilica costantiniana da parte dei tre imperatori Teodosio, Valentiniano II e Arcadio. Le due lastre di marmo con la nota iscrizione dedicatoria a Paolo Apostolo recano tre aperture, una circolare e due quadrangolari, concepite per “mettere in comunicazione” il sarcofago, e quindi le reliquie, con l’altare, ma anche per introdurre “brandea”, pezzi di tessuto che a contatto diretto con i resti del martire diventavano a loro volta reliquie per contatto. In corrispondenza dell’apertura circolare, il sarcofago ha sul coperchio una concavità ad imbuto di una decina di centimetri, con il foro centrale di circa due centimetri ostruito da un tappo di malta che impedisce al momento attuale di verificare, per mezzo di una telecamera, la presenza e consistenza delle reliquie.
Alla domanda del cronista su come e quando potrà avvenire tale esplorazione, l’archeologo sorvola perché ritiene che “il problema delle reliquie sia assai delicato e non una curiosità da soddisfare ai fini della storicità o meno del martirio e della sepoltura di Paolo sulla Via Ostiense”. Per lui, “più di eventuali piccoli resti, l’importante è la certezza archeologica che quel sepolcro sia di san Paolo”. L’arcivescovo Montezemolo illustra l’ampio programma di lavori che porterà alla creazione di un’area museale che valorizzerà e renderà visibili i tesori della basilica e dell’abbazia (reliquiari, opere d’arte, vasi etruschi, collezioni di monete antiche), a tracciare percorsi per i pellegrini lungo i quali potrebbe trovare migliore sistemazione il modello in legno del progetto di riedificazione della basilica dopo l’incendio del 1823, lungo cinque metri, che offre un indimenticabile sguardo d’insieme, ad ammodernare servizi e impianti tecnici oltre a risistemare l’area adiacente l’abbazia di proprietà vaticana».
(fonte: Il Messaggero, 23/01/2006)