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domenica, 23 aprile 2006
lo sradicamento e il pornoassedio

Lo sradicamento e il pornoassedio come strumenti di controllo sociale. È quel che si evince da una bella intervista di M. A. Iannaccone a E. Michael Jones, apparsa su Avvenire (18/4/2006): «La vasta opera del pensatore cattolico americano E. Michael Jones – dice l’articolo – è una lucida critica della società secolarizzata, una critica profonda e originale, sviluppata con gli strumenti del pensiero cristiano classico. La sua riflessione ruota attorno al concetto di sradicamento, ed è concentrata, in particolar modo, sugli stati nascenti delle teorie rivoluzionarie nei diversi ambiti della cultura».

Professor Jones, lei sostiene che le idee rivoluzionarie spesso sono la razionalizzazione di conflitti personali.

«Sì, la razionalizzazione di conflitti di carattere morale. Penso che l’idea rivoluzionaria sia il modo di affrontare e di superare quei conflitti strappando con i precedenti sistemi di valori. È una forma di razionalizzazione che si può studiare soprattutto partendo dall’analisi delle biografie degli intellettuali. […] Lo studio della biografia degli intellettuali è caduto in disuso quando s’è imposta la convinzione che la vita sia staccata dal pensiero. E che la vita di un pensatore sia irrilevante per spiegarne le idee. Ma Agostino nella Citta di Dio dice che tutti dobbiamo scegliere: subordinare i desideri alla verità o viceversa. Gli intellettuali devono fare questa scelta come tutti. Nel primo caso, lo studio della loro biografia risulta irrilevante. Nel secondo caso è fondamentale».

Su quali personaggi ha applicato questo metodo di analisi?

«In particolare alla generazione che ha ridefinito i canoni del gusto dopo la Prima guerra mondiale. Ciò che li accomunava tutti era il desiderio di sottomettere i valori, soprattutto quelli religiosi, ai loro desideri. Così lo studio delle loro scelte, dei loro comportamenti è diventato per me il modo migliore per spiegare le loro teorie. Che, in molti casi, sono la razionalizzazione, quasi la giustificazione a posteriori, dei loro comportamenti. Questo accade in modo chiaro per Nietzsche, Wagner, Jung, Kinsey, Adorno, Schönberg, Picasso e Gropius».

In «Living Machines» lei analizza Gropius, il fondatore del Bauhaus che - lei afferma - ha prodotto case per individui sradicati. E in «The Slaughter of Cities» studia i grandi progetti dell’urbanistica americana e lo sradicamento che imposero. Se l’urbanistica moderna ha distrutto il senso di «comunità», lei vede un’intenzione ideologica in tutto questo, una «raison» illuminista all’opera?

«Gropius ha creato un’architettura intellettualistica, concepita per uomini senza radici. Non era solo: operava in un contesto culturale favorevole alle sue idee. Prima della Seconda guerra mondiale si affermò la convinzione che l’uomo fosse funzione del solo ambiente e che la “natura umana” fosse un’astrazione. Si pensava che trasformando l’ambiente si sarebbe cambiato l’uomo. Sulla base di ciò, il governo statunitense s’impegnò in progetti d’ingegneria sociale per cambiare l’ambiente in cui vivevano i suoi cittadini anche senza il loro consenso. Durante la guerra furono smantellati i quartieri “etnici” italiani e tedeschi nelle grandi città del Nord e dell’Est, come Detroit e Philadelphia. Lo scopo della distruzione fu l’“americanizzazione”, un tentativo deliberato di spezzare le comunità locali e i loro legami culturali. Al posto delle precedenti comunità, agli italiani furono offerti sobborghi senz’anima. Il rinnovamento urbano americano ebbe come effetto lo sradicamento e la distruzione del tessuto sociale d’importanti città». […]

In Europa è in corso una lotta fra due opposte visioni del mondo, quella laicista e quella fondata su valori religiosi. Vede analogie con la situazione americana?

«In un certo senso gli Stati Uniti furono inventati in reazione alle lotte religiose del Seicento. Con un’anima protestante non conformista e una massonica. Non hanno mai potuto superare questa doppia identità. Come risultato, gli americani possono scegliere o il messianismo politico che ora si manifesta nell’amministrazione Bush o la decadenza illuminista rappresentata dall’amministrazione Clinton. È possibile vedere tutto ciò come una lotta tra opposte visioni del mondo, una laicista e l’altra basata su valori religiosi. Ma la distinzione è ingannevole nel contesto americano dove l’ateismo, per esempio, è poco diffuso. L’assenza di una cultura radicata costringe i cittadini a scegliere tra due ideologie disumane: il messianismo dei puritani e la decadenza degli illuministi».

Tornando dalla sfera pubblica a quella privata, nella sua ultima opera, «Libido dominandi», recentemente pubblicata negli Stati Uniti da St. Augustines’ Press (pagine 662, euro 27,78), lei considera la rivoluzione sessuale come una forma di controllo sociale. Eppure, nell’opinione comune, è esattamente il contrario.

«Lo sradicamento dal precedente sistema di valori non si è risolto in un incremento di libertà, ma esattamente nell’opposto. Libido dominandi è frutto di un lungo studio e della raccolta di molti dati sull’argomento. Fu De Sade ad esprimere limpidamente il concetto in La filosofia del Boudoir: “Se vuoi controllare la gente, promuovi il vizio”. È ovvio. Se la cultura si stacca dal modello della “Città di Dio”, deve adottare quello della “Città dell’Uomo”. Alla legge dell’amore e del servizio deve sostituire quella del dominio sugli altri. L’Occidente distolto dalla “Città di Dio”, ha creato forme di controllo sociale sempre più sofisticate. Anche Aldous Huxley riconosceva che le più raffinate forme di controllo sono legate alla manipolazione delle passioni. La cultura dominante - in America e altrove - afferma, per esempio, che la pornografia è espressione di libertà. La verità è che essa è un’efficace strumento di controllo della libertà. La verità è che De Sade aveva visto lontano».

Aggiungiamo noi: come non cogliere l’accordo profondo fra l’analisi di Jones e i pensieri di Augusto Del Noce sul trionfo del libertinismo in Occidente? Del Noce individuava in Wilhelm Reich, il teorico della “rivoluzione sessuale”, «il precursore degli aspetti deteriori e più pericolosi così del costume come della politica di oggi», il punto di congiunzione tra Marx e Freud. La tesi di Reich, secondo Del Noce, rompeva sia con l’idea di un ordine oggettivo e/o tradizionale, che con l’idea di una «rivoluzione politico-sociale, in quanto dominata dall’idea di avvenire… Il dominio della sessualità libera è dunque il puro presente; da ciò la ricaduta nel sottoumano, nell’animalismo… Il marxismo doveva essere completato e superato moralmente con Sade e con Freud, e su questa morale si sarebbe dovuto essere intransigenti, anche a costo di sacrificare l’efficienza politica». Testa di ponte di questa “liberazione” dell’uomo dall’uomo: la condizione post-storica del capitalismo americano, come vagheggiato da Alexandre Kojève (guardacaso) nel ’68. Egli scriveva infatti che «Russi e Cinesi non sono che degli americani ancora poveri, del resto in via di rapido arricchimento», laddove gli Stati Uniti rappresentano già «lo stadio finale del “comunismo marxista”», nel senso che «l’American way of life è il genere di vita proprio del periodo post-storico, e che la presenza attuale degli Stati Uniti nel Mondo prefigura il futuro “eterno presente” dell’intera umanità. Il ritorno dell’uomo all’animalità appare allora non già come una possibilità futura, ma come una certezza già presente» (A. Kojève, Introduction à la lecture de Hegel, pp. 436-437, trad. G. Agamben).

Scritto da piccolozaccheo | link | commenti (5)
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