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giovedì, 03 aprile 2008
l'Apocalisse in formato New Age

Mario Arturo Iannaccone su “Avvenire” di ieri:

«L’apocalisse il 21 dicembre del 2012? Ci credono mi­lioni di persone, per lo più legate al variegato universo del New Age. Uno dei più seguiti pro­feti di questo nuovo millenarismo è Gregg Braden. Barba brizzolata, capelli un po’ indisciplinati come si conviene ad un profeta, devotis­simo a Madre Terra (rigorosamen­te con le maiuscole), scrive libri e tiene affollate conferenze in giro per il mondo che iniziano con un’ammonizione severa: “negli ul­timi duemila anni abbiamo smes­so di vivere in simbiosi con Madre Terra”. È stato un errore gravissi­mo, perché le lontre sono dimi­nuite, e noi umani siamo sempre di più e sempre più egoisti. Ma ora tutto ciò “sta per finire” perché “stiamo per entrare nella nuova Età della Luce”.

Dunque secondo Braden le cose stanno per miglio­rare? Sì e no. Non senza contrac­colpi, comunque, perché prima della rivelazione apocalittica e della beatitudine dovremo passa­re attraverso una grande tribola­zione. Quando entra nei dettagli Braden sorride: sì, certo, le sue profezie sono allarmanti, ma l’an­goscia va scacciata perché il mes­saggio, in fin dei conti, è positivo. Sarà.

E tuttavia è difficile mante­nere la calma quando si scorre la lista di mirabilia che ci attendono fra quattro anni: il moto di rota­zione della terra s’invertirà, il sole si fermerà in cielo per un’intera giornata e poi sorgerà ad ovest, i poli magnetici subiranno un bru­sco slittamento, ci saranno eru­zioni e terremoti, ci sfioreranno nubi galattiche, pianeti e asteroidi con nomi di deità egizie (Niburu, Aphopis). Insomma ci sarà poco da stare allegri.

Per fortuna, dopo la notizia cattiva c’è quella buona (ecco spiegato il sorriso di Braden e d’altri profeti del 2012): dopo lo spavento, quelli fra noi che esiste­ranno ancora saranno sottoposti ad una Grande Pulizia (con le maiuscole) prodotta dal cambia­mento della frequenza vibratoria di tutta la materia. La nostra car­ne, addizionata di un supplemen­to di Dna, produrrà un “corpo di luce” che ci farà diventare molto spirituali, pressoché disincarnati, altruisti, ecologisti, tendenzial­mente matriarcali e inoltre poco interessati alle differenze fra i sessi (che l’Unione Europea ci stia pre­parando con la sua gender philo­sophy?).

Il lettore può chiedersi a questo punto chi sia questo Gregg Braden e donde derivi queste conoscenze: Braden è un geologo, figlio di quel William Braden che insegnava a trovare Dio con l’Lsd negli anni Sessanta. I segni dei tempi (riscal­damento globale in primis, rivolta della natura, impazzimento dei delfini) a lui paiono molto elo­quenti. Ma la rivelazione princi­pale gli è arrivata meditando sugli insegnamenti della civiltà Maya, e in particolare dal suo calendario che s’interromperebbe, misterio­samente, proprio nel fatidico sol­stizio d’inverno del 2012. Il condi­zionale però è d’obbligo perché gli archeologi avvertono che l’inter­ruzione è dovuta alla sparizione della civiltà Maya e della sua casta sacerdotale, che ha impedito l’ag­giornamento del calendario.

Le teorie, le ansie, le predizioni sul 2012 stanno producendo una co­spicua massa di libri e un’attività frenetica sul web. Un centinaio di volumi sono stati pubblicati in lingua inglese soltanto negli ulti­mi tre/quattro anni, e qualcuno i­nizia a filtrare, tradotto, anche da noi. Prepariamoci all’alluvione. E­sistono differenti predizioni sull’apocalisse del 2012: alcune s’ispira­no ai cicli indù, agli Inca, all’Anti­co Testamento, all’immancabile Nostradamus, alla Teosofia e per­sino alle apparizioni di Fatima; al­tre ancora ai culti dei dischi volan­ti oppure ad ipotesi scientifiche più o meno eretiche. Per qualcuno arriveranno gli extraterrestri (già ci stanno parlando con i cerchi del grano, no?), il Maitreya o Buddha dei tempi ultimi, un “Cristo” che poco ricorda il Signore atteso di nuovo dai cristiani.

Comunque sia, le ansie e le speranze di tutti sono concentrate sull’anno 2012, data di un nuovo millenarismo nel quale il Cristianesimo e i suoi Novissimi sono generalmente as­senti o interpretati in modo tanto eterodosso da risultare irricono­scibili. L’appuntamento con l’apo­calisse del 2012 si propone, in­somma, come un laicissimo giu­dizio universale, dove la separa­zione del loglio dal grano non sarà opera di Gesù al secondo ritorno, ma dalla capacità del “peccatore” di adeguarsi o meno alla giusta “frequenza vibratoria” dell’uni­verso. Un giudizio impersonale, dunque, governato, al limite, da intelligenze aliene, quelle che ci hanno collocato sulla terra e che ora ci soccorrono.

Sebbene alcune tragedie passate, come i suicidi di massa della setta di Heaven’s Gate (1997) o quella del Tempio Solare (1994-1995), non siano estranee al tema (basti pensare che nell’eso­terismo neotemplare già cinquant’anni fa si citava il 2012 co­me data cruciale), l’attesa della data fatidica non sembra destina­ta a tramutarsi in un angoscioso panico, anche se non è affatto e­scluso che in gruppi minori, carat­terizzati da dottrine di separatez­za e guidati da personalità forti, si possano riprodurre eventi dram­matici come già nel passato.

Quando la data arriverà e passerà, ci verrà detto probabilmente che l’umanità non era pronta o che la “Grande Invocazione” (la preghie­ra-invocazione che risuona di più nel mondo New Age) ci ha rispar­miato tribolazioni e seccature. In­tanto, dopo che Mel Gibson nel suo Apocalypto aveva alluso al ve­ro legame fra la nostra apocalisse e quella dei Maya (la corruzione morale che porta al sacrificio u­mano più o meno mascherato), Michael Bay, il tycoon più fracas­sone di Hollywood, ha già messo il cappello sopra il tema (e non è il solo) annunciando l’avvio della produzione di un kolossal che s’intitolerà, guarda un po’, 2012 la guerra delle anime».

(Mario A. Iannaccone, “Avvenire”, 2/04/2008, p. 31)

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imposture intellettuali

mercoledì, 26 marzo 2008
in margine a lupi ed agnelli

L’ex agente Betulla inanella alcune perle di sapienza sulla vicenda Magdi Allam, insegnando a tutti noi, bravi cattolici, com’è che dobbiamo pensarla. Non facciamoci ingannare dai sinistri ecumenisti! Facciamoci ingannare, piuttosto, dai muscolosi cristianisti! Ei scrive:

«Innescati da cattolici molto zelanti per il dialogo e per l’intimità delle conversioni (Claudio Magris, Franco Monaco), ecco gli imam, gli ulema, gli ayatollah e i giureconsulti vari scatenarsi contro il Papa. Sono i 138 leader islamici che spedirono una lettera di intenti asseritamente amichevoli a Benedetto XVI, cui lo sventurato rispose con accenti di massima disponibilità. Ora si rimangiano tutto, poiché il Papa ha osato spargere un po’ d’acqua in nome di Padre, Figlio e Spirito Santo su una testa che loro vorrebbero più volentieri vedere mozzata».

Si badi: dei 138 imam, ulema, ayatollah (chi conosce fra i lettori di “Libero” il significato di ciascuno di questi termini?) il giornalista ne cita uno soltanto, coi passaggi letti in un lancio dell
’Ansa. Un vero e proprio scatenamento, tutto nella fantasia dello scrivente. Bella poi l’allusione alla testa mozzata, molto liberty. Ma prosegue il Nostro:

«Tutto previsto [Che qualcuno esprimesse commenti su una faccenda spiattellata da ogni telegiornale, sotto Pasqua?]. L’abbiamo scritto subito [scommettiamo che l’aveva pure scritto prima?]. È chiaro anche come l’avvertimento di Bin Laden [who’s that guy?] al Papa cui attribuiva con voluto errore le vignette danesi su Maometto, avesse una funzione di deterrenza contro il battesimo di Magdi Allam [diamine, questo sì che è complottismo! Chi l’aveva avvertito Bin Laden? Mons. Fisichella o l’agente Betulla?]. Lasciamo però perdere gli islamici che minacciando fanno il loro mestiere [giusto, torniamo al mestiere di giornalista]. Colpisce di più la lezioncina che alcuni intellettuali cattolici infliggono al Papa [Habemus Papam: Eminentissimum ac Reverendissimum Magdi Cardinalem Allam, qui sibi nomen imposuit Christianum]. Sono considerazioni legittime, certo. In questo clima di paura [bisogna ripeterlo di continuo: altrimenti non si forma. Abbiate paura!] sono passate per la testa anche a molti semplici fedeli [mica solo agli intellettualoni]. Mai però che i capataz del pensiero cerchino di immedesimarsi con le ragioni di Ratzinger, il quale non è infallibile su questioni come queste, ma un po’ di credito dovrebbe meritarlo [certo: ma solo col permesso del Betulla, altrimenti: NIET]».

Insomma, riepiloghiamo la questione. Abbiamo un giornalista egiziano, tale Magdi Allam, il quale si spaccia per musulmano pur essendo cresciuto in ambienti cristiani (lo scrive lui stesso, mica me lo invento), ottiene un permesso di soggiorno illegale per l’Italia grazie al Sommo Giornalista Eugenio Scalfari, diventa vice-direttore del
Korriere della sera scrivendo corbellerie su cellule terroristiche islamiche presenti nel nostro Paese (decine di scoop puntualmente smentiti o caduti nel dimenticatoio: uno dei terroristi è questo), vive sotto scorta per minacce delle quali ha sentito dire solo da fantomatici servizi segreti (ambienti che pare conoscere molto bene), imputa all’islam tutti i mali del mondo, pubblica libri che difendono la democrazia più sanguinaria del Medio Oriente tacendo su qualunque regime, islamico o meno, che sia alleato con gli amici del Libero Occidente, e alla fine si converte in pompa magna, lui non (più?) musulmano, al cattolicesimo, previo esame compiuto da un monsignore amico dell’Oriana dal cognomine indicativo.

E in tutto ciò, l’unica reazione che dovremmo permetterci di avere, noi cattolici brave bestie e idioti utilissimi, sarebbe quella di render lode al buon Dio per il nostro nuovo fratello. E sia, dunque: io rendo lode al buon Dio per questo nuovo fratello. Sinceramente. Non ho doppiezze, in camera caritatis. E lo prego, il buon Dio, acciocché preservi i cuori ma soprattutto le menti di ciascuno di noi, poveri agnelli travestiti da lupi, dall’essere plasmati da pubblici imbonitori e formatori di coscienze, siano essi tristi laici o strambi cattolici. Prego anche perché il Papa non ceda ai tanti lupi travestiti da agnelli, e perché tutti gli agnelli, alla fine, si rivelino soltanto agnelli.

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imposture intellettuali

venerdì, 01 febbraio 2008
come nascono le superstizioni colte

Nel quadro più generale di una “archeologia delle certezze moderne”, non sfigurerebbe un capitolo marginale, dedicato all’analisi critica dei numerosissimi “miti” dell’esegesi storica, e in particolare della divulgazione “scientifica” sul cristianesimo: non per condannare queste ultime – come spesso, frettolosamente, si fa – quanto piuttosto per relativizzare tutte quelle ipotesi storiografiche che, in ossequio alla celeberrima legge di C.S. Lewis (*), vengono spacciate dai mezzi di informazione come verità acquisite e indiscutibili, o assurte a luogo comune a tal punto da ingenerare fraintendimenti e distorsioni di ogni genere (alcuni esempi: la discontinuità fra Gesù e Paolo, la precoce ellenizzazione del cristianesimo, la svolta costantiniana, la data del Natale desunta da festività mitraiche, i vari “oscurantismi” medievali, la natura repressiva della cosiddetta Controriforma, etc. etc. etc.).

D’altronde, non risulta sempre così facile rintracciare l’origine di certe superstizioni cólte, proprio per la loro diffusione capillare. Un tentativo ben riuscito, in questa direzione, si trova in un libro che mi è capitato fra le mani di recente: Inventing the Flat Earth.
Columbus and Modern Historians, di Jeffrey B. Russell (New York, 1991).

L’autore cerca di ricostruire la storia del pregiudizio per cui la gente, prima del viaggio di Cristoforo Colombo, avrebbe vissuto nella convinzione che la Terra fosse piatta. Le origini di questo colossale pregiudizio storico, tuttora diffussissimo, vengono individuate in un fortunato ritratto biografico di Colombo, scritto dall’americano Washington Irving (l’autore di Rip Van Winckle), nel 1828. Il romanzo di Irving godette di enorme successo per tutto l’Ottocento, soprattutto in concomitanza con l’espansione delle prime teorie evoluzioniste (testa di ponte, all’epoca, del colonialismo e dell’imperialismo w.a.s.p.).


Qualunque storico serio, già allora, avrebbe tuttavia potuto obiettare, senza particolari difficoltà, che la sfericità della Terra venne data per scontata sin dall’epoca antica, e per tutto il Medioevo:

From the fourth century before Christ almost all the Greek pilosophers maintained the sphericity of the earth; the Romans adopted the Greek spherical views; and the Christians fathers and early medieval writers, with few exceptions, agreed. During the Middle Ages, Christian theology showed little if any tendency to dispute sphericity (op. cit., p. 69).

I cristiani, in questo come in altri casi, si limitarono a proseguire e far proprie le discussioni scientifiche del mondo greco e latino. In epoca tardo-antica, peraltro, si possono segnalare soltanto cinque autori che abbiano messo in discussione la sfericità della Terra: Lattanzio († 345), Teodoro di Mopsuestia († 430), Diodoro di Tarso († 394), Severiano di Gabala († 380 ca.) e Cosma Indicopleuste († 540 ca.). Dei primi tre, precisa Russell, non si ha nemmeno una certezza assoluta (la negazione di Lattanzio, ad es., si ricava da un passo in cui contesta l’esistenza degli “antipodi”); inoltre, dettaglio di non poco conto, soltanto gli ultimi due si appoggiarono a un’interpretazione letteralista di passi scritturistici.

(*)
La legge di C.S. Lewis: «Che sciocco sei! Sono i lettori colti quelli che si possono imbrogliare. La vera difficoltà sono gli altri. Quando mai hai conosciuto un operaio che crede a ciò che dicono i giornali? Parte dal presupposto che fan solo propaganda e quindi salta a piè pari agli articoli di fondo. Compra i giornali per i risultati delle partite di calcio e per i trafiletti sulle ragazze che cadono dalla finestra o sui cadaveri che vengono rinvenuti in qualche appartamento… È lui il nostro problema: dobbiamo cambiargli la testa. Ma le persone istruite, quando leggono le riviste intellettuali, non hanno bisogno che gli si cambi la testa. Credono già a tutto»  (tratta dal romanzo Quel
l’orribile forza, 1949, trad. it. Milano 1999, pp. 131-132).

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imposture intellettuali

venerdì, 14 dicembre 2007
incredibili novità sul Codex Sinaiticus

Verificare l’accuratezza della divulgazione storica presente su internet non sempre si presenta come un compito facile, soprattutto quando ad essere in ballo sono temi sostanzialmente poco conosciuti, ma ugualmente “caldi” e ideologicamente orientabili, come ad esempio il cristianesimo delle origini. In questo post, cercherò di dimostrare quanto sia davvero arduo, a volte, orientarsi nel mare delle informazioni: soprattutto per chi non è “specialista” della materia, e si affida alle fonti che trova in rete.

Prenderò spunto da una questione minore, presentata in termini apparentemente “oggettivi” da un blog che si definirebbe – credo – “anticlericale”. Il testo lo trovate qui, e riferisce del progetto, da parte della British Library, di pubblicare in forma digitale (attraverso una scansione fotografica ad altissima definizione) uno dei manoscritti più antichi della Bibbia, il Codex Sinaiticus (del IV secolo). A una prima lettura, il lettore inesperto potrebbe prendere per buono tutto quanto, senza rendersi conto delle inesattezze e del taglio con cui è stata confezionata la notizia. Procediamo con ordine:

a) I primi fogli del Codex Sinaiticus non furono affatto scoperti da L.F.C. von Tischendorf nella “fornace” del monastero di Santa Caterina, come dice l’autore del post. Furono i fogli del codice poi battezzato “Frederico-Augustanus” ad essere recuperati, sempre da Tischendorf e nel medesimo monastero, da un cestino che conteneva materiali di scarto. E siamo nel 1844, quindici anni prima del rinvenimento del Sinaiticus (che avverrà, com’è scritto correttamente, nel 1859). La storia avventurosa di tutti questi ritrovamenti meriterebbe una trattazione dettagliata, che non possiamo fare. Ma si badi che nessuno dei protagosti della faccenda era cattolico, nemmeno i monaci di Santa Caterina o lo zar Alessandro II, che patrocinò le ricerche dello studioso.

b) È inesatto affermare che “la particolarità di questa Bibbia [il Codex Sinaiticus, che contiene sia l’Antico che il Nuovo Testamento] risiede anche nel fatto che non è mai stata in possesso del Vaticano”, quasi ad intendere che i manoscritti biblici si trovino quasi tutti nelle oscurissime segrete della Santa Sede, destinati a chissà quali “manipolazioni”. Del Nuovo Testamento, per intenderci, possediamo una quantità considerevole di manoscritti greci (papiri, mss. in onciale e mss. in minuscola), circa 5000, ma solo una minima parte di essi si trova in biblioteche o musei pontifici. Il Nuovo Testamento, per ovvie ragioni, risulta essere il testo più trascritto della storia occidentale: nessun’opera dell’antichità può contare su una tradizione testuale altrettanto ampia e vicina agli originali. Tanto per fare confronti, il più antico manoscritto completo dell’Odissea risale al XI secolo, e il numero totale di manoscritti omerici non supera le due centinaia. È naturale, poi, che il numero delle varianti aumenti in modo pressoché proporzionale al numero dei testimoni.

c) Che gli studiosi abbiano avuto “un accesso molto limitato” al Codex Vaticanus (IV secolo) non significa granché: e la notizia andrebbe contestualizzata. Esso figurava tra i tesori della Biblioteca Vaticana, menzionati per la prima volta in un catalogo del 1475. La prima edizione fotografica (facsimile) è del 1889-1890. Il codice appartiene a quella famiglia di mss. che è stata denominata alessandrina, e ha subito varie riscritture (cosa comprensibile, data l’antichità del testo), correzioni (man mano che veniva confrontato con altre versioni) e abbellimenti. Poco o nulla di misterioso in tutto ciò.

d) Che la natura delle varianti corrisponda sempre a “manipolazioni”, che altererebbero il significato originale dei testi, può essere affermato solo per partito preso. Bruce Metzger, nel suo ottimo manuale di storia testuale del Nuovo Testamento, classifica le varianti possibili sotto due grandi categorie, che a loro volta includono varie sottocategorie: a) modifiche non intenzionali (errori di tipo visivo; errori di tipo auditivo; errori di memoria; errori di giudizio) e b) modifiche intenzionali (correzioni riguardanti grafia e grammatica; armonizzazioni con altre fonti; aggiunta di complementi per chiarire o completare un testo; soluzioni di difficoltà nelle notizie storiche o geografiche; combinazione di diverse lezioni; modifiche dovute a considerazioni dottrinali; aggiunta di particolari per abbellimento).

Chi ha un minimo di confidenza con gli studi filologici sul Nuovo Testamento sa benissimo che, di tutte le varianti considerabili nella totalità dei manoscritti, la stragrande maggioranza (ad esempio, spostamenti di un termine da un punto all’altro della frase, per ragioni eufoniche) non pregiudica affatto, né modifica in maniera profonda, la comprensione del testo. Anche se ogni edizione critica di esso, naturalmente, risulta sempre congetturale e perfettibile.

Le uniche modificazioni che potrebbero creare “pruriti” particolari nel lettore prevenuto, quelle di tipo dottrinale, sono del resto pochissime, e di queste solo una decina (fra migliaia e migliaia) risultano toccare temi significativi. In nessun caso, però, queste varianti riguardano argomenti che sono oggetto di dogma per la Chiesa cattolica. Anche perché il cattolicesimo non è una religione del Libro: inutile rivolgere ad esso critiche che sarebbero buone, tutt’al più, per un testimone di Geova o per un fondamentalista protestante.

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imposture intellettuali, cristianesimo antico e dintorni

venerdì, 02 novembre 2007
diavolo d'un Marx

Lasciamo perdere, per il momento, la storia del Marx “satanista”: tanto non convincerebbe nessun marxista (anche perché di marxisti non ve n’è più).

Sappiamo bene del Marx capitalista (chi più di lui: un teologo della merce!), quello che difende Ricardo, perché «Ricardo considera a ragione la produzione capitalista come la più vantaggiosa in genere per il suo tempo, come la più vantaggiosa per la creazione della ricchezza. Egli vuole la produzione per la produzione, e questo è giusto» (Teorie sul plusvalore, 1859).

Sappiamo anche del Marx à la Nietzsche, devoto a Kalì, quello che se la piglia con quanti non capiscono, idioti maledetti, che «lo sviluppo superiore dell’individualità» potrà essere raggiunto soltanto «attraverso un processo storico nel quale gli individui vengano sacrificati» (ibid.).

E sappiamo pure del Marx colonialista e imperialista, quello che scrive che «in India, l’Inghilterra deve compiere una duplice missione: distruttiva da una parte, rigeneratrice dall’altra, dissolvendo l’organizzazione sociale asiatica e insieme gettando le basi per una società di tipo occidentale» (I grandi uomini dell’esilio, 1853).

Così, si resta leggermente interdetti, constatando che c’è ancora qualcuno in grado di polemizzare, magari nel nome di Marx, per la beatificazione dei 498 martiri spagnoli celebrata domenica scorsa.

Come ha scritto giustamente Antonio Socci, durante la guerra civile spagnola (che certamente non fu fatta di buoni da una parte e di cattivi da quell’altra),

chiese e conventi furono incendiati e distrutti. In pochi mesi furono ammazzati 13 vescovi, 4.184 sacerdoti e seminaristi, 2.365 religiosi, 283 suore e un numero incalcolabile di semplici cristiani la cui unica colpa era portare un crocifisso al collo o avere un rosario in tasca o essersi recati alla messa o aver nascosto un prete o essere madre di un sacerdote come capitò a una donna che fu per questo soffocata con un crocifisso ficcato nella gola (…).

Non colpisce solo l’accanimento con cui si infierì sulle vittime, inermi e inoffensive (per esempio c’è chi fu legato a un cadavere e lasciato così al sole fino alla sua decomposizione, da vivo, con il morto). Ma colpisce ancora di più la volontà di ottenere dalle vittime il rinnegamento della fede o la profanazione di sacramenti o orribili sacrilegi.

Qua c’è qualcosa su cui non si è riflettuto abbastanza. Faccio qualche esempio. I rivoluzionari decisero che il parroco di Torrijos, che si chiamava Liberio Gonzales Nonvela, data la sua ardente fede, dovesse morire come Gesù. Così fu denudato e frustato in modo bestiale. Poi si cominciò la crocifissione, la coronazione di spine, gli fu dato da bere aceto, alla fine lo finirono sparandogli mentre lui benediva i suoi aguzzini. Ma è significativo che costoro, in precedenza, gli dicessero: “Bestemmia e ti perdoneremo”. Il sacerdote, sfinito dalle sevizie, rispose che era lui a perdonare loro e li benedisse. Ma va sottolineata quella volontà di ottenere da lui un tradimento della fede. Anche dagli altri sacerdoti pretendevano la profanazione di sacramenti. O da suore che violentarono. Quale senso poteva avere, dal punto di vista politico, per esempio, la riesumazione dei corpi di suore in decomposizione esposte in piazza per irriderle?

E il giovane Juan Duarte Martin, diacono ventiquattrenne, torturato con aghi su tutto il corpo e, attraverso di essi, con terribili scariche elettriche? Pretendevano di farlo bestemmiare e di fargli gridare “Viva il comunismo!”, mentre lui gridò fino all’ultimo “Viva Cristo Re!”. Lo cosparsero di benzina e gli dettero fuoco. Qua non siamo solo in presenza di un disegno politico di cancellazione della Chiesa. C’è qualcosa di più.


A definire la natura e la vera identità di questo orrore ha provato Richard Wurmbrand, un rumeno di origine ebraica che in gioventù militò fra i comunisti, nel 1935 divenne cristiano e pastore evangelico, quindi subì 14 anni di persecuzione, molti dei quali nel Gulag del regime comunista di Ceausescu. Anch’egli aveva notato – nei lager dell’Est – questo oscuro disegno nella persecuzione religiosa.

In un suo libro scrive: “Si può capire che i comunisti arrestassero preti e pastori perché li consideravano controrivoluzionari. Ma perché i preti venivano costretti dai marxisti nella prigione romena di Piteshti a dir messa sullo sterco e l’urina? Perché i cristiani venivano torturati col far prendere loro la Comunione usando queste materie come elementi?”. Non era solo “scherno osceno”.

Al sacerdote Roman Braga “gli vennero schiantati i denti uno ad uno con una verga di ferro” per farlo bestemmiare. I suoi aguzzini gli dicevano: “Se vi uccidiamo, voi cristiani andate in Paradiso. Ma noi non vogliamo farvi dare la corona del martirio. Dovete prima bestemmiare Iddio e poi andare all’inferno”… Cos’ha a che fare tutto ciò con il socialismo e col benessere del proletariato?
(tratto da qui).

In effetti, la domanda è più che legittima. E nel libro citato da Socci (R. Wurmbrand, Mio caro diavolo, trad. it. Roma 1979), vengono forniti alcuni indizi per tentare una risposta.

Ad esempio le poesiole del giovine Marx. In una, Invocazione di un disperato, il buon Karl scrive ad esempio: «Voglio vendicarmi di colui che regna al di sopra di noi / Voglio costruirmi un trono nelle alture / la sua sommità sarà glaciale e gigantesca / avrà per baluardo un terrore superstizioso / per maresciallo la più tetra agonia».

In un’altra, intitolata Oulanem, si dice invece: «Guarda questa spada: il Principe delle tenebre me l’ha venduta… Mentre per noi due si apre l’abisso / spalancato nelle tenebre / Tu scomparirai nei suoi più profondi recessi / dove io ti seguirò ridendo / sussurrandoti all’orecchio / “scendi amico mio, vieni con me”…».

In un’altra ancora, La fanciulla pallida, si legge una confessione piuttosto insolita, per un materialista ateo: «Così ho perduto il cielo / lo so benissimo / la mia anima una volta fedele a Dio / è stata segnata per l’inferno».

Tutto romanticismo? Ma via…

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imposture intellettuali

mercoledì, 03 ottobre 2007
la tirannide delle parole d'ordine

Scriveva Elémire Zolla, non ancora zucchificato:

«L’uomo, quando non agisca per scopi che si possano ricondurre all’idea della sua perfezione, quindi di una sua beatitudine, obbedisce di necessità alle parole d’ordine. Come si definisce una parola d’ordine? È una locuzione il più possibile vaga, confusa, equivoca; se non fosse tale, fallirebbe l’operazione psicologica che deve produrre il “surrogato” dello scopo definito, cioè la creazione di una sorta di schermo sul quale l’uomo debole, malcerto, proietterà le immagini per lui rassicuranti, soprattutto quelle che non osa confessare nemmeno a se stesso di nutrire.

Nella parola d’ordine vaga, egli si finge inconsciamente ciò che non osa confessarsi di volere; essa risponde al motto “nevrotici di tutto il mondo unitevi”, perché raccoglie le varie diverse nevrosi e promette di soddisfarle o promette comunque di avviare per un cammino che porterà al loro soddisfacimento (…).

Le “parole d’ordine” si possono anche riunire e, se infiliamo su un sol filo tutte quelle che ad un certo momento prevalgono, ossessionando la massa, vedremo sorgere sotto i nostri occhi ciò che mai ci aspettavamo dal mondo moderno: un testo sacro.

Le parole di questo orrido “testo sacro” infondono il senso di una tensione violenta quanto vaga, di un movimento che non si sa dove conduca, di dove parta, e sarà riempito appunto dalle proiezioni personalissime di ciascuno. L’insieme delle proiezioni privatissime sarà così socializzato.

Si può anche allestire un gioco d’azzardo con le parole d’ordine, seguendo questo sistema, escogitato da un clinico, Garcia Miranda. Disponete tre filze di parole su tre colonne. Nella prima potete scrivere parole tecnologicamente adorabili: programmazione, strategia, mobilità, pianificazione, dinamicità, flessibilità, incremento, strumentazione, proiezione.

Nella seconda colonna potete disporre una serie di parole lievemente diverse, tutte che diano un suono propiziatorio e dinamico, infondano un tal quale senso di incoraggiamento e di mobilità: funzionale, operativo, dimensionale, transazionale, strutturale, globale, direzionale, opzionale, centrale.

Mentre nella terza colonna potete stipare parole ed aggettivi che, dopo questi, dinamizzanti, appaiano rappacificanti, tranquillanti, come: sistematico, equilibrato, integrato, rilanciato, coordinato, combinato, stabilizzato, parallelo.

Poi fatevi dire un numero qualsiasi di tre cifre, componete assieme a caso le parole risultanti nelle tre colonne ed eccovi combinazioni come: “programmazione funzionale sistematica”, “strategia frazionale integrata”, “flessibilità globale equilibra­ta”, “strumentazione opzionale coordinata” e potete azzeccare un numero di combinazioni che la legge di probabilità vi dice quasi infinito.

Il testo sacro della nevrosi moderna ha anche questo carattere cancerogeno, di proliferabilità all’infinito. Ma c’è anche un altro accorgimento dei persuasori occulti: quello di mai pronunciare la parola tematica.

Si mette in moto un sistema di parole sradicate, attenendosi alla regola che vieta di pronunciare mai l’unica parola chiarificatrice, cioè di svelare lo scopo occulto al quale si tende. Certe riviste eleganti sono volte a infondere il piacevole senso di appartenenza ad una élite dalle ciglia inarcate e dalle labbra sempre increspate in un sorriso di sufficienza, e sono le scuole perfette di questa tecnica d’occultamento. Ora per la rivista ben patinata, per la slick magazine, vige il comando che la religiosità si può ammettere, ma purché non significhi una modificazione del pensiero vigente, e sia un atteggiamento sociale fra tanti altri» (E. Zolla, Che cos’è la Tradizione, Bompiani, Milano 1971, pp. 111-113).

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imposture intellettuali

martedì, 24 luglio 2007
Nerone redivivo

Su Nerone, come tutti sanno, grava una leggenda nera più che motivata. Eppure, a intervalli regolari, c’è qualcuno che prova a riabilitarne la memoria, magari persuaso che siano stati i soliti cristiani, a “inquinare le fonti” (ipotesi alquanto strampalata, ma che potrebbe avvalersi delle innumerevoli rappresentazioni dell’Anticristo, antiche e medievali, come Nero redivivus, peraltro bollate da un padre della Chiesa come Lattanzio alla stregua di semplici fantasie). La notizia, una “breve” letta per caso, è di sabato scorso:

«I capi dell’accusa, impersonata da Jean Sorel, erano pesanti: omicidio della madre Agrippina, della moglie Ottavia, del fratello adottivo Britannico, del precettore Seneca; corruzione dei costumi; incendio doloso di Roma; persecuzione dei cristiani. Eppure la giuria popolare, dodici persone scelte tra il pubblico, ha accolto le istanze della difesa, sostenuta da Ugo Pagliai, assolvendo Lucio Domizio Enobarbo, detto Nerone, una delle figure più controverse della storia di Roma, nel processo celebrato nella basilica di Massenzio per la rassegna “Imperatori alla sbarra”, su idea e testi di Corrado Augias e Vladimiro Polchi».

Ma guarda un po’ che stranezza… Vuoi vedere che fra un po’ ti riabilitano anche Diocleziano? Ora, stante la sacrosanta libertà di revisione nell’indagine storica, c’è comunque da chiedersi come e perché riabilitare Nerone, oggi. E ancor di più in un contesto “giornalistico” e tutto sommato popolare. Io, che son di natura sospettoso (è l’ermeneutica del sospetto: l’ho imparata dai cattivi maestri, Marx Nietzsche Freud), un’ipotesi maliziosa ce l’avrei.

Facendo un po’ di genealogia delle idee, e spulciando indietro nel passato, il primo laudatore moderno di Nerone lo trovo nel Rinascimento magico: è Gerolamo Cardano. L’umanista patavino, filosofo medico e matematico (un po’ come Odifreddi, ma più colto), scrisse nel 1562 un Encomium Neronis, nel quale passava al vaglio tutte le fonti antiche, da Tacito a Svetonio a Seneca, col nobile intento di rovesciarne i malevoli verdetti. Impresa che gli riuscì facilissima, dato che il Cardano non si sognò per nulla di negare i vari fatti di sangue, le crudeltà e i ludibri, dei quali si sarebbe macchiato l’Imperatore, ma li considerò direttamente come “cose buone” o quantomeno giustificabili.

Forse che il giovinetto Nerone s’impegnò a far morire la madre Agrippina (non certo santa donna, va pur detto), la zia Domizia, il fratellastro Britannico, la sorellastra Antonia, le mogli Ottavia e Poppea, il primo marito di quest’ultima Rufo Crispino, il loro figlioletto, il maestro Seneca, gli scrittori Lucano e Petronio, e tanti altri intellettuali, come pure altri parenti, amici e collaboratori? Ebbene, in fondo si trattò di “legittima difesa”, dovuta a superiorità morale…

Per quanto riguarda invece le cene magiche offerte dall’armeno Tiridate, o l’apprendimento dell’arte occulta dei venefici, Cardano rimane addirittura ammirato. «Nerone bramò di comandare agli stessi dèi», c’informa Plinio il Vecchio. Benissimo, commenta l’umanista, evidentemente era un teurgo, un “sapiente”. E poi si sa, di fronte al genio si chiude tutti un occhio. E fra colleghi ci si aiuta.

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giovedì, 24 maggio 2007
crimen sollicitationis (2)

Dopo il post precedente, torniamo sull’argomento citando alcuni passaggi da un intervento di Maurizio Blondet:

«Ricevo in questi giorni una quantità di lettere relative all’intervista del sacerdote irlandese alla BBC... Annuso in questi lettori moralisticamente scandalizzati la voglia di rivincita: dopo la manifestazione delle famiglie che ha di fatto liquidato le nozze gay, hanno voglia di colpire, di infangare, di vendicarsi con un bello “scandalo” della Chiesa. Ed è proprio questo lo scopo della campagna, partita dalla BBC ma ben bene agitata in Italia: una campagna di screditamento, volta precipuamente contro Ratzinger. Infatti la BBC dice, mentendo, che il documento segreto che “copre i delitti sessuali dei preti” è stato firmato da Ratzinger in quanto capo del Sant’Uffizio. È una menzogna.

Il documento è del 1962, quando al Sant’Uffizio non c’era Ratzinger, ma il cardinale Ottaviani. E fu approvato da Giovanni XIII, il “Papa buono” della propaganda anticlericale di vario stampo (Pio XII era il “Papa cattivo”). Il documento è stato in vigore fino al 2001, quando proprio Ratzinger lo ha sostituito. È la prima menzogna di un insieme di inesattezze non casuali, ma ispirate da uno spirito malvagio e falso. Come la “segretezza” del documento. La segretezza - o meglio riservatezza - è una costante dei processi canonici: evidentemente ci scandalizziamo perché noi siamo troppo abituati a giudici laici che spifferano ai giornali notizie riservate d’indagini non concluse, che distruggono reputazioni di innocenti prima che siano giudicati. Ma i tribunali ecclesiastici non spifferano, e ciò è giusto.

La Chiesa
ha a cuore, in faccende di così tragica delicatezza come il “crimen sollicitationis” (delitto di provocazione a cose turpi) la reputazione di tutte le parti, vittime dei presunti abusi, oppure gli imputati, che possono essere accusati falsamente. Che la segretezza non sia imposta per insabbiare scandali, lo dimostra il paragrafo 15 del documento: che obbliga chi venga a conoscenza di abusi sessuali commessi con il pretesto e durante la confessione, a denunciarli. È un obbligo grave, per la violazione del quale viene ingiunta la scomunica. Inoltre la segretezza riguarda il procedimento di diritto canonico, ma non vieta al vescovo, se lo ritenga, di riferire all’autorità giudiziaria laica.

Il documentario della BBC è del settembre 2006. Arriva in Italia un anno dopo, con doppiaggio nella nostra lingua eseguito dalla redazione di “Bispensiero”, un sito internet di ispirazione radicale. Naturalmente Santoro e Mentana se lo strappano di mano, vogliosi di mostrare gli “scandali” di una Chiesa che ha condannato i matrimoni tra omosessuali. È evidente il movente. Sono evidenti i mandanti. Ed è insopportabile la domanda melliflua: “Cristo, se fosse fra noi, approverebbe o condannerebbe il crimen sollicitationis?”. Evidentemente l’ipocrita scandalizzato frequenta poco il Vangelo. Cristo ha parlato: meglio per chi fa certe cose contro questi piccoli, che si metta al collo una macina da mulino… il che non significa che ingiunga di affidarlo a un Caselli o a quel giudice che nutre i giornalisti con le storiacce sulle veline, o a qualunque procuratore abituato a violare il segreto istruttorio...

Un credente non si scandalizza. Non può, perché può dire di sé quello che disse Amleto: “Io sono un uomo mediamente onesto, eppure potrei accusarmi di cose tali che mia madre avrebbe fatto meglio a non mettermi al mondo. Ho più peccati sottomano che pensieri in cui versarli”... Un credente sa che, fra i primi dodici cristiani, ce n’era già uno che tradì Cristo: una bella percentuale, circa l’8%. Nessuno scandalo ripugnante, nessun prete indegno - soprattutto - potrà mai costituire un argomento contro la nostra fede.

La nostra fede è in Colui che ha accettato la croce per salvarci, e che ora ci si dona come Pane e Vino. Questo ci nutre e ci rende sempre più forti, nonostante le debolezze e le cadute. Perché non è la nostra forza (inesistente), ma la Sua a sostenerci. Io non ho mai taciuto le magagne e le derive della Chiesa, e continuerò a non tacerle, convinto di compiere un dovere di credente. Ma non mi unirò mai allo “scandalo” degli ipocriti. Anzi queste cose private, se pur mi addolorano, in fondo non mi colpiscono più di tanto. Sono purtroppo prevedibili. E sono in parte colpa mia e nostra, di noi credenti “mediamente onesti”: non abbiamo pregato abbastanza per i nostri preti. Che ci danno il Pane, qualcosa per cui non li ripaghiamo abbastanza con la nostra gratitudine. Io - e spero di poter dire “noi” - sto con i miei preti, i miei preti oggi tutti quanti umiliati e sospettati, la mia Chiesa dispensatrice di grazia che si vuol gettare nel fango in questo modo» (fonte: qui).

Cos
’altro leggere sulla questione:

- un intervento, molto accurato, nel blog Critica della ragion pubblica;

- una raccolta di sciocchezze sul Crimen sollicitationis, a cura di Bizblog;

- alcuni rilievi sulla credibilità della BBC, nel blog di Angelo Bottone;

- una acuta riflessione di Francesco Agnoli, segnalata da Carlo Melina;

-
il dossier del CESNUR sull’argomento;

- il dossier approntato da Avvenire.

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giovedì, 17 maggio 2007
crimen sollicitationis (1)

Un lettore, in un commento, ci chiede un parere a proposito del crimen sollicitationis. Non ne sappiamo nulla, come non sappiamo nulla di quel video anglosassone su Chiesa e pedofilia, che tanto circola per la Rete in questi giorni.

Sappiamo però un’altra cosa. È significativo, ci pare, che i due mali mitologici dell’Occidente (mitologici perché non se ne comprendono le cause, mitologici perché visti come assoluti, cioè privi di fondamento, indicibili e fatali), cioè nazismo e pedofilia, vengano entrambi rinfacciati con forza alla Chiesa cattolica: la Chiesa complice del nazismo, la Chiesa rea di proteggere i suoi sacerdoti pedofili... La Chiesa: che non si è mai concepita sine ruga, pudore integra, in forza dei suoi meriti.

Eppure, è chiaro come il sole che nazismo e pedofilia non possano esser visti in alcun modo come prodotti “squisitamente” cattolici. Essi, al contrario, appaiono come il segreto oscuro e inviolabile dell’Occidente, di quell’Occidente perverso, cioè privo di attenzione e di memoria, avvoltolato su di sé come Narciso, che rifiuta il suo umanesimo.

Chiediamoci perché, fra le accuse alla Chiesa, non figurino quelle di eventuali collusioni, poniamo, col comunismo e la pornografia: forse per il fatto che la forza di suggestione mitologica di questi ultimi due mali, rispetto agli altri, risulterebbe inferiore? Tuttavia, le radici ideali sarebbero le stesse: il prometeismo, la libertà come autodeterminazione... Così, tantum religio potuit suadere malorum, come diceva Lucrezio. È questa la religio dell’Occidente, ciò che ne tiene uniti i fasti: la proiezione ad extra dei suoi mali.

Da questo punto di vista il cristianesimo, nella sua variante cattolica (la meno riducibile, la meno manipolabile, ancora per poco), si appresta davvero a diventare il totalmente altro dell’Occidente. Un segno eloquente del mysterium iniquitatis, di quel Male che sedurrà molti, nei tempi ultimi, con la sua forza di rovesciamenti e d’inganno.

g.p.

Aggiornamento:

Del crimen sollicitationis parla Angelo Bottone, qui.

La discussione procede qui.

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martedì, 15 maggio 2007
l'idealismo spiegato al mio cane (2)

«Per idealismo si intende in filosofia una visione del mondo secondo cui tutto ciò che è reale è già contenuto preliminarmente (a priori) nella nostra mente… L’oggetto della conoscenza è ridotto a idea o a rappresentazione… In pratica, la realtà non è la realtà, ma l’idea di realtà posseduta dal soggetto».

Qualche esempio. Un soggetto conoscente chiamato Eugenio Scalfari commenta una grossa manifestazione di piazza, fatta da gente ordinata e civile, all’interno di un paese a regime democratico, come un «duro colpo alla democrazia». Solo perché lui non è d’accordo con i manifestanti. Ma che c’entra?

Altro esempio. Un secondo soggetto conoscente, a nome Piero Fassino, sempre a proposito della suddetta manifestazione, ribadisce che la «laicità» deve restare «un valore assolutamente irrinunciabile» (si badi, non la giustizia, non il bene comune, no: la “laicità” dello Stato laico, nomina nuda tenemus; ma forse questo andrebbe bene per un altro post, sul “nominalismo spiegato al mio cane”).

Terzo esempio. Un ulteriore soggetto conoscente, che chiameremo piuttosto convenzionalmente Fausto Bertinotti, intervenendo ancora sul medesimo tema, afferma che «le manifestazioni, specie quando sono di massa, vanno rispettate»; ma poco dopo aggiunge che «la politica farebbe bene a considerare queste posizioni come non incidenti sul processo legislativo». Insomma lui, che di manifestazioni ne ha sempre fatte tante, e che del popolo avea fatto trombetta fino all’altrieri, adesso niente, mi diventa un novello Dracone.

Aggiungiamo allora un cappello finale, sulla sensatezza della visione idealista: un campione a caso di idealisti, quale quello testé esaminato, si trova d’accordo sull’idea di realtà. La realtà, dunque, parrebbe un dato intersoggettivo, risultante dall’armonica consonanza di tre teste messe in fila. Questo conduce all’assunzione di posizioni averroiste: forse l’intelletto è unico.

Adeguiamoci a
ll’assunto. Diamo ragione anche a un quarto soggetto conoscente, che risponde al nome di Francesco Rutelli. Costui, dapprima favorevole alla citata manifestazione di piazza, appoggia ora l’interpretazione proposta dagli illustri colleghi. Ma noi ci spingeremo oltre: diremo pure che c’è stata, una manifestazione in piazza. E che essa, lungi dal remare contro le nostre intenzioni, vieppiù le conferma. Essa è scaturita da una profonda esigenza di rinnovamento e di progresso.

In primo luogo, perché vi saranno più diritti per tutti, nessuno escluso, il che è un bene dato che lo dice la Costituzione e saremo in linea con l’Europa. In secondo luogo, perché il popolo sarà allegro, e farà festa, in un tripudio di trasfigurazioni democratiche. Vi sarà un mondo di valori e diritti. L’homo oeconomicus, a quel punto della storia, assisterà al luminoso compimento del proprio destino unisex: come dire, «percepiremo tutti  la stessa realtà e avremo, a parte qualche trascurabile variante esteriore, gli stessi bisogni».

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venerdì, 20 aprile 2007
una dotta dissertazione sui cretini

Ecco una recensione coi fiocchi, firmata da Paolo Martino (dal sito Effedieffe):

«È uscito il libro del Millennio. S’intitola Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), di Piergiorgio Odifreddi, Longanesi editore. Il libro, in continua frenetica ristampa, contiene una Rivelazione esplosiva: “Il cristianesimo è una religione per letterali cretini... la fede cristiana pretende di continuare a propinare all’uomo occidentale contemporaneo stantii miti mediorientali e infantili superstizioni medioevali”. Sconcerto in Vaticano. Papa Ratzinger è preoccupato, mentre il mondo assiste attonito allo smascheramento della più grande mistificazione della storia (…).

Per dimostrare che “il cristianesimo è indegno della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo”, il nostro professore è costretto ad improvvisarsi esegeta della Bibbia. Per nulla intimidito della immensa letteratura scientifica che si è accumulata nei secoli, la ignora semplicemente come viziata in radice. Il Rifondatore della Filologia ci fa edotti, tanto per cominciare, che “Bibbia” viene dal greco biblia che vuol dire “libri”. Impressionante. Poi passa in rassegna tutto, dal “Genesi” al “Catechismo”, passando per il “Vangelo” (dal greco euangelion, “buona novella”! Ma vah!).

Una teoria interminabile di personaggi, da quel poveretto di Francesco d’Assisi a quel burino di Benedetto da Norcia, da quel cretino di Dante Alighieri a quel credulone di Tommaso d’Aquino, milioni, miliardi di persone hanno perso il loro tempo a pregare, immersi com’erano nell’ignoranza. Veramente qualche perplessità rimane nel comune mortale, che scienziato non è: come facevano, ad esempio, quei cretini di Galileo, Campanella, Bruno, ecc., che incapparono nei rigori della Chiesa, a credere in Dio? E, dopotutto, lo stesso Aristotele non era credente?

Ad ogni modo, la lettura di queste pagine illuminate incute riverenza: è chiaro che l’Autore è un essere superiore, uno Scienziato che sa di tutto, dalla fisica alla biologia, dalla filosofia alla linguistica, dalla logica alla matematica, dalla storia alla teologia, dalla genetica all’esegesi biblica, dal greco all’ebraico, dalla mitologia all’archeologia, e via di seguito. Non arretra davanti a nessun settore scientifico-disciplinare, che rifonda ab ovo. È spregiudicato, versatile, brillante. Incute timore la vastità del suo sapere; una girandola spumeggiante di autori, teorie, aneddoti, etimologie sconcertanti, tutto volto a mettere in luce per il volgo ignorante e allocco (circa “la metà del genere umano” secondo i suoi calcoli) le palmari verità che lui scoprì precocemente, già da ragazzo sui banchi dell’Istituto Tecnico. Ma anche l’altra metà del genere umano avrà tutto da imparare, mentre preti e cardinali avranno pane per i loro denti. Una rivoluzione, a confronto della quale Copernico fa ridere i polli: per tremila anni e più l’umanità si è lasciata turlupinare dai preti.

Oramai l’Odifreddi-pensiero circola vittorioso e salutare per tutto il pianeta: il blog è alla portata di tutti. Basta un rapido cabotaggio nella rete per vedere che il mondo è diviso tra chi è pro (laici sensati) e chi è contro (integralisti insensati). Poi ci sono le case editrici che fiutano l’affare e fanno ressa per accaparrarselo. Dopo duemila anni di inganni e di violenze qualcuno doveva pur sobbarcarsi la fatica di processare la storia e sbugiardare la Chiesa. E chi poteva farlo se non Lui, Premio Peano della Mathesis? Finalmente Ratzinger ha il fatto suo. Ebraismo e cristianesimo sono smascherati e distrutti, “Mosè, Cristo e il papa sono nudi” (dal risvolto di copertina). Bertrand Russell non fu che un precursore, un Mosè, umbra di Colui che doveva venire: Piergiorgio Odifreddi. Avevamo bisogno di questa Rivelazione. Una Summa per il terzo millennio.

Non essendo io tuttologo, anzi facendo fatica a studiare la mia materia, non posso che rimanere soggiogato dalla vastità dei saperi che il Nostro mostra di dominare con tanta disinvoltura. Poiché però il suo verbo rivoluzionario si pronuncia anche su temi che mi affaticano da una vita, come la natura, le funzioni e la storia delle lingue, vorrei esprimere il mio stupore nell’apprendere che Aristotele era per l’isomorfismo tra lingua e mondo. Tanti studiosi sono ancora convinti che per Aristotele il segno linguistico è convenzionale (katà sunthéken); qualcuno li dovrà avvertire che hanno sbagliato tutto.
Ecco una frase albo signanda lapillo: “la conoscenza del mondo è riducibile alla conoscenza del linguaggio, e quindi il sapere è riducibile alla linguistica”. Io veramente sapevo che cercare la verità stando dietro alle parole è come inseguire gli uccelli. Lo disse Aristotele nella Metafisica, io non c’entro (…).

Il nostro Professore di Tuttologia si avventura poi impavido nelle sabbie mobili dell’etimologia. Dove trova quel satanasso le numerose etimologie che farciscono il libro? La fonte è una sola, come l’Enciclopedia Britannica per i Testimoni di Geova: è Wikipedia: l’uovo di Colombo! E quale dizionario etimologico compulsa il Nostro per i doverosi approfondimenti? Il Pokorny? Il Frisk? Lo Chantraine? Il Walde-Hofmann? L’Ernout-Meillet? Il von Wartburg? Il Mayrhofer? Il Cortelazzo-Zolli? Lo Pfister? Ma chi erano costoro? La fonte la scopriamo tra le righe: è il famigerato Pianigiani del 1907, che è in rete; ma Lui lo cita solo per gli approfondimenti (si fa per dire), dato che non consente il copia-incolla. L’etimologia come calembour, divertissement per conferenzieri arguti, è vezzo antico. Ma lui, assalitore di razza, ne fa un’arma micidiale contro il cristianesimo. Vuoi vedere che il professore ha preso sul serio la sentenza di Isidoro di Siviglia: omnis rei inspectio, etymologia cognita, planior est (I,29,2)? Ma come ha potuto? Isidoro era un vescovo!

Tuttavia, quanto alla sentenza terribile “cristiani = cretini”, che riassume il giudizio ormai definitivo sulla civiltà di questi ultimi venti secoli, e che sarebbe “confermata anche dall’etimologia”, mi sorge un dubbio, e di ciò chiedo venia ai miei quattro lettori. Non sulla verità dell’asserzione, che - essendo uscita dalla laica e loica Mente del Sullodato - non può essere che vera, ma sul proclamato richiamo alla conferma etimologica. Proviamo a leggere la spiegazione che il Pianigiani dà della parola italiana “cretino”: è un prestito dal francese crétin, “stupido”, a sua volta penetrata nel francese standard dal dialetto del basso Vallese, dove crétin significa “cristiano”.

Ora io credevo, nella mia ingenuità, che la singolare vicenda semantica di questa parola segnalasse la grandezza del cristianesimo, che ha trasformato le umane belve in esseri dotati di mente e di cuore: per chi segue Gesù un ammalato di cretinismo è un “essere umano” come gli altri, cioè un “cristiano”. Citiamo il testo del Pianigiani: “Crétin è il nome che si dà ad ognuna di quelle misere creature, di piccola statura, mal conformate, con gran gozzo e affatto stupide, le quali si trovano specialmente nelle valli delle Alpi occidentali: per alcuni dal latino ‘christianus’ (francese ‘chrétien’) perché cotali individui erano considerati come persone semplici ed innocenti, ovvero perché, stupidi ed insensati quali sono, sembrano quasi assorti nella contemplazione delle cose celesti; e difatti nelle Prealpi lombarde dicesi addirittura ‘christiàn’ un cretino, un povero di spirito”. Qui, stranamente, il Pianigiani ci azzecca, o quasi, allorché pensa che una “persona semplice ed innocente”, ovvero una persona “assorta nella contemplazione delle cose celesti” possa essere scambiato - tout court - per un cristiano. Ma il nostro Esegeta, omettendo la prima parte della frase, che contiene il referente, il topic, della predicazione, ci lascia intendere lucciole per lanterne.

In definitiva l’etimologia insegna che non i cristiani sono da considerare cretini, ma i cretini sono da considerare cristiani, cioè esseri umani (in questo senso possiamo dire che Odifreddi è un cristiano a pieno titolo). Come vanno altrimenti definiti questi infelici? Handicappati non sta bene; oggi li chiamiamo con laica ipocrisia “diversamente abili”. La pietà popolare, deviata dall’influsso di quel “sedicente cristo” che era Gesù, li definì cristiani. Il buon Pianigiani, evocando le parole evangeliche “Beati i poveri di spirito...” gli offre poi il destro per svelare al mondo la “stupidità” delle Beatitudini. I soliti malevoli diranno che è operazione sporca, se non addirittura cialtronesca; io dico che è geniale.

La stessa origine del nome “Europa”, su cui si sono profusi fiumi di studi e che è rimasta tuttora - a quanto mi constava - oscura, non ha misteri per il nostro Professore, che sciorina una graziosa interpretazione etimologica: Europei dal greco eurys ops, “faccia larga”; il tutto per argomentare argutamente che “siamo anche letteralmente dei ‘faccioni’, ma questo non ci basta per dedurre che allora abbiamo tutti un’espressione cretina e dunque come Europei non possiamo non dirci Cristiani...”! Non c’è che dire. Un pozzo di scienza…»

(versione integrale: qui).

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laici e laicità, imposture intellettuali

giovedì, 08 marzo 2007
il Massimo Esperto

Come ti spiego l’Introvigne in cinque minuti.

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imposture intellettuali, interventi incivili

l'asino in cattedra

Torno brevemente sulla faccenda di Beppe Grullo. Per la gioia e lo sconforto dei lettori, riporto qui di seguito il commento disastroso (da un punto di vista ortografico) e decisamente imbarazzante (per quanto riguarda i contenuti) cui ho dato risposta. Buon divertimento:

«Lo sapete che alcuni dei dogmi che la chiesa nei suoi scritti chiude con un:"Parola di Dio" o "Parola del Signore",sono stati decretati da "uomini semplicissimi"?Avete mai sentito parlare del Concilio di Nicea 325D.C.presieduto dall’imperatore Costantino primo? in quel concilio si decreto’l’unicita’ di Dio,la relazione di Gesu’con Dio,decretandolo loro"Figlio di Dio"!!,decretarono loro quando far conicidere la nostra pasqua,diversamente come periodo da quella ebraica,ma Gesu’,ebreo non dimentichiamolo mai,non mori’ durante la pasqua ebraica tant’e’ vero che per la legge ebraica ,il venerdi sera al calar del sole(inizio pasqua ebraica)nessun corpo poteva rimanere appeso in croce,per legge?decreto’definitivamente la verginita’ della Madonna.Non vorrei essere blasfemo,ma nei vangeli,diciamo,non "canonici",quelli fatti cercare e bruciare dalla chiesa(con quale diritto),ma per fortuna qualcuno si è salvato e ritrovato,si parla di "fratelli e sorelle" in senso vero non metaforico,di Gesu’.Molti di questi vangeli "scomodi",sono stati scritti da gente contemporanea a Cristo,quindi presente ai fatti,mentre quelli "canonici" sono stati scritti molti decenni dopo,non lo dico io,e’ un dato di fatto!!Ma la chiesa(fatti di uomini ed in quanto tali non infallibili)ha ricosciuto solo quelli che in un certo senso non hanno neanche un accenno a tutto cio’ che potrebbe in qualche modo "scalfire" o "aprire" le menti delle persone,rischiando cosi’ di indebolire l’enorme potere che ha accumulato nei secoli la chiesa,fino ad oggi.Credere va bene,ma farlo ciecamente senza porsi mai un seppur piccolissimo dubbio,non lo ritengo sinonimo di liberta’,ma quasi un opposizione.Senza porre in dubbio l’altissimo valore morare e spirituale del Cristo e dei suoi insegnamenti,leggendo quanto sopra scritto,posso pormi dei dubbi che forse qualcosa è stata forzatamente alterata(dagli uomini),tutto a vantaggio della chiesa? Datemi pure del miscredente,mandatemi al rogo,ma non ci vedete nulla di strano?».

Elementari, Watson!

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laici e laicità, imposture intellettuali

mercoledì, 07 marzo 2007
piccola nota sul Grillo

Complimenti vivissimi al sig. Beppe Grullo, o a chi per lui, che ha cancellato diversi commenti del sottoscritto, in risposta a puttanate di vario genere emerse qui, sulla storicità dei vangeli e sugli apocrifi che la Chiesa avrebbe bruciato e su Maria Maddalena sposa del rabbino Gesù etc. Erano fuori tema? Peccato siano rimaste soltanto le illazioni di coloro ai quali pretendevo, oltretutto gentilmente, di rispondere. Cortesemente mando affanigliulo, e ringrazio per la perdita di tempo.

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laici e laicità, imposture intellettuali

martedì, 27 febbraio 2007
da non crederci

«Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Quegli è stato omicida fin dal principio e non si mantenne nella verità, poiché non c’è verità in lui» (Giovanni 8,43-44: versione letterale).

«Ciao a tutti. Perché non dialogate per comprendere meglio il modo in cui vi parlo ora
, in questo momento che sto seduto in mezzo a voi? Se vi mettete d’accordo, magari qualcosina salta fuori. O forse avete per genitore un uomo molto cattivo, e desiderate che i diritti del vostro genitore siano rispettati? Ma questo vostro genitore, diciamolo, è violento per colpa dei suoi genitori, e se si è comportato in maniera intollerante è prima di tutto perché loro non gli hanno voluto bene» (Giovanni 8,43-44: versione easy-to-follow; maggiori dettagli, qui).

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imposture intellettuali

giovedì, 22 febbraio 2007
tutti protestanti: è Liberazione

Giorni fa (18/2), nella sua divertente rubrica quotidiana, Rosso Malpelo ha segnalato l’ennesima grullata giornalistica sulla Chiesa:

«Venerdì “Liberazione”, prima pagina con strillo, pezzo non firmato: “Il dogma della transustanziazione è incivile: chiediamo alla Chiesa di cancellarlo”. Che idea! Siccome la Chiesa chiede allo Stato di cambiare le sue leggi, noi chiediamo alla Chiesa di abolire l’Eucaristia dove si mangia carne umana, perché l’antropofagia è proibita. Diktat: