«Siate cambiavalute esperti» (agraphon citato in Clemente Alessandrino, Stromata I,28,177,2)
Se hai tempo da buttare, leggi le LETTERE DALLA CAMPAGNA
«Austeritas, secundum quod est virtus, non excludit omnes delectationes, sed superfluas et inordinatas. Unde videtur pertinere ad affabilitatem, quam Philosophus “amicitiam” nominat, vel ad eutrapeliam, sive iucunditatem»
(S. Th. II-II, q. 168, a. 4, ad 3m)
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La storia è nota. Nel 1974, alla fine di novembre, il regista tedesco Werner Herzog viene a sapere che la sua cara amica Lotte Eisner è gravemente malata. No non può essere, non in questo momento, dice lui, non posso permettere che muoia. Decide allora di percorrere a piedi, in linea retta, il tragitto che li separa: Monaco-Parigi. E parte. Munito di una bussola, una sacca e un paio di stivali buoni. Giunto a destinazione, un mese dopo, Lotte è guarita. E vivrà per altri otto anni. Il racconto del viaggio diventa una specie di ex voto, col titolo Sentieri nel ghiaccio (ristampato in questi giorni da Guanda). Un uomo che fa questo, comunque la pensi, merita tutto il mio rispetto.
P.S. La frase del titolo è presa da qui. Ah, sarò via per una settimana circa (a piedi). Fate i bravi e buona Pentecoste. A presto!
Ricevo e diffondo, dall’Ufficio Stampa dell’Editore Bonanno: il libro Erbe amare di Ariel Levi di Gualdo verrà presentato alla Fiera del Libro di Torino dal giornalista Andrea Tornielli. L’appuntamento è per lunedì 12 Maggio alle ore 11.00.
Ieri i cent’anni dalla nascita di Giovannino Guareschi (qui il sito ufficiale con tutte le iniziative), oggi i tredici anni dalla scomparsa di Cornelio Fabro, che verrà ricordato stasera nel paese che gli diede i natali (Flumignano, in provincia di Udine).
Un articolo del “Messaggero Veneto” (1/05/2008, p. 18) osserva opportunamente che «il vasto contenuto speculativo di padre Fabro si basa su uno studio genetico, storico e critico del tomismo, che gli permise di avviare, con solidità e consistenza, un dialogo e un confronto con le istanze più acute del mondo moderno. In tempi di contestazione del magistero della Chiesa, a Fabro venne riconosciuto il merito di avere esplicitato un pensiero che ha saputo corrispondere alla generosa esigenza della fede con l’audacia autentica della ragione».
«
(tratto da qui)
«Il giorno in cui l’America metterà il suo piede in Europa, la pace e la sicurezza vi saranno bandite per lungo tempo» (Charles-Maurice de Talleyrand).
Dato che in questo blog non si parla mai di musica, quantomeno la si ausculti.
Questo, ad esempio, è un capolavoro.
Raro concedit, numquam negat, semper distinguit.
Ne parla oggi Blondet.
Ci scrive l’amico lettore Edmund Campion (altrimenti noto come CarloS):
Vorrei segnalare questa notizia, passata nel silenzio pressoché assoluto dei grandi media:
Parigi: 7 medici a processo,
provocarono rara malattia che fece morire 111 bambini.
Cosa sarebbe accaduto se in Francia, non 111, ma un solo bambino fosse morto a causa della medesima malattia, per cause naturali? Non avremmo assistito a una lunga serie di “speciali” dei telegiornali, a decine di puntate di “Matrix”, “Porta a Porta” e simili? Non si sarebbe messo in allarme il Paese intero? Che sarebbe accaduto se ci fosse stato anche il solo sospetto di abusi sessuali su 111 bambini da parte di alcuni preti o maestre? Quanto se ne sarebbe parlato? E per quanto tempo? E che dire della difesa dei medici: “Siamo innocenti perché allora non avevamo le conoscenze scientifiche necessarie”?
Dalle parole di Benedetto XVI all’Udienza del mercoledì di ieri:
«Cari fratelli e sorelle,
siamo giunti alla vigilia del Triduo Pasquale. I prossimi tre giorni vengono comunemente chiamati “santi” perché ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione; ci riconducono infatti al nucleo essenziale della fede cristiana: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore ed il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa. Al termine dell’itinerario quaresimale, ci apprestiamo anche noi ad entrare nel clima stesso che Gesù visse allora a Gerusalemme. Vogliamo ridestare in noi la viva memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia, domenica prossima, “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria,
Domani, Giovedì Santo,
Il Venerdì Santo è la giornata che fa memoria della passione, crocifissione e morte di Gesù. In questo giorno la liturgia della Chiesa non prevede la celebrazione della Santa Messa, ma l’assemblea cristiana si raccoglie per meditare sul grande mistero del male e del peccato che opprimono l’umanità, per ripercorrere, alla luce della Parola di Dio e aiutata da commoventi gesti liturgici, le sofferenze del Signore che espiano questo male. Dopo aver ascoltato il racconto della passione di Cristo, la comunità prega per tutte le necessità della Chiesa e del mondo, adora
Il Sabato Santo è segnato da un profondo silenzio. Le Chiese sono spoglie e non sono previste particolari liturgie. Mentre attendono il grande evento della Risurrezione, i credenti perseverano con Maria nell’attesa pregando e meditando. C’è bisogno in effetti di un giorno di silenzio, per meditare sulla realtà della vita umana, sulle forze del male e sulla grande forza del bene scaturita dalla Passione e dalla Risurrezione del Signore. Grande importanza viene data in questo giorno alla partecipazione al Sacramento della riconciliazione, indispensabile via per purificare il cuore e predisporsi a celebrare intimamente rinnovati
Cari fratelli e sorelle, in questi giorni singolari orientiamo decisamente la vita verso un’adesione generosa e convinta ai disegni del Padre celeste; rinnoviamo il nostro “sì” alla volontà divina come ha fatto Gesù con il sacrificio della croce. I suggestivi riti del Giovedì Santo, del Venerdì Santo, il silenzio ricco di preghiera del Sabato Santo e la solenne Veglia Pasquale ci offrono l’opportunità di approfondire il senso e il valore della nostra vocazione cristiana, che scaturisce dal Mistero Pasquale e di concretizzarla nella fedele sequela di Cristo in ogni circostanza, come ha fatto Lui, sino al dono generoso della nostra esistenza.
Far memoria dei misteri di Cristo significa anche vivere in profonda e solidale adesione all’oggi della storia, convinti che quanto celebriamo è realtà viva ed attuale. Portiamo dunque nella nostra preghiera la drammaticità di fatti e situazioni che in questi giorni affliggono tanti nostri fratelli in ogni parte del mondo. Noi sappiamo che l’odio, le divisioni, le violenze non hanno mai l’ultima parola negli eventi della storia. Questi giorni rianimano in noi la grande speranza: Cristo crocifisso è risorto e ha vinto il mondo. L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’amore. Dobbiamo quindi ripartire da Cristo e lavorare in comunione con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore. In quest’impegno, che tutti ci coinvolge, lasciamoci guidare da Maria, che ha accompagnato il Figlio divino sulla via della passione e della croce e ha partecipato, con la forza della fede, all’attuarsi del suo disegno salvifico. Con questi sentimenti, formulo fin d’ora i più cordiali auguri di lieta e santa Pasqua a tutti voi, ai vostri cari e alle vostre Comunità».
(Copyright: Libreria Editrice Vaticana)
Agghiacciante, e al contempo istruttiva, questa lettera apparsa oggi nella posta del sito Effedieffe.
[Il titolo del post, ovviamente, si riferisce a questo film.]
(Disegno di Joe Sacco, Gaza Diary for Harper’s Magazine)
Dal sito ZENIT:
«Per la prima volta dal 1929, L’Osservatore Romano verrà stampato anche fuori dai confini vaticani. Lo ha rivelato il suo direttore, Giovanni Maria Vian, in un articolo apparso sulla prima pagina del quotidiano questo mercoledì. “Da sempre, un punto dolente per L’Osservatore Romano - una delle sue difficoltà - è quello della ‘ristrettezza del suo raggio di diffusione’, per riprendere le parole che nel 1961 l’allora Cardinale Giovanni Battista Montini scrisse per il centenario del giornale”, ha scritto Vian. Per favorire una sua maggiore diffusione, spiega, dal 2 marzo fino alla fine dell’anno il quotidiano verrà distribuito ogni domenica con un’altra importante testata del giornalismo cattolico, L’Eco di Bergamo».
Se arriva anche qua, finalmente lo compro.
El Capitan de la compagnia
l’è stà ferito e sta per morir.
El manda a dire ai suoi Alpini
perché lo vengano a ritrovar.
El manda a dire ai suoi Alpini
perché lo vengano a ritrovar.
I suoi Alpini ghè manda a dire
che non han scarpe per camminar.
O con le scarpe o senza scarpe
i miei Alpini li voglio qua.
O con le scarpe o senza scarpe
i miei Alpini li voglio qua.
Cosa comanda, Siòr Capitano,
che noi adesso semo arrivà?
E io comando che il mio Corpo
in cinque pezzi sia taglià.
E io comando che il mio Corpo
in cinque pezzi sia taglià.
Il primo pezzo alla mia Patria
il secondo pezzo al Battaglion
il terzo pezzo alla mia Mamma
che si ricordi del suo Figliol.
Il terzo pezzo alla mia Mamma
che si ricordi del suo Figliol.
Il quarto pezzo alla mia Bella
che si ricordi del suo primo Amor.
L’ultimo pezzo alle montagne
che lo fioriscano di rose e fior.
L’ultimo pezzo alle montagne
che lo fioriscano di rose e fior.
(In feriis IV Cinerum)
[Per ascoltare il Testamento del Capitano
pigiare qui oppure qua, dal min. 00:47]
Devo smetterla di pranzare alle due. Oppure tenere spento il televisore.
Dal sito del Corriere della Notte:
Con in testa una kippah, il presidente americano ha ascoltato commosso una poesia scritta da Hanna Senech, paracadutata in Ungheria nel 1944 e fucilata dai nazisti: “Dio mio, dio mio, che questa canzone non finisca mai....”. Con il capo chino e gli occhi pieni di lacrime, Bush ha deposto una corona alla fiamma eterna di Yad Vashem e ha commentato: “Spero che se molti nel mondo verranno in questo luogo, sarà da ammonimento che il male esiste e che se il male viene individuato, bisogna resistergli”.
Frattanto, i nostri “laici” discutono affannosamente sui peli del Papa, e su quanto

Anyone who is looking around for a simulated icon of the deity (or reality) in Newtonian guise might well be disapponted. The phrase “God is dead” applies aptly, correctly, validly to the Newtonian universe which is dead. The groundrule of that universe, upon which so much of our Western world is built, has dissolved.
Oggi furoreggiano gli ateologi d’accatto, fracassoni e inscalfibili. Impossibile avvicinarli per un confronto intelligente: passano da un tema all’altro, da uno svarione all’altro, da una parola d’ordine all’altra, con una leggerezza che non lascia respiro. E con la disperata, allucinata convinzione mitologica di andare “contro il sistema”… A loro, in particolare, oso dedicare questi auguri di buon anno. Sono i miei eroi, i miei ultimi, i più poveri di tutti.
Foto e citazione iniziali sono tratte da Marshall McLuhan - Quentin Fiore, The Medium is the MASSAGE, 1967.
«L’altro giorno ho trovato in un giornale un esempio davvero impressionante della frivolezza di chi fa professione di scetticismo radicale. Un tale scriveva per dire che non accettava nulla all’infuori del solipsismo, e aggiungeva di essersi spesso meravigliato che non fosse una filosofia più diffusa. Ora, solipsismo significa semplicemente che un uomo crede nella sua propria esistenza, ma non in quella di altre persone o cose. E a questo ingenuo sofista non è mai venuto in mente che, se la sua filosofia fosse vera, non ci sarebbero evidentemente altri filosofi a professarla».
(tratto da qui)
Quest’anno, come biglietto di auguri per Natale (*), lascio ai lettori un bell’inno ambrosiano, assieme a una mappa di Betlemme (per orientare la preghiera verso una parte di mondo che ora soffre, ma che è stata luogo di gioia). Ci si rilegge fra qualche giorno… A presto!
Intende, qui regis Israel,
super Cherubin qui sedes,
appare Ephraem coram, excita
potentiam tuam et veni.
Veni redemptor gentium,
ostende partum Virginis;
miretur omne saeculum:
talis decet partus Deum.
Non ex virili semine,
sed mystico spiramine
verbum Dei factum est caro,
fructusque ventris floruit.
Alvus tumescit virginis,
claustrum pudoris permanet,
vexilla virtutum micant:
versatur in templo Deus.
Procedat e thalamo suo,
pudoris aula regia,
geminae gigas substantiae,
alacris ut currat viam.
Egressus eius a Patre,
regressus eius ad patrem,
excursus usque ad inferos,
recursus ad sedem Dei.
Aequalis aeterno Patri,
carnis trophaeo cingere,
infirma nostri corporis
virtute firmans perpeti.
Praesepe iam fulget tuum,
lumenque nox spirat suum,
quod nulla nox interpolet
fideque iugi luceat.
(una versione in italiano si può leggere qui)
(*) «Non mi fido delle formule pie, soprattutto quando escono dalla mia bocca. Cerco strenuamente di non farmi contagiare dal linguaggio del pio fedele, solo che salta fuori quando meno te l’aspetti… La liturgia, a differenza del linguaggio del pio fedele, è di una mirabile asciuttezza» (Flannery O’Connor, tratto da qui).
Lei è informato, si conservi!