bollettino di cultura e di cose cristiane

CELEBRI SENTENZE

«Siate cambiavalute esperti» (agraphon citato in Clemente Alessandrino, Stromata I,28,177,2)

Se hai tempo da buttare, leggi le LETTERE DALLA CAMPAGNA

«Austeritas, secundum quod est virtus, non excludit omnes delectationes, sed superfluas et inordinatas. Unde videtur pertinere ad affabilitatem, quam Philosophus “amicitiam” nominat, vel ad eutrapeliam, sive iucunditatem»
(S. Th. II-II, q. 168, a. 4, ad 3m)

«Some of my puns are trivial and some are quadrivial»
(Marshall McLuhan)

TROVAROBE

COLLEGAMENTI

A.E.L.A.C.
A.M.D.G.
Andrea Tornielli (blog)
ANRW
ANTICHITA' CLASSICA
Apocalitticamente (blog)
ARTISAN DE PAIX (blog)
Avvenire
Azione parallela (blog)
B'Tselem
Bene Comune
BERLICCHE (blog)
BIZ (blog)
Bordopagina (blog)
BOTTONE (blog)
CARLO GAMBESCIA (blog)
CARLO MELINA (blog)
Carmelo di Parma
CATHOLICA
Centro Del Noce
CHRISTIANISMUS
Context Group
Crossroads (blog)
Davide Galati (blog)
DE LIBERO ARBITRIO (blog)
DEL VISIBILE (blog)
Diogneto (blog)
DISF
Distributism
Documenta catholica
Donkamel (blog)
Duque de Gandìa (blog)
Early Christian Writings
EFFEDIEFFE
Ekpyrosis (blog)
El Boaro (blog)
Ennio Innocenti
Enochirios (blog)
Ephesians 5,11
ESC (blog)
ET-ET
Faber's Place (blog)
Far finta di essere sani (blog)
Franco Cardini
Frans Van der Groov (blog)
Frinarelli (blog)
GHINETTO (blog)
Giornale A.I.F.R.
Giovanni da Rho (blog)
Giovanni Grandi
Giulio Mozzi (blog)
Granelli di senapa (blog)
Hugoye
HYPOTYPOSEIS (blog)
Identità Europea
IL COVILE
Il Foglio
INIMICA VIS
Innis & McLuhan
Instaurare
Introibo ad altare Dei (blog)
Iperhomo (blog)
ITALIANS FOR RON PAUL
Juventutem
KELEBEK (blog)
L'APOTA (blog)
LABRE (blog)
Lanterne rosse (blog)
Libertà e Persona
Luigi Accattoli (blog)
Luigi Bobba
Magis amica (blog)
Medieval Science Page
New Testament Gateway
NT Transcripts
PESCE VIVO (blog)
Ppdumb (blog)
Ri-Scritture (blog)
Riccardo De Benedetti (blog)
Roba che leggo
Sandro Magister (blog)
SANTA SEDE
Santi e beati
Scricciolo
Segnalibri (blog)
Sivan (blog)
Tadeusz Kantor
Tertullian Project
Text Excavation
THOUGHTS ON ANTIQUITY (blog)
Tontos (blog)
TRA CIELO E TERRA (blog)
Triumph of St. Thomas
VALTER BINAGHI (blog)
Vocabula computatralia
WXRE (blog)
Zenit

CORRISPONDENZA

piccolozaccheo @ libero.it

BUSSOLOTTO

RSS 2.0

RSS 2.0

RSS 2.0

RSS 2.0

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog


Computatore

visitato *loading* volte

Creative Commons License

giovedì, 26 luglio 2007
strane ombre al centro: codici da Vinci (8)

Dal sito Affari Italiani, la prima (prima?) bufala dell’estate:

«Slavisa [Slavisa?] Pesci è un informatico 36enne di Asola, provincia di Mantova. Dieci giorni fa stava sfogliando il magazine di Sky [ottima lettura] quando ha notato qualcosa di strano in un’immagine dell’Ultima Cena di Leonardo. “C’era una strana ombra al centro, come un libro fotocopiato” racconta Pesci, che spiega: “Allora ho tagliato la foto e l’ho piegata seguendo l’asse di simmetria. Mi sono reso conto che alcuni particolari combaciavano”…».

Una strana ombra al centro
? Sarà mica Gesù? Beh, leggetevi il resto della notissia, con annesso video esplicativo, e lasciatevi convincere dall’immancabile templare (templare?) che spunta sullo sfondo. Unendo i puntini comparirà pure un simpaticissimo bafometto. Rammentate però che l’informatico proviene da Asola, ove l’alfa non è affatto privativo, per cui come dicono a Roma c’hanno dato ’na sola

Scritto da piccolozaccheo | link | commenti (13)
codici da vinci

martedì, 22 maggio 2007
codici da Vinci (7): no Martini no party?

Una notizia apparsa ieri sul sito di gossip Dagospia:

«Vi ricordate la cena massonica-cattolica, poi saltata per colpa di Dagospia, per Angeli & Demoni, il film che deve essere tratto dall’omonimo libro di Dan Brown? Ebbene. Un “antipasto” è andato in scena ieri sera al Circolo degli Illuminati di piazza di Spagna. Ospiti dell’ex gran maestro Di Bernardo, il regista Ron Howard con avvocato al fianco, il cardinale Wetter (ex arcivescovo di Monaco di Baviera), un misterioso politico del governo Prodi e il lobbysta Piergiorgio Bassi. La discussione, iniziata alle 22, è stata piuttosto tesa: l’eminenza vaticana ha fatto sapere al regista che non sarà più ammesso un altro “Codice da Vinci”, con infamie sull’Opus Dei. Dunque, il cardinale ha chiesto di visionare la sceneggiatura. Il prossimo appuntamento è in agenda a Trento per il 30 giugno».

Dicunt.

Nel frattempo, è scomparso ogni riferimento a Rupert Murdoch.

Scritto da piccolozaccheo | link | commenti (7)
codici da vinci

giovedì, 10 maggio 2007
codici da Vinci (6): Roma città aperta

Scrive Michela Tamburrino:

«Metti una sera a cena, se l’intento è diplomatico, se ci sono in ballo i destini di un film, se ci si mette di traverso nientemeno che il Vaticano. Una cena organizzata nei minimi dettagli, saltata in aria perché si era sparsa voce, luogo, giorno e ora del convegno segretissimo [grazie a una soffiata di “Dagospia”]. Solo l’idea di questo incontro è degna di un libro fantastico, appunto del genere Dan Brown, neanche a dirlo, uno dei convitati, anzi, l’ospite d’onore. Già, perché questa cena che si sarebbe dovuta svolgere domani sera [8 maggio] a piazza di Spagna 35, sede dell’Accademia degli Illuminati, era stata parto della volontà del professor Giuliano di Bernardo, già Gran Maestro della Massoneria fino al 2000 e oggi alla guida, appunto, dell’Accademia degli Illuminati. Obiettivo, cercare di far digerire al Vaticano, assieme al pesce crudo, anche il possibile impatto deflagrante del nuovo film tratto da Dan Brown, Angeli e Demoni, che diventerà un film girato dallo stesso regista del Codice da Vinci, Ron Howard (anche lui tra gli intimi della cena), soprattutto a Roma, dunque la città giusta per un riavvicinamento generale.

Seduti al tavolo rigorosamente cosparso da simboli massonici con il cibo servito in piatti anch’essi a forma simbolica di triangolo equilatero, oltre all’autore e al regista, anche l’attore Tom Hanks, il potentissimo editore Rupert Murdoch con il figlio, il cardinale Friedrich Wetter, già arcivescovo di Monaco di Baviera, e Pier Giorgo Bassi: “Banalmente imprenditore, volgarmente lobbista, perché per fare un business bisogna conoscere le stanze della Camera e del Senato e sapercisi muovere”. La cena si svolgerà in maggio, segreti luogo e data, con doppi, anzi, tripli obiettivi: “Una semplice riunione di interessati - dice Bassi - per avvicinare il mondo religioso a queste problematiche senza che deflagrino come è successo con il Codice da Vinci. Parlando insieme i nodi possono sciogliersi e si possono capire meglio i sentimenti che hanno mosso l’autore. Inoltre cerchiamo di far conoscere meglio gli Illuminati che stanno prendendo piede in Italia in modo sempre più massiccio. In America sono già fortissimi, operano nei gangli del potere. A ottobre presenteremo l’organizzazione a Taormina con una grande manifestazione”. Ne fanno parte solo uomini? “Assolutamente no, dicono addirittura che Hillary Clinton sia un’illuminata”. Ma non basterà una cena per bloccare le polemiche... “Non basta ma è già qualcosa, poi ci saranno altri incontri. E poi le polemiche non sono solo un male, il mondo anglosassone è più pragmatico del nostro, per loro parlare di un problema è comunque una faccenda positiva. Ammorbidire alcuni ambienti è il nostro obiettivo primario oltre a un confronto tra diverse situazioni economiche che alla cena saranno rappresentate”. E i politici? “No, non ce ne è bisogno. Una volta erano i politici che creavano l’imprenditore, ora è il perfetto contrario”.

Anche il professor Di Bernardo si rattrista per aver dovuto far saltare la cena, chissà quanto lavoro ci vorrà per radunare ancora tutti questi bei nomi: “Essendomi ritirato dalla Massoneria credo fortemente negli Illuminati, un ordine che ogni tanto si manifesta nella storia. E aspetto il nuovo film tratto da Dan Brown e che appunto parla degli Illuminati”. Un consesso di intellettuali e di economisti, tra gli Illuminati chi c’è? “Un nome per tutti? Il filosofo Vittorio Mathieu. Il mio ruolo era di fare da diplomatico, di dare libero sfogo all’immaginario riconducendolo in ambiti storici”. Ambizioso progetto che certamente vedrà presto la luce» (fonte:
La Stampa).

Un commento, qui.

Scritto da piccolozaccheo | link | commenti (4)
codici da vinci

martedì, 12 dicembre 2006
codici da Vinci (5): san Paolo al tempo di Dario Fo

Grazie a una segnalazione di Upi, ho visitato il sito che la Rai (radiotelevisione italiana) ha dedicato a Caravaggio, “una mostra impossibile”. Seguendo il percorso Entra > Le opere > numero 21: Conversione di Saulo (San Paolo) - 1598 > Approfondimenti > cinepresa, è possibile visionare ed auscultare gli sputazzamenti del premio Nobel Dario Fo intorno alla succitata tela caravaggiesca, con alcune sapidissime note di storia del cristianesimo (che le abbia tratte da qui?):

«Vedete, c’è ehm san Paolo che cade ehm da cavallo… trattengono il cavallo, ma il personaggio principale di questo discorso è il Padreterno, è Dio in persona, il quale s’affaccia dietro al cavallo e c’è un angelo che lo trattiene, lo trattiene per evitare che si butti con troppo furore addosso a ehm san Paolo...


Voi sapete: san Paolo non era uno… così, molto lineare, e coerente… era stato ooh un uomo del potere, potere romano, ed era un persecutore, proprio, capo dei persecutori del cristianesimo… Si imputeva [?] a lui eh spionaggio, esecuzione, anche di persone eccetera eccetera… la morte, il massacro di diecine e diecine di fedeli cristiani. Addirittura il fratello di Cristo fu ammazzato grazie a questa operazione da parte… di san Paolo.

Allora ecco che c’è il Padreterno che si lancia contro di lui e lo insulta, lo si vede… gli dice: “Ma perché mi perseguiti, infame, maledetto!”… quasi arivelaaea [sic] a prenderlo, a strozzarlo, a ucciderlo di persona! C’è l’angelo che lo trattiene, e naturalmente questa scena non si poteva… insomma… san Paolo è una cosa molto importante, non si può metter nelle mani di Dio, così, e dire: accettiamo l’idea che Dio possa far fuori uno che ha tradito, e ricordare il tradimento, ricordare il fatto che fosse una spia, un infame e via dicendo. Non si può: via, cancellato.

E allora fanne un altro! E si fa un altro ed è questo appunto, del cavallo [la Conversione di Saulo del 1600-1601]: stavolta il cavallo è rip… prende tutta la scena: è molto più importante del santo che è aperto, così, apre le braccia e, tant’è vero che qualcuno ha osservato e dico ma… ma chi è il santo, il cavallo o quello che ci sta sotto? [risate]

E c’è… ehm Caravaggio che dice: è la luce che viene a illuminare di riflesso il cavallo, e che ha condotto il cavallo a buttare giù il santo. Questo quadro, ha una particolare, eh, così, evidenza, sulla… sul movimento: c’è il gioco del cavallo nel cerchio del… del santo caduto, e ancora qui, il giro proprio, la rotazione in due sensi, in un senso e nell’altro, opposto, a indicare proprio l’atto in cui… edh edh… il botto della caduta… POM! e il cavallo di sopra…».


Vien da chiedersi subito: ma che quadro sta commentando, il Dario Fo? Una semplice occhiata al triplice racconto che gli Atti degli apostoli riportano, sulla conversione di Saulo/Paolo, avrebbe perlomeno evitato lo svarione sul “Padreterno” (che, comprensibilmente, non compare affatto sulla scena).

E il ritratto “storico” di Paolo come agente romano, donde l’avrà tratto il Nostro? Non certo dagli Atti o dalle dichiarazioni autobiografiche di Paolo stesso, dove si parla chiaramente di «un giovane (neanías) chiamato Saulo» (At 7,58; cf. At 22,20), il quale s’impegnerà solo in seguito nella persecuzione dei primi seguaci di Gesù (At 8,3; 9,1-2; 22,3-5; 26,9-20; cf. 1Cor 15,39; Gal 1,13; Fil 3,6; 1Tim 1,13). Luca, l’autore degli Atti, presenta la figura di Paolo durante la lapidazione di Stefano con un ruolo subordinato, e poco dopo, munito di raccomandazioni da parte del Sinedrio (At 22,4-5; 26,12), con una funzione decisiva, in qualità di giudice delegato dai sommi sacerdoti ebrei: il che fa supporre un’età non inferiore ai 25 anni (cf. Mishnah Sanh. 6,4).

Gli episodi vanno inseriti nel contesto dello “zelo” farisaico del Paolo precristiano (già, c’è di mezzo la conversione, Dariuccio). Un recente contributo di Torrey Seland propone ad esempio di leggere questo “zelo”, confessato a più riprese dall’apostolo (Gal 1,13-14; Fil 3,6; cf. At 22,3), alla luce degli scritti di Filone Alessandrino, che adoperava il termine “zelota” per indicare singoli individui disposti all’azione, anche violenta, nei confronti di gravi trasgressori della Torah, specialmente contro quanti si fossero macchiati di reati di blasfemia e idolatria, e contro “falsi profeti” che avessero sedotto il popolo conducendolo all’apostasia (cf. Filone, Spec. 1,315-318; 2,253).

Che dire, poi, del “fratello di Gesù”, che secondo Dario Fo sarebbe stato accoppato grazie a un’operazione ordita da Paolo? Può darsi che il Nostro, molto cialtronescamente, confonda Giacomo detto il maggiore, fratello di Giovanni, ucciso per ordine di Erode Agrippa (regnante fra il 41 e il 44: ma siamo già fuori tempo massimo per consentire una partecipazione “attiva” di Paolo; cf. At 12,1-2; Giuseppe Flavio, Ant. Iud. 19,7,3), con Giacomo detto il minore, il “fratello del Signore” (titolo usato dallo stesso Paolo, per indicare questo parente e consanguineo di Gesù nel gruppo degli apostoli), martirizzato molto più tardi (nel 62, secondo quanto riferisce lo storico Giuseppe Flavio, sempre nelle Antichità giudaiche).

Ma Dario Fo non è così poco cialtrone, no. Il suo non è un semplice svarione. Sapete chi è che sostiene, ultimamente, la strampalata (e indifendibile) teoria di Paolo “spia dell’impero romano”? Gente come Michael Baigent e Richard Leigh (i dioscuri di Dan Brown, sempre loro, yeah), o come lo sgangherato Sabato Scala (che qui cita la povera Marie-Françoise Baslez pigliandola per maschio) oppure, udite udite, come David Icke (ma sì, quello che fa un mucchio di quattrini parlando della cospirazione mondiale dei “rettiloidi”). Che dire? Fonti da premio Nobel.

Nota. Per approfondire la quistione: M. Hengel, Il Paolo precristiano, trad. it. Paideia, Brescia 1992; M. Hengel – A.M. Schweme
r – J. Bowden, Paul Between Damascus and Antioch. The Unknown Years, Westminster John Knox Press, Louisville 1997; T. Seland, Saul of Tarsus and Early Zealotism. Reading Gal 1,13-14 in Light of Philo’s Writings, in “Biblica” 83 (2002), pp. 449-471.

Scritto da piccolozaccheo | link | commenti (11)
imposture intellettuali, codici da vinci

domenica, 03 settembre 2006
codici da Vinci (4): Milingo e Brown, è (quasi) amore

Una perla estiva che ci era sfuggita:

«L’arcivescovo esorcista Emmanuel Milingo ha deciso di accettare la proposta degli emissari di Dan Brown e della Sony Pictures per collaborare con l’autore del Codice da Vinci alla stesura di un nuovo romanzo. E ha deciso pure di collaborare con la casa di produzione cinematografica per la realizzazione del film Angeli e demoni, tratto dall’omonimo romanzo di Brown e interamente ambientato in Vaticano. Dunque il prelato africano, dopo essere fuggito negli States, e dopo aver annunciato la sua volontà di riunirsi alla “moglie” Maria Sung e alla setta dei “moonies”, sembra proprio intenzionato a fare da prezioso consulente al fortunato romanziere del Codice, noncurante del fatto che Brown sia considerato dalle autorità ecclesiastiche come il protagonista di uno degli attacchi più incisivi e devastanti contro la Chiesa cattolica lanciati negli ultimi anni. L’incontro tra il vescovo esorcista e i collaboratori di Dan Brown è avvenuto a Houston. Alle 14.30 di domenica scorsa [23 luglio], una giornata particolarmente afosa anche se interrotta da improvvisi piovaschi, monsignor Milingo è arrivato all’appuntamento a Westheimer Road, nell’esclusiva area commerciale chiamata “The Galleria”, modellata sulla galleria milanese. Un quartiere lussuoso, dove si trovano alberghi, le migliori boutique e i più apprezzati ristoranti. Il vescovo africano è giunto a bordo di una Ford Winstar color granata, aveva la barba incolta e appariva leggermente ingrassato. Non c’era al suo fianco l’agopunturista coreana, Maria Sung, che aveva “sposato” secondo il rito del reverendo Moon nell’estate 2001, e che aveva poi lasciato dopo essersi pentito decidendo di ritornare in seno alla Chiesa cattolica. Gli altri partecipanti alla riunione, arrivati in taxi, erano un emissario di Dan Brown, un rappresentante della Sony Pictures (che ha già prodotto la trasposizione cinematografica del Codice), un dirigente della casa editrice Random House e un alto funzionario della “Target”, compagnia commerciale di grandi magazzini americani, intenzionata a finanziare il nuovo film. I cinque uomini si sono trattenuti all’interno di un palazzo con le porte a vetri per quasi tre ore e hanno ordinato del sushi. L’intesa raggiunta – ma non ancora ufficialmente formalizzata – sarebbe questa: Milingo “aiuterà” Dan Brown nella realizzazione di un nuovo libro dedicato agli esorcismi e farà da consulente per il film Angeli e demoni, tratto dall’omonimo romanzo. La storia, ambientata a Roma, ruota attorno a un complotto ordito contro il Vaticano da una setta segreta che, secondo il racconto di Brown, venne fondata all’epoca della Controriforma da alcuni scienziati per difendere la libertà e l’autonomia della scienza di fronte alla religione. Perseguitati dalla Chiesa, infiltratisi tra le logge massoniche e insediatisi in ruoli di massimo rilievo politico ed economico, gli “Illuminati” (questo il nome degli adepti), fecero successivamente perdere le loro tracce. Tutti li credevano ormai estinti fino a quando, alla vigilia del conclave chiamato ad eleggere il nuovo Papa, giunge una sconvolgente minaccia: gli “Illuminati” sono tornati per compiere la loro missione e distruggere definitivamente la Chiesa. Ancora più ridicolo e meno documentato del più famoso Codice da Vinci, Angeli e demoni è destinato a diventare un nuovo caso cinematografico. Milingo non avrebbe ancora deciso in che forma collaborerà: se palesemente, con il suo nome, o se dietro le quinte. Tutto dipende, avrebbe spiegato il monsignore, dalle decisioni che saranno prese nei suoi confronti dal Vaticano nelle prossime settimane. Durante la riunione di Houston si è parlato anche dell’incontro tra Milingo e Dan Brown, previsto alla fine di settembre o ai primi di ottobre a Gatwich, in Inghilterra» (fonte: qui).

Così stanno le cose, secondo quanto scrive Andrea Tornielli (articolo apparso su Il Giornale, 28 luglio 2006). Ma la faccenda si complica, per la diversa versione dei fatti fornita dal sito dell’associazione italiana (con sede a Verona) “Sacerdoti lavoratori sposati”. Stando a costoro, il segretario di Milingo avrebbe scritto alla redazione di “Married priests now” (vale a dire, almeno allo stato attuale, a un blog ospitato nientemeno che da Splinder!) dicendo: «
I just spoke with Arc. Milingo about the Dan Brown book agreement. He has never met him and therefore has never made any book or movie agreement with him… There is no truth to it».

Ora, però, vi sono almeno due particolari che non tornano. Il primo è che di una tale smentita non vi sia alcuna traccia “ufficiale”, nemmeno in rete – ad eccezione del summenzionato sito italiano. Il secondo particolare è che il Segretario (sine nomine) di Milingo avrebbe smentito l’incontro fra l’ex arcivescovo e Dan Brown: peccato che i due, come riportato da Tornielli, non si siano ancora incontrati - quindi che bisogno c’era di smentirlo? Insomma, delle due l’una: o Tornielli è un genio, o Tornielli è un buon giornalista.

Scritto da piccolozaccheo | link | commenti (6)
imposture intellettuali, codici da vinci

sabato, 13 maggio 2006
codici da Vinci (3)

«Ormai, di Dan Brown e del suo best seller si è detto tutto e di più: se ne sono imparate di tutti i colori, e forse si è anche scoperto qualcosa, dalle sue fonti di ispirazione, alla quale lui non aveva nemmeno pensato. Miracoli dell'esegesi. Tuttavia, resta forse in ombra un aspetto che, stranamente, non sembra essere stato preso in considerazione dai molteplici critici e studiosi del romanzo alla moda. Rifacciamoci a un punto centrale della trama del libro, che figura senz’altro anche nel film. La bella e colta Sophie, la quale - non dimentichiamolo - è una criptologa, chiede a un certo punto al professor Langdon chiarimenti sul principio maschile e femminile all’interno della religione egizia, che come sappiamo è uno degli snodi fondamentali della trama culturale dell’opera. Non va dimenticato nemmeno che Langdon è nientemeno che professore di simbologia nell’università di Harvard. Lasciamo perdere il fatto che tale disciplina ordinariamente non si insegni come materia a sé stante. Sappiamo che il professore-detective è un esperto di antropologia e storia delle religioni. Non c’è bisogno di avere una laurea in egittologia per sapere altresì che, nell’antica mitologia egizia, il rapporto tra il principio maschile e quello femminile era l’asse intorno al quale ruotava tutto il complicato cosmo delle divinità. Ci aspettiamo pertanto che il grande specialista, visto che sta parlando con una persona colta ma non proprio del mestiere, cominci con una citazione di un certo peso, ma tuttavia non troppo impegnativa: per esempio il grande trattato di Plutarco, De Iside et Osiride. Macché. Il professore cita viceversa i due principi genetici e sessuali della cultura cinese, lo yin e lo yang. Sorpresa e sconcerto. È mai possibile che un esperto di cultura egizia, il quale sta parlando appunto di problemi egizi all’interno di un discorso che riguarda quella civiltà, non trovi di meglio per spiegare il suo punto di vista che non ricorrere a qualche brandello di culturame esoterico, di quello d’accatto, che va di moda tra i cultori del new age? Si può pensare a una scivolata maldestra dell’autore. Al contrario. Difatti, nell’accurata preparazione del romanzo come “successo annunziato” l’editore di Brown - la newyorkese Random House - fece appello tra l’altro, tra il 1999 e il 2000, ai molti e potenti club di americane femministe e benestanti, anche colte o sedicenti tali, le quali immediatamente abboccarono. Non è stato infatti notato abbastanza che il Codice da Vinci è dal principio alla fine un inno non solo al femminismo, ma anche alla sua ideologia e al testo «di culto» che ne è il principale referente. In effetti, non si è mai fatto il nome finora dell’egittologa e antropologa Margaret Murray. La quale, ai primi del secolo scorso, redigeva un altro best seller destinato in seguito a venire più volte ripubblicato e tradotto in varie lingue, la nostra compresa. Si trattava de Il dio delle streghe. In questo libro la Murray, prendendo le mosse dalle tesi antropologiche di Gordon Childe, sosteneva una teoria generale sulla nascita e lo sviluppo dei sistemi religiosi nell’antichità preistorica. Secondo la studiosa, in origine, l’umanità sarebbe stata dedita al culto di una grande Dea Madre benefica, pacifica, prolifica, fecondatrice, all’ombra della quale il mondo viveva privo di guerre e ignaro di violenze. Ma ben presto prevalse purtroppo un principio divino nuovo: il Dio Unico di sesso maschile, dio dei sacerdoti e dei guerrieri. Divinità violenta e assetata di sangue. Da allora cominciarono i sacrifici cruenti, le guerre, le varie forme di repressione politica e sessuale. Secondo la Murray, le streghe perseguitate duramente dalla Chiesa durante il medioevo e l’età moderna altro non erano se non le pacifiche sacerdotesse dell’antica Dea Madre. Tale filosofia è rimasta al fondo dei movimenti radicali femministi per tutto il XX secolo, ha attraversato l’Età dell'Acquario ed è arrivata fino ai giorni nostri. È sulla base di questa dicotomia tra un Bene femminile e un Male maschile che Brown ha costruito il tessuto del suo libro. Il movimento femminista Usa se ne è fatto immediatamente araldo: da qui una delle principali ragioni del suo successo. Bisogna aggiungere dunque anche questo testo alle molte fonti già fino ad oggi citate de Il Codice da Vinci. Non senza dimenticare inoltre che la Chiesa viene indicata, nei Paesi protestanti, come la principale responsabile del mantenimento dell'egemonia maschilista nelle istituzioni religiose. Da qui un elemento anticattolico strutturale, obiettivo, che poi ha trovato un momento ispirativo forte nella trovata di ridisegnare il profilo dell’Opus Dei così come, tra Settecento e Ottocento, si usava disegnare quello della Compagnia di Gesù. A questo punto, il gioco dovrebbe essere chiaro. Ci sono tutti gli elementi per uno “pseudo-capolavoro” il cui pilastro è costituito dalla endiadi femminismo e anticattolicesimo. Può darsi che questo cocktail non piaccia a tutti: ma negli Stati Uniti ha sempre trovato molti buoni fan. Tutto ciò non spiega completamente la fortuna del libro di Dan Brown, la quale ha certamente altri ragioni. Ma la recrudescenza di sentimenti anticattolici scatenati proprio nel 2002, quando si ripropose lo scandalo dei preti pedofili Usa, dovrebbe pur dirci qualcosa. La campagna irachena era alle porte, e il Papa costituiva il più forte ostacolo all’impiego delle armi. Anche di questa circostanza politica si è giovato l’autore del Codice».

(Franco Cardini, Avvenire di oggi)

Per approfondire consigliamo:

- il nostro vecchio post su “Il vecchio abate e l’eterno femminino”

- i precedenti “Codici da Vinci”, soprattutto (1) e (2);

- tre articoli sempreverdi sul Codice delle bufale;

- un accurato sito francese;

- lo speciale del quotidiano Avvenire (con ulteriori rimandi)

- un valido contraltare al Codice di Mammona, in questo 13 maggio da non dimenticare.

Scritto da piccolozaccheo | link | commenti (10)
imposture intellettuali, gnosticismi, codici da vinci

domenica, 12 marzo 2006
codici da Vinci (2)

A parte il fatto che non capisco come si possa denunziare l’autore (tale Dan Brown) di un romanzetto (tale Codice da Vinci) perché ha copiato da un saggetto (tale Mistero del Santo Graal) i cui autori (tali Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln: prego notare il personaggio di questa foto, è Richard Leigh) a loro volta copiarono da ulteriori romanzetti (ad es., di tale Gérard de Sède, L’or de Rennes); a parte il fatto che non capisco come la Difesa di codesto autore, davanti ai giudici, possa esultare perché il predetto autore, fra i diversi suoi erroracci e arbitrii, ha sbagliato qualcuna delle date che pretendeva di strampalatamente copiare (per cui se avesse davvero copiato - si argomenta - egli avrebbe correttamente scritto che il Priorato di Sion fu fondato prima della reggenza di Baldovino II a Gerusalemme, nel 1099, e che la seconda crociata non iniziò durante il regno di costui, bensì nel 1147, sedici anni dopo la sua morte: poco importa che il Priorato di Sion non sia la cosa che dice Dan Brown, o ch’egli infarcisca il suo libro di “dati storici” e “documenti” inequivocabilmente falsi); a parte tutto questo e molto altro, dicevo, mi è venuta un’idea. Non so se funzioni l’esempio addotto da Introvigne: «Immaginiamo questo scenario. Esce un romanzo in cui si afferma che il Buddha, dopo l’illuminazione, non ha condotto la vita di castità che gli si attribuisce ma ha avuto moglie e figli. Che la comunità buddhista dopo la sua monte ha violato i diritti della moglie, che avrebbe dovuto essere la sua erede. Che per nascondere questa verità i buddhisti nel corso della loro storia hanno assassinato migliaia, anzi milioni di persone» (e non è che i monaci buddhisti, peraltro, siano tutti immacolati).

Ci vuole qualcosa di più piccante, di più acconcio a un palato occidentale. Ho pensato allora: perché non iniziare con un saggio su qualcuno di questi miti moderni, intoccabili? Che ne dite di un Gandhi patentato frequentatore di prostitute? Certo, dovrei trovarmi qualche protettore potente: un po’ come il trio Baigent-Leigh-Lincoln, i quali dedicarono Holy Blood Holy Grail «al banchiere Rod Collins [intendi bene], e ad Ann Evans, che ci ha incoraggiato nel nostro lavoro e che ora ha trovato una nuova vocazione come medium per l’ombra vagante e inquieta di Jehan l’Ascuiz [sic]». Poi ci farei sopra un romanzo, ovviamente. Non si offenderà nessuno, tanto è solo fiction, e d’altra parte non potrò autodenunziarmi. Però non credo che, qualora ne traessero un film, questo giungererebbe mai ad aprire il Festival del cinema di Cannes. Che stranezze: diamine, a non avere la penna brillante di Dan Brown.

Scritto da piccolozaccheo | link | commenti (11)
imposture intellettuali, codici da vinci

venerdì, 18 novembre 2005
codici da Vinci (1)



Da una conversazione udita in libreria:

 

- Mah. Alla fine non è che il Codice da Vinci mi abbia poi lasciato tanto.

- Sì, però a livello di informazioni…

- Ah beh, su quello non ci piove.

- A me ha dato un’infarinatura su certi temi. Prima non sapevo tutte quelle cose sul cristianesimo.


(Illustrazione di Gary Larson)

Scritto da piccolozaccheo | link | commenti (3)
diario scritto di giorno, codici da vinci

martedì, 15 novembre 2005
la memoria diffamata di Maria Maddalena

Un limpido articolo di Gianfranco Ravasi (come sempre fin troppo cauto e diplomatico: vedi ad es. il giudizio su Abel Ferrara), dedicato a un’importante figura delle origini cristiane, spesso fraintesa o deliberatamente distorta:

 

Nel 1989 Giovanni Testori mi chiese di premettere a un suo volume dedicato a Maria Maddalena nella storia dell’arte (soggetto in cui sacro ed eros s’intrecciavano secondo una tipologia cara allo scrittore) un profilo biblico. Scelsi come titolo: «Una santa calunniata e glorificata». Il titolo è ancor più pertinente ai nostri giorni sia attraverso le fanfaluche alla Dan Brown, sia col film (pur pregevole) di Abel Ferrara, sia con una sorta di luogo comune, scambiato per storiografico, inchiodato nella mente di lettori troppo indifesi o remissivi. Cerchiamo, allora, di ricostruire le ragioni della deformazione del volto di questa donna proveniente da Magdala, un villaggio posto sulla costa occidentale del lago di Tiberiade, allora centro commerciale ittico tant’è vero che in greco si chiamava Tarichea, cioè «pesce salato». Ebbene, da questa località, Maria emerge all’improvviso nel Vangelo di Luca (8,1-3), in un elenco di discepole di Cristo. Il ritratto è abbozzato con una sola pennellata: «Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni». Il «demonio» nel linguaggio evangelico non è solo radice di un male morale, ma anche fisico, che può pervadere una persona. Il «sette», poi, è il numero simbolico della pienezza. Non possiamo, dunque, sapere molto sul male grave, morale o psichico o fisico, che colpiva Maria e che Gesù le aveva eliminato. La tradizione popolare, però, nei secoli successivi non ha avuto esitazioni e ha fatto diventare Maria Maddalena una prostituta. Perché? La risposta è semplice: nella pagina precedente, il capitolo 7 del Vangelo di Luca, si narra la storia di un’anonima «peccatrice nota in quella (innominata) città». L’applicazione era facile ma infondata: questa «peccatrice» pubblica dovrebbe essere Maria di Magdala, presentata poche righe dopo! A lei venne, allora, attribuita tutta la vicenda raccontata dall’evangelista. Saputo della presenza di Gesù a un banchetto in casa di un notabile fariseo, essa aveva compiuto un gesto di venerazione e di amore particolarmente apprezzato dal Cristo: aveva cosparso di olio profumato i piedi del rabbi di Nazaret, li aveva bagnati con le sue lacrime e li aveva asciugati coi suoi capelli. Con questa prima ingiustificata identificazione se ne preparava già la seconda in una specie di giuoco delle sovrimpressioni. È noto, infatti, che nel capitolo 12 di Giovanni, Maria, sorella di Marta e di Lazzaro, amici di Gesù, compie lo stesso gesto – che, tra l’altro, era segno di ospitalità e di esaltazione dell’ospite – dell’anonima peccatrice di Luca. Infatti, durante il pranzo, «cosparge i piedi di Gesù con una libbra di olio profumato di vero nardo assai prezioso e li asciuga coi suoi capelli». È così che nella tradizione cristiana Maria di Magdala viene trasformata in Maria di Betania, sobborgo di Gerusalemme! Per due volte la tradizione popolare fa perdere i connotati personali a Maria di Magdala, confondendola prima con una prostituta – da qui tutte le rappresentazioni “carnali” della santa nella storia dell’arte – e poi con la più pura Maria di Betania. Frattanto, però, Maria Maddalena è effettivamente giunta a Gerusalemme alla sequela di Gesù per vivere con lui e coi discepoli le sue ultime ore tragiche. Tutti gli evangelisti sono, infatti, concordi nel segnalare la sua presenza al momento della crocifissione e della sepoltura di Cristo. Ed è proprio accanto a quella tomba nella luce ancora pallida dell’alba di Pasqua che il vangelo di Giovanni (20, 11-18) ambienta il celebre incontro tra Cristo e Maria di Magdala. Come è noto, Maria scambia il Cristo col custode dell’area cimiteriale. Ora, la «cecità» è tipica di alcune apparizioni del Risorto: si pensi solo ai discepoli di Emmaus che gli camminano insieme per ore senza riconoscerlo (Luca 24, 13-35). Il significato è naturalmente teologico: pur essendo ancora Gesù di Nazaret, il Cristo glorioso travalica le coordinate umane, storiche e fisiche. Per poterlo «riconoscere» è necessario mettersi su un canale di conoscenza trascendente, quello della fede. È per questo che, solo quando si sente chiamata per nome in un dialogo personale, Maria lo «riconosce» chiamandolo in aramaico Rabbuní, «mio maestro». Nella sua celebre Vita di Gesù Renan razionalisticamente spiegherà tutta la scena come l’allucinazione di un’innamorata: «L’amore di una donna compì il miracolo: Gesù risorse per lei!». Si aggiungeva, così, un ulteriore tassello malizioso al ritratto di Maria, facendola passare – senza il minimo fondamento testuale – come amante segreta di Gesù. Ma questa deformazione del volto della Maddalena aveva radici più antiche a cui vorrebbero rimandare i moderni “detrattori” della santa. Dobbiamo uscire dai Vangeli canonici ed entrare nel mondo, magmatico e insicuro, degli apocrifi gnostici, sorti nella cristianità d’Egitto attorno al III secolo. Prima di tutto dobbiamo dire che in alcuni di questi scritti Maria di Magdala viene identificata con Maria, la madre di Gesù. Identificazione, certo, nobilissima ma che ancora una volta impediva a questa donna di conservare la sua identità personale. Anzi, la trasfigurazione raggiungerà in quegli scritti una tale altezza da sciogliere la figura di Maria Maddalena fino a renderla quasi un’idea, un simbolo, la Sapienza per eccellenza. E questo risultato viene paradossalmente ottenuto attraverso immagini sulle quali la lettura posteriore con malizia ricamerà allusioni voluttuose ed erotiche. Si legge, infatti, nel vangelo apocrifo di Filippo, scoperto nel 1945 a Nag Hammadi in Egitto: «Il Signore amava Maria Maddalena più di tutti i discepoli e spesso la baciava sulla bocca. Gli altri discepoli, vedendolo con Maria, gli domandarono: Perché l’ami più di tutti noi?». Ce n’è abbastanza per chi, ignaro di simbolica biblica (la Sapienza esce dalla bocca dell’Altissimo secondo l’Antico Testamento), voglia seminare sospetto su Maria e su Gesù, fantasticando una relazione sessuale tra i due. In realtà, come scriveva Luigi Moraldi in un’edizione di quell’apocrifo, «in tutti gli scritti gnostici cristiani la Maddalena è solo l’esempio del perfetto gnostico e la maestra della dottrina gnostica», cioè della conoscenza piena dei misteri divini. In un altro testo gnostico, il trattato Pistis Sophia, ove appare per ben 77 volte, la Maddalena diventa l’emblema dell’umanità redenta di tipo androgino (un’altra deformazione di Maria!) perché, secondo Paolo, «non ci sarà più né uomo né donna ma tutti saranno uno in Cristo Gesù» (Galati 3,28). Ma la sua funzione di segno della Sapienza divina sarà esplicita in questa beatitudine messa in bocca a Gesù dall’autore gnostico: «Te beata, Maria, ti renderò perfetta in tutti i misteri dell’alto. Parla apertamente tu, il cui cuore è rivolto al Regno dei cieli più di tutti i tuoi fratelli» (17,2).

Una santa in cerca d’identità, quindi, sospesa tra due estremi: carnalmente abbassata a prostituta o ad amante, spiritualmente elevata a Sapienza trasfigurata. Per fortuna l’unico che la chiamò per nome, Maria, e la riconobbe confermandola come sua discepola fu proprio Gesù di Nazaret, il suo Maestro, il Rabbuní. Ed è proprio sulla base di quell’incontro pasquale che la sua presenza si riaffaccia ogni anno nella liturgia cattolica con la stupenda melodia gregoriana del Victimae paschali e con quel dialogo latino che ci esimiamo dal tradurre: «Dic nobis, Maria, quid vidisti in via?» – «Surrexit Christus spes mea!».

 

(Gianfranco Ravasi, “Avvenire” 15/11/2005)

Scritto da piccolozaccheo | link | commenti (1)
volti e parole, codici da vinci, cristianesimo antico e dintorni