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(S. Th. II-II, q. 168, a. 4, ad 3m)

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venerdì, 09 maggio 2008
il turismo è peccato, viaggiare a piedi è virtù

La storia è nota. Nel 1974, alla fine di novembre, il regista tedesco Werner Herzog viene a sapere che la sua cara amica Lotte Eisner è gravemente malata. No non può essere, non in questo momento, dice lui, non posso permettere che muoia. Decide allora di percorrere a piedi, in linea retta, il tragitto che li separa: Monaco-Parigi. E parte. Munito di una bussola, una sacca e un paio di stivali buoni. Giunto a destinazione, un mese dopo, Lotte è guarita. E vivrà per altri otto anni. Il racconto del viaggio diventa una specie di ex voto, col titolo Sentieri nel ghiaccio (ristampato in questi giorni da Guanda). Un uomo che fa questo, comunque la pensi, merita tutto il mio rispetto.

P.S. La frase del titolo è presa da qui. Ah, sarò via per una settimana circa (a piedi). Fate i bravi e buona Pentecoste. A presto!

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scaffale aperto, diario scritto di giorno

martedì, 06 maggio 2008
Erbe amare a Torino

Ricevo e diffondo, dall’Ufficio Stampa dell’Editore Bonanno: il libro Erbe amare di Ariel Levi di Gualdo verrà presentato alla Fiera del Libro di Torino dal giornalista Andrea Tornielli. L’appuntamento è per lunedì 12 Maggio alle ore 11.00. 

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diario scritto di giorno

venerdì, 02 maggio 2008
anniversari

Ieri i cent’anni dalla nascita di Giovannino Guareschi (qui il sito ufficiale con tutte le iniziative), oggi i tredici anni dalla scomparsa di Cornelio Fabro, che verrà ricordato stasera nel paese che gli diede i natali (Flumignano, in provincia di Udine).

Un articolo del “Messaggero Veneto” (1/05/2008, p. 18) osserva opportunamente che «il vasto contenuto speculativo di padre Fabro si basa su uno studio genetico, storico e critico del tomismo, che gli permise di avviare, con solidità e consistenza, un dialogo e un confronto con le istanze più acute del mondo moderno. In tempi di contestazione del magistero della Chiesa, a Fabro venne riconosciuto il merito di avere esplicitato un pensiero che ha saputo corrispondere alla generosa esigenza della fede con l’audacia autentica della ragione».

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diario scritto di giorno

lunedì, 28 aprile 2008
procede la causa di beatificazione di J.H. Newman

«La Procura Generale è lieta di annunciare che in data odierna la Consulta Medica della Congregazione per le Cause dei Santi ha espresso all’unanimità giudizio positivo sulla straordinarietà della guarigione attribuita all’intercessione del Ven. Card. John Henry Newman C.O. e presentata dalla Postulazione come “miracolo” per lauspicata beatificazione. Rendiamo grazie a Dio per questo importante passo che accelera l’iter della Causa, la quale in tempi brevi dovrebbe ormai giungere a conclusione».

(tratto da qui)

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diario scritto di giorno

venerdì, 25 aprile 2008
profeti di ventura

«Il giorno in cui l’America metterà il suo piede in Europa, la pace e la sicurezza vi saranno bandite per lungo tempo» (Charles-Maurice de Talleyrand).

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diario scritto di giorno

mercoledì, 16 aprile 2008
Dialogues des Carmélites

Dato che in questo blog non si parla mai di musica, quantomeno la si ausculti.

Questo, ad esempio, è un capolavoro.

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diario scritto di giorno

domenica, 30 marzo 2008
il buon tomista

Raro concedit, numquam negat, semper distinguit.

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diario scritto di giorno

vivere senza menzogna (2)

Ne parla oggi Blondet.

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venerdì, 28 marzo 2008
scienza e coscienza

Ci scrive l’amico lettore Edmund Campion (altrimenti noto come CarloS):

Vorrei segnalare questa notizia, passata nel silenzio pressoché assoluto dei grandi media:

Parigi: 7 medici a processo,

provocarono rara malattia che fece morire 111 bambini.

Cosa sarebbe accaduto se in Francia, non 111, ma un solo bambino fosse morto a causa della medesima malattia, per cause naturali? Non avremmo assistito a una lunga serie di “speciali” dei telegiornali, a decine di puntate di “Matrix”, “Porta a Porta” e simili? Non si sarebbe messo in allarme il Paese intero? Che sarebbe accaduto se ci fosse stato anche il solo sospetto di abusi sessuali su 111 bambini da parte di alcuni preti o maestre? Quanto se ne sarebbe parlato? E per quanto tempo? E che dire della difesa dei medici: “Siamo innocenti perché allora non avevamo le conoscenze scientifiche necessarie”?

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diario scritto di giorno

giovedì, 20 marzo 2008
il triduo pasquale

Dalle parole di Benedetto XVI all’Udienza del mercoledì di ieri:

«Cari fratelli e sorelle,

siamo giunti alla vigilia del Triduo Pasquale. I prossimi tre giorni vengono comunemente chiamati “santi” perché ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione; ci riconducono infatti al nucleo essenziale della fede cristiana: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore ed il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa. Al termine dell’itinerario quaresimale, ci apprestiamo anche noi ad entrare nel clima stesso che Gesù visse allora a Gerusalemme. Vogliamo ridestare in noi la viva memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia, domenica prossima, “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste”, come dice il Prefazio per il giorno di Pasqua nel rito ambrosiano.

Domani, Giovedì Santo, la Chiesa fa memoria dell’Ultima Cena durante la quale il Signore, la vigilia della sua passione e morte, ha istituito il Sacramento dell’Eucaristia e quello del Sacerdozio ministeriale. In quella stessa notte Gesù ci ha lasciato il comandamento nuovo, “mandatum novum”, il comandamento dell’amore fraterno. Prima di entrare nel Triduo Santo, ma già in stretto collegamento con esso, avrà luogo in ogni Comunità diocesana, domani mattina, la Messa Crismale, durante la quale il Vescovo e i sacerdoti del presbiterio diocesano rinnovano le promesse dell’Ordinazione. Vengono anche benedetti gli olii per la celebrazione dei Sacramenti: l’olio dei catecumeni, l’olio dei malati e il sacro crisma. E’ un momento quanto mai importante per la vita di ogni comunità diocesana che, raccolta attorno al suo Pastore, rinsalda la propria unità e la propria fedeltà a Cristo, unico Sommo ed Eterno Sacerdote. Alla sera, nella Messa in Cena Domini si fa memoria dell’Ultima Cena quando Cristo si è dato a tutti noi come nutrimento di salvezza, come farmaco di immortalità: è il mistero dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana. In questo Sacramento di salvezza il Signore ha offerto e realizzato per tutti coloro che credono in Lui la più intima unione possibile tra la nostra e la sua vita. Col gesto umile e quanto mai espressivo della lavanda dei piedi, siamo invitati a ricordare quanto il Signore fece ai suoi Apostoli: lavando i loro piedi proclamò in maniera concreta il primato dell’amore, amore che si fa servizio fino al dono di se stessi, anticipando anche così il sacrificio supremo della sua vita che si consumerà il giorno dopo sul Calvario. Secondo una bella tradizione, i fedeli chiudono il Giovedì Santo con una veglia di preghiera e di adorazione eucaristica per rivivere più intimamente l’agonia di Gesù al Getsemani.

Il Venerdì Santo è la giornata che fa memoria della passione, crocifissione e morte di Gesù. In questo giorno la liturgia della Chiesa non prevede la celebrazione della Santa Messa, ma l’assemblea cristiana si raccoglie per meditare sul grande mistero del male e del peccato che opprimono l’umanità, per ripercorrere, alla luce della Parola di Dio e aiutata da commoventi gesti liturgici, le sofferenze del Signore che espiano questo male. Dopo aver ascoltato il racconto della passione di Cristo, la comunità prega per tutte le necessità della Chiesa e del mondo, adora la Croce e si accosta all’Eucaristia, consumando le specie conservate dalla Messa in Cena Domini del giorno precedente. Come ulteriore invito a meditare sulla passione e morte del Redentore e per esprimere l’amore e la partecipazione dei fedeli alle sofferenze di Cristo, la tradizione cristiana ha dato vita a varie manifestazioni di pietà popolare, processioni e sacre rappresentazioni, che mirano ad imprimere sempre più profondamente nell’animo dei fedeli sentimenti di vera partecipazione al sacrificio redentivo di Cristo. Fra queste spicca la Via Crucis, pio esercizio che nel corso degli anni si è arricchito di molteplici espressioni spirituali ed artistiche legate alla sensibilità delle diverse culture. Sono così sorti in molti Paesi santuari con il nome di “Calvaria”, ai quali si giunge attraverso un’erta salita che richiama il cammino doloroso della Passione, consentendo ai fedeli di partecipare all’ascesa del Signore verso il Monte della Croce, il Monte dell’Amore spinto fino alla fine.

Il Sabato Santo è segnato da un profondo silenzio. Le Chiese sono spoglie e non sono previste particolari liturgie. Mentre attendono il grande evento della Risurrezione, i credenti perseverano con Maria nell’attesa pregando e meditando. C’è bisogno in effetti di un giorno di silenzio, per meditare sulla realtà della vita umana, sulle forze del male e sulla grande forza del bene scaturita dalla Passione e dalla Risurrezione del Signore. Grande importanza viene data in questo giorno alla partecipazione al Sacramento della riconciliazione, indispensabile via per purificare il cuore e predisporsi a celebrare intimamente rinnovati la Pasqua. Almeno una volta all’anno abbiamo bisogno di questa purificazione interiore di questo rinnovamento di noi stessi. Questo Sabato di silenzio, di meditazione, di perdono, di riconciliazione sfocia nella Veglia Pasquale, che introduce la domenica più importante della storia, la domenica della Pasqua di Cristo. Veglia la Chiesa accanto al nuovo fuoco benedetto e medita la grande promessa, contenuta nell’Antico e nel Nuovo Testamento, della liberazione definitiva dall’antica schiavitù del peccato e della morte. Nel buio della notte viene acceso dal fuoco nuovo il cero pasquale, simbolo di Cristo che risorge glorioso. Cristo luce dell’umanità disperde le tenebre del cuore e dello spirito ed illumina ogni uomo che viene nel mondo. Accanto al cero pasquale risuona nella Chiesa il grande annuncio pasquale: Cristo è veramente risorto, la morte non ha più alcun potere su di Lui. Con la sua morte Egli ha sconfitto il male per sempre ed ha fatto dono a tutti gli uomini della vita stessa di Dio. Per antica tradizione, durante la Veglia Pasquale, i catecumeni ricevono il Battesimo, per sottolineare la partecipazione dei cristiani al mistero della morte e della risurrezione di Cristo. Dalla splendente notte di Pasqua, la gioia, la luce e la pace di Cristo si espandono nella vita dei fedeli di ogni comunità cristiana e raggiungono ogni punto dello spazio e del tempo.

Cari fratelli e sorelle, in questi giorni singolari orientiamo decisamente la vita verso un’adesione generosa e convinta ai disegni del Padre celeste; rinnoviamo il nostro “sì” alla volontà divina come ha fatto Gesù con il sacrificio della croce. I suggestivi riti del Giovedì Santo, del Venerdì Santo, il silenzio ricco di preghiera del Sabato Santo e la solenne Veglia Pasquale ci offrono l’opportunità di approfondire il senso e il valore della nostra vocazione cristiana, che scaturisce dal Mistero Pasquale e di concretizzarla nella fedele sequela di Cristo in ogni circostanza, come ha fatto Lui, sino al dono generoso della nostra esistenza.

Far memoria dei misteri di Cristo significa anche vivere in profonda e solidale adesione all’oggi della storia, convinti che quanto celebriamo è realtà viva ed attuale. Portiamo dunque nella nostra preghiera la drammaticità di fatti e situazioni che in questi giorni affliggono tanti nostri fratelli in ogni parte del mondo. Noi sappiamo che l’odio, le divisioni, le violenze non hanno mai l’ultima parola negli eventi della storia. Questi giorni rianimano in noi la grande speranza: Cristo crocifisso è risorto e ha vinto il mondo. L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’amore. Dobbiamo quindi ripartire da Cristo e lavorare in comunione con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore. In quest’impegno, che tutti ci coinvolge, lasciamoci guidare da Maria, che ha accompagnato il Figlio divino sulla via della passione e della croce e ha partecipato, con la forza della fede, all’attuarsi del suo disegno salvifico. Con questi sentimenti, formulo fin d’ora i più cordiali auguri di lieta e santa Pasqua a tutti voi, ai vostri cari e alle vostre Comunità».

(Copyright: Libreria Editrice Vaticana)

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mercoledì, 05 marzo 2008
il diavolo, probabilmente (2)

Agghiacciante, e al contempo istruttiva, questa lettera apparsa oggi nella posta del sito Effedieffe.

[Il titolo del post, ovviamente, si riferisce a questo film.]

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lunedì, 03 marzo 2008
una preghiera per Gaza



(Disegno di Joe Sacco, Gaza Diary for Harper’s Magazine)

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giovedì, 28 febbraio 2008
ubi Petrus ibi Ecclesia

Dal sito ZENIT:

«Per la prima volta dal 1929, L’Osservatore Romano verrà stampato anche fuori dai confini vaticani. Lo ha rivelato il suo direttore, Giovanni Maria Vian, in un articolo apparso sulla prima pagina del quotidiano questo mercoledì. “Da sempre, un punto dolente per L’Osservatore Romano - una delle sue difficoltà - è quello della ‘ristrettezza del suo raggio di diffusione’, per riprendere le parole che nel 1961 lallora Cardinale Giovanni Battista Montini scrisse per il centenario del giornale”, ha scritto Vian. Per favorire una sua maggiore diffusione, spiega, dal 2 marzo fino alla fine dellanno il quotidiano verrà distribuito ogni domenica con unaltra importante testata del giornalismo cattolico, L’Eco di Bergamo».

Se arriva anche qua, finalmente lo compro.

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mercoledì, 06 febbraio 2008
il Testamento del Capitano

El Capitan de la compagnia

l’è stà ferito e sta per morir.

El manda a dire ai suoi Alpini

perché lo vengano a ritrovar.

El manda a dire ai suoi Alpini

perché lo vengano a ritrovar.

I suoi Alpini ghè manda a dire

che non han scarpe per camminar.

O con le scarpe o senza scarpe

i miei Alpini li voglio qua.

O con le scarpe o senza scarpe

i miei Alpini li voglio qua.

Cosa comanda, Siòr Capitano,

che noi adesso semo arrivà?

E io comando che il mio Corpo

in cinque pezzi sia taglià.

E io comando che il mio Corpo

in cinque pezzi sia taglià.

Il primo pezzo alla mia Patria

il secondo pezzo al Battaglion

il terzo pezzo alla mia Mamma

che si ricordi del suo Figliol.

Il terzo pezzo alla mia Mamma

che si ricordi del suo Figliol.

Il quarto pezzo alla mia Bella

che si ricordi del suo primo Amor.

L’ultimo pezzo alle montagne

che lo fioriscano di rose e fior.

L’ultimo pezzo alle montagne

che lo fioriscano di rose e fior.

(In feriis IV Cinerum)

[Per ascoltare il Testamento del Capitano

pigiare qui oppure qua, dal min. 00:47]

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mercoledì, 23 gennaio 2008
drammi domestici

Devo smetterla di pranzare alle due. Oppure tenere spento il televisore.

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venerdì, 11 gennaio 2008
a che punto è la Notte

Dal sito del Corriere della Notte:

Con in testa una kippah, il presidente americano ha ascoltato commosso una poesia scritta da Hanna Senech, paracadutata in Ungheria nel 1944 e fucilata dai nazisti: “Dio mio, dio mio, che questa canzone non finisca mai....”. Con il capo chino e gli occhi pieni di lacrime, Bush ha deposto una corona alla fiamma eterna di Yad Vashem e ha commentato: “Spero che se molti nel mondo verranno in questo luogo, sarà da ammonimento che il male esiste e che se il male viene individuato, bisogna resistergli”.

Frattanto, i nostri “laici” discutono affannosamente sui peli del Papa, e su quanto la Chiesa cattolica faccia male al Progresso.

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lunedì, 31 dicembre 2007
buon anno a tutti (anche ai devoti atei)



Anyone who is looking around for a simulated icon of the deity (or reality)  in Newtonian guise might well be disapponted. The phrase “God is dead” applies aptly, correctly, validly to the Newtonian universe which is dead. The groundrule of that universe, upon which so much of our Western world is built, has dissolved.

Oggi furoreggiano gli ateologi d’accatto, fracassoni e inscalfibili. Impossibile avvicinarli per un confronto intelligente: passano da un tema all’altro, da uno svarione all’altro, da una parola d’ordine all’altra, con una leggerezza che non lascia respiro. E con la disperata, allucinata convinzione mitologica di andare “contro il sistema”… A loro, in particolare, oso dedicare questi auguri di buon anno. Sono i miei eroi, i miei ultimi, i più poveri di tutti.

Foto e citazione iniziali sono tratte da Marshall McLuhan - Quentin Fiore, The Medium is the MASSAGE, 1967.

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venerdì, 28 dicembre 2007
il solipsismo spiegato al mio cane

«L’altro giorno ho trovato in un giornale un esempio davvero impressionante della frivolezza di chi fa professione di scetticismo radicale. Un tale scriveva per dire che non accettava nulla all’infuori del solipsismo, e aggiungeva di essersi spesso meravigliato che non fosse una filosofia più diffusa. Ora, solipsismo significa semplicemente che un uomo crede nella sua propria esistenza, ma non in quella di altre persone o cose. E a questo ingenuo sofista non è mai venuto in mente che, se la sua filosofia fosse vera, non ci sarebbero evidentemente altri filosofi a professarla».

(tratto da qui)

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venerdì, 21 dicembre 2007
verbum Dei factum est caro

Quest’anno, come biglietto di auguri per Natale (*), lascio ai lettori un bell’inno ambrosiano, assieme a una mappa di Betlemme (per orientare la preghiera verso una parte di mondo che ora soffre, ma che è stata luogo di gioia). Ci si rilegge fra qualche giorno… A presto!

Intende, qui regis Israel,

super Cherubin qui sedes,

appare Ephraem coram, excita

potentiam tuam et veni.

Veni redemptor gentium,

ostende partum Virginis;

miretur omne saeculum:

talis decet partus Deum.

Non ex virili semine,

sed mystico spiramine

verbum Dei factum est caro,

fructusque ventris floruit.

Alvus tumescit virginis,

claustrum pudoris permanet,

vexilla virtutum micant:

versatur in templo Deus.

Procedat e thalamo suo,

pudoris aula regia,

geminae gigas substantiae,

alacris ut currat viam.

Egressus eius a Patre,

regressus eius ad patrem,

excursus usque ad inferos,

recursus ad sedem Dei.

Aequalis aeterno Patri,

carnis trophaeo cingere,

infirma nostri corporis

virtute firmans perpeti.

Praesepe iam fulget tuum,

lumenque nox spirat suum,

quod nulla nox interpolet

fideque iugi luceat.

(una versione in italiano si può leggere qui)


(*)
«Non mi fido delle formule pie, soprattutto quando escono dalla mia bocca. Cerco strenuamente di non farmi contagiare dal linguaggio del pio fedele, solo che salta fuori quando meno te l’aspetti… La liturgia, a differenza del linguaggio del pio fedele, è di una mirabile asciuttezza» (Flannery O’Connor, tratto da qui).

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diario scritto di giorno, forma e sostanza

giovedì, 13 dicembre 2007
insulti nell’età della tecnica

Lei è informato, si conservi!

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