«Siate cambiavalute esperti» (agraphon citato in Clemente Alessandrino, Stromata I,28,177,2)
Se hai tempo da buttare, leggi le LETTERE DALLA CAMPAGNA
«Austeritas, secundum quod est virtus, non excludit omnes delectationes, sed superfluas et inordinatas. Unde videtur pertinere ad affabilitatem, quam Philosophus “amicitiam” nominat, vel ad eutrapeliam, sive iucunditatem»
(S. Th. II-II, q. 168, a. 4, ad 3m)
«Some of my puns are trivial and some are quadrivial»
(Marshall McLuhan)
abbiccì
codici da vinci
cristianesimo antico e dintorni
diario scritto di giorno
forma e sostanza
gnosticismi
imposture intellettuali
interventi incivili
laici e laicità
lettere dalla campagna
plausi e botte
scaffale aperto
tomismo essenziale
umorismo vaticano
volti e parole
- Agostino d’Ippona
- Cornelio Fabro
- Eric Voegelin
- Flannery O'Connor
- Georges Bernanos
- Gilbert K. Chesterton
- Giuseppe Ricciotti
- Ivan Illich
- Marshall McLuhan
- Pavel Florenskij
- Rocco Montano
- Tommaso d’Aquino
oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
A.E.L.A.C.
A.M.D.G.
Andrea Tornielli (blog)
ANRW
ANTICHITA' CLASSICA
Apocalitticamente (blog)
ARTISAN DE PAIX (blog)
Avvenire
Azione parallela (blog)
B'Tselem
Bene Comune
BERLICCHE (blog)
BIZ (blog)
Bordopagina (blog)
BOTTONE (blog)
CARLO GAMBESCIA (blog)
CARLO MELINA (blog)
Carmelo di Parma
CATHOLICA
Centro Del Noce
CHRISTIANISMUS
Context Group
Crossroads (blog)
Davide Galati (blog)
DE LIBERO ARBITRIO (blog)
DEL VISIBILE (blog)
Diogneto (blog)
DISF
Distributism
Documenta catholica
Donkamel (blog)
Duque de Gandìa (blog)
Early Christian Writings
EFFEDIEFFE
Ekpyrosis (blog)
El Boaro (blog)
Ennio Innocenti
Enochirios (blog)
Ephesians 5,11
ESC (blog)
ET-ET
Faber's Place (blog)
Far finta di essere sani (blog)
Franco Cardini
Frans Van der Groov (blog)
Frinarelli (blog)
GHINETTO (blog)
Giornale A.I.F.R.
Giovanni da Rho (blog)
Giovanni Grandi
Giulio Mozzi (blog)
Granelli di senapa (blog)
Hugoye
HYPOTYPOSEIS (blog)
Identità Europea
IL COVILE
Il Foglio
INIMICA VIS
Innis & McLuhan
Instaurare
Introibo ad altare Dei (blog)
Iperhomo (blog)
ITALIANS FOR RON PAUL
Juventutem
KELEBEK (blog)
L'APOTA (blog)
LABRE (blog)
Lanterne rosse (blog)
Libertà e Persona
Luigi Accattoli (blog)
Luigi Bobba
Magis amica (blog)
Medieval Science Page
New Testament Gateway
NT Transcripts
PESCE VIVO (blog)
Ppdumb (blog)
Ri-Scritture (blog)
Riccardo De Benedetti (blog)
Roba che leggo
Sandro Magister (blog)
SANTA SEDE
Santi e beati
Scricciolo
Segnalibri (blog)
Sivan (blog)
Tadeusz Kantor
Tertullian Project
Text Excavation
THOUGHTS ON ANTIQUITY (blog)
Tontos (blog)
TRA CIELO E TERRA (blog)
Triumph of St. Thomas
VALTER BINAGHI (blog)
Vocabula computatralia
WXRE (blog)
Zenit
- il direttore g. petulci
- il redattore l. walt
- il redattore corrucciato
- l'asino Balthazar
- il patriarcjat
piccolozaccheo @ libero.it
visitato *loading* volte
Molti di voi conosceranno l’insopportabile rubrica che Susanna Agnelli tiene da anni per il settimanale “Oggi”: lettere lunghissime, richieste ora drammatiche e ora futili, risposte brevi e icastiche. Ho cercato di farne una parodia, che offro alla compiacenza dei lettori con tutte le volgarità del caso.
Una sorella che fa le corna
Ho ottantauno anni e delle due sorelle che avevo me n’è rimasta una sola. Ora questa mia sorella ha un bruttissimo vizio (oltre ad essere un po’ demente): fa sempre le corna. Per esempio, se parla al telefono con qualcuno, magari con un’amica (quella cretina di Iole, diciamola tutta), tiene la cornetta con indice e mignolo rivolti verso l’alto. Lo stesso se incontra qualcuno per la strada, che ad esempio gli ricorda che ci sono le malattie. Anche sua figlia, mia nipote, fa lo stesso con il marito. A questo punto, mi chiedo, si comporteranno così anche con me, dato che lo fanno con tutti? Ma come possono avere diritto di vivere, queste persone? Me lo dica. Luni M.
Questi gesti diventano come un tic. Sono davvero sgradevoli. Appena può, piazzi una matita (o un pezzettino di legno, come preferisce) nel culo a sua sorella. Vedrà che non avrà più il coraggio di fare le corna a suo marito.
Una mamma in crisi
Vorrei conoscere il suo pensiero su una questione che mi preoccupa. Lei è così colta! Sono sposata da undici anni, ho due figli di 4 e 5 anni. Il più grande frequenta le scuole elementari dell’obbligo elementare da settembre. Il problema è che non ho voglia di socializzare con le altre mamme, mi capisce? E’ un piccolo dramma, come dice mia sorella? Ma alcune mamme le trovo davvero un po’… rozze, mi capisce? Altre, che sono persone più normali, si fermano fuori della scuola a parlare di maestre, di televisione, di moda, di pettegolezzi e così via. Io non ho mai voglia di aggregarmi. Non sono una chiusa fra quattro mura: lavoro, vado a far la spesa e dal parrucchiere, ma di fare amicizia con le madri dei compagni di scuola dei mie figli che vanno alle elementari, proprio non mi va. Eh no, dico io. Mia sorella dice che lo devo fare lo stesso, perché quando il bimbo più piccolo dovrà andare anche lui alle elementari dell’obbligo, dovrà farsi anche lui degli amichetti, e poi tutti e due dovranno fare uno sport, andare alle feste di compleanno. Fare amicizia comporta anche scambi di visite e coi tempi che corrono che ne so di che gente che mi arriva in casa? Io leggo libri, sono abbastanza acculturata. I romanzi mi piacciono tanto! I miei figli non sono mica isolati. Frequentiamo altre famiglie (le mamme lavorano con me), con figli tutti coetanei e organizziamo cene, vacanze, gite. I bambini però l’anno prossimo non andranno nella stessa scuola: abitiamo in zone diverse. E poi la mia casa è un laboratorio, nel senso che amo sdraiarmi sul tappeto e passare del tempo con i miei bambini e costruire, fare lavoretti con la pasta di sale, leggere romanzi e ritagliare figure di carta. Quindi non c’è molto ordine. Pulizia sì, ma non ordine. Cosa ne penserebbe un’altra mamma? Mia sorella mi chiama Orso Yoghi. Lei che ne pensa? Lettera firmata.
E Bubu, dove lo mette? Ah ah ah. Lei ha rotto i coglioni, Signora mia.
È colpa del caldo se i fiumi sono in secca?
Come ogni estate, oltre alle immagini della gente accaldata e assetata che si tuffa nelle fontane in cerca di refrigerio, abbiamo visto fiumi e laghi pericolosamente in secca, cominciando dal Po. Ma la siccità è dovuta al gran caldo, o all’inquinamento delle macchine? Io penso che l’uomo dovrebbe smetterla di fare l’arrogante con la natura. Loretta di Piacenza
Le macchine non hanno alcuna responsabilità in quel che lei dice, cara Loretta. Come sarebbe un mondo senza macchine? Provi a immaginarselo, testina di cazzo.
La frase giusta al momento giusto
Per l’ennesima volta, è terribile, mi è capitato di abbracciare un’amica colpita da un lutto (le era morta la madre) e di esordire con la frase: “Congratulazioni”… invece di condoglianze! Mentre la pronunciavo già inorridivo e per correggermi, anziché migliorare le cose, ho detto “Un vero piacere”. Non so come mi escano queste parole, certo è che per me dire “Condoglianze” è sempre stato difficile, mi ha sempre creato imbarazzo e timidezza. Le altre mie amiche, tutte morte, mi hanno fatto scherzosamente un passaporto di questo disastro e io stessa naturalmente ho riso della mia figuraccia (non per mancanza di riguardo nei confronti della mia povera amica, s’intende). Così, quando mi sono trovata la polizia in casa, ho preferito restare muta, presa dal panico per la paura di trasformare le condoglianze in congratulazioni. Non so come fare per superare quest’incubo. La prego, mi dia un consiglio. Laura P.
Le auguro di morire. Lei è una stronza.
Ne parlava Carlo Gambescia. Ne riparlano Biz e Kelebek (qui e qui).
Apro i giornali (è l’ultima volta, prometto!) e trovo le seguenti dichiarazioni roboanti:
“L’antisemitismo è il veleno della civiltà. Chi stila oggi la lista dei docenti ebrei è erede legittimo di Eichmann” (Fabio Mussi).
“E’ una vergogna. E provoca anche sconcerto e preoccupazione il fatto che una sorta di Ku Klux Klan digitale dei tempi moderni possa stilare liste di proscrizione antiebraica” (Giuseppe Fioroni).
“Un episodio inaccettabile” (Filippo Gentiloni).
“Quel blog va oscurato, ogni tentativo di dare fiato all’antisemitismo deve allarmarci e vederci reagire” (Walter Veltroni).
“Una volta che si saprà chi sono gli estensori del blog, ci deve essere una risposta generale delle istituzioni, va messo un punto fermo” (Riccardo Pacifici).
“Siamo in presenza di un evento inquietante: chi si è reso autore di questa iniziativa delirante ha commesso un reato e va punito” (Anna Foa).
“Agli ideologi dell’indifferentismo l’identità di un uomo e di un popolo dà fastidio. In un tempo ombroso, oltre a vigilare contro odiosi gesti, occorre che tutti coloro che si costituiscono intorno a una identità siano radicali e liberi” (Davide Rondoni).
Radicali e liberi? Liste di proscrizione? Ku Klux Klan digitali?
Diamine, mi dico, ma che sarà successo?
Tenete a mente le dichiarazioni succitate, e date un’occhiata a Kelebek.
Appendice. Sull’argomento, si possono leggere fra i commenti (in particolare qui, qui e qui) alcune considerazioni di Luigi Copertino, che ringrazio per la pazienza e la disponibilità.
Invito tutti i lettori a seguire le vicende del candidato repubblicano Ron Paul, molto istruttive. Questo è un video tratto da un telegiornale della Fox (segnalato qui), dove potrete constatare la “leggerissima” differenza tra i risultati messi in primo piano e i dati reali che vengono forniti in basso a destra. Ed è solo un piccolo esempio, con buona pace di Tocqueville.
Nelle cattedrali medievali si trova spesso, accanto a mostri e figure sacre, il ritratto d’un asino che regge una lira (o una piccola arpa) fra le zampe. Il significato dell’immagine è controverso: in alcuni casi, è probabile ch’essa servisse semplicemente a rappresentare l’ignoranza compiaciuta di sé; in altri casi, però, poteva indicare la volontà da parte dell’uomo di elevarsi alle “armonie superiori”; oppure, in accordo con simbologie tradizionali variamente diffuse, l’ansia profonda di un contatto con la trascendenza (espressa nientemeno che dal raglio del graziosissimo animale).
Se gli scultori romanici vivessero ai nostri giorni, purtroppo, troverebbero conferma soltanto al primo di questi significati, e segnatamente fra le pagine di Repubblica, dove un noto giornalista stordisce da anni i propri lettori col medesimo arpeggio, ripetuto all’infinito e perciò dai più ritenuto attendibile: un arpeggio che ha la grazia di una pesante, monotona zoccolata sulle corde; accompagnato da un raglio profondo, angosciante, indomabile. Praticamente gli stessi, raglio e arpeggio, dal 1976, anno di fondazione del quotidiano.
Alludiamo ovviamente al Sommo Fondatore, il quale, domenica scorsa, è intervenuto su due argomenti a lui molto cari: il primo è la storia del mondo, il secondo è il problema della “laicità”. Riportiamo un solo passaggio dal suo perenne editoriale (prego notare l’incipit):
Mi ha fatto molto senso vedere, proprio alla vigilia del mancato intervento del Papa alla Sapienza, la messa celebrata da Benedetto XVI nella Sistina col vecchio rito liturgico rinverdito a testimoniare la curva ad U rispetto al Concilio Vaticano II: il Papa con la schiena rivolta ai fedeli e la messa celebrata in latino. Qual è il senso di questa scelta regressiva se non quello di ribadire che il mistero della trasformazione del vino e del pane in sangue e carne di Gesù Cristo viene amministrato dal celebrante senza che i fedeli possano seguire con gli occhi e in una lingua sconosciuta ai più?
Oh, quale asinina soavità in questo canto! E quale arpeggio disinvolto egli rivela! Peccato che il Santo Padre, alla Sistina, abbia celebrato
È una piccola sbavatura, che rischia di mettere a repentaglio il domma dell’infallibilità pontificatoria del Sommo: un domma, peraltro, di recentissima acquisizione, e che alcuni veri laici, come Claudio Moffa in questo suo intervento (da leggere), non sembrano condividere punto...
Nota. L’immagine dell’asino proviene dall’archivolto del portale maggiore della chiesa di Saint Pierre, Aulnay-de Saintonge. Per una visione più dettagliata, cliccare qui.
Qualcuno informi Magdi Allam del fatto che Bin Laden è morto: non se ne può più.
Tutti avemo fede… quasi tutti…
Nota. La cosa più divertente è che Enrico Maria Salerno (Zenone, il santone) ricorda tantissimo Fiamma Nirenstein (mutatis mutandis…).
Amanda Knox è una deliziosa fanciulla di Seattle. Nei primi giorni trascorsi in carcere – «un’esperienza durissima» - è stata raggiunta da due specialisti della mente: lo psicologo e il prete. Il primo l’ha invitata a guardare dentro di sé, cosa che Amanda non ha mai smesso di fare, e che anzi è sempre stata la sua attività prediletta: «Spero che quando mi verrai a trovare – ha scritto alla madre, nei giorni a seguire – potremo andare assieme a fare shopping». Ecco dunque dispiegati, in un colpo solo, i valori più alti dell’Occidente: la luce interiore e lo shopping. Il cappellano del carcere, da par suo, ha regalato ad Amanda una copia del Vangelo. Pare che la ragazza abbia tratto da codesta lettura «grande giovamento e conforto spirituali» (la giovane, di fatto, avrà spulciato qua e là nel sacro testo, alla ricerca di una frase da interpretare liberamente). Al punto tale da chiedere al sacerdote qualche lume sulla faccenda della “risurrezioni” (sic): «Cosa vuol dire questa parola? Non ne ho mai sentito parlare». Ricevuta risposta, è poi tornata a meditare sullo shopping, com’era da aspettarsi. Perché se il prete fosse stato uomo, prima che prete, al posto di consegnare il Vangelo avrebbe cercato di guarire l’intelligenza che si apprestava a riceverlo. Avrebbe capito che quel che manca ad Amanda è una terra sotto i piedi, non un cielo sopra la testa. Le avrebbe dato da leggere un facilissimo Aristotele, non un difficilissimo Gesù.
Massimo Teodori, a chi gli chiede se è di destra o di sinistra, risponde “sono liberale e laico”. Deputato e senatore radicale per tre legislature, si è distinto per numerose battaglie sui diritti e le libertà civili. Ha vinto diversi premi ed è stato insignito della Menorah d’oro. Eccolo in una foto con mamma e papà.
Il Corriere Economia fa le pulci ad Armando Verdiglione, con un articolo firmato da Gianfrancesco Turone. Chissà come la prenderanno i numerosi seguaci del più criptico e controverso psicanalista italiano… Ecco il testo integrale dell’articolo:
«Manager, imprenditore, psicanalista e, di gran lunga, il filosofo più ricco della storia dell’umanità. Armando Verdiglione, 63 anni, da Agromastelli, un paesino della Locride magnogreca, non ama le mezze misure. Dopo scandali, arresti e condanne negli anni Ottanta, sembrava sparito. Invece, oggi la galassia delle società controllate da lui e dalla moglie Cristina Frua De Angeli, erede di una storica famiglia di industriali lombardi, capitalizza oltre un miliardo di euro e ha un fatturato al giugno 2007 di 165 milioni ricavati da arte, editoria, convegni e immobiliare.
Al profeta della cifrematica e del secondo rinascimento è bastato meno di un anno per strutturare un piccolo impero, dove è difficile distinguere fra valori materiali e immateriali, e non soltanto sotto il profilo filosofico. Il gruppo è un ibrido tra fondazioni, associazioni culturali, fiduciarie e finanziarie estere che rispecchiano a perfezione l’oscurità teoretica dei testi di Spirali, fondata da Verdiglione nel 1973 e da lui stesso definita nei documenti societari, con tipica modestia, una casa editrice che “ha promosso intraprese molteplici dagli effetti incommensurabili” e “ha acquisito una notorietà immensa, tanto da diventare mito e leggenda”.
La riorganizzazione delle partecipazioni è partita nel 2006, quando The Second Renaissance ha incorporato le controllate Spirali, valutata 740 milioni di euro, e Arithmos, stimata 4,3 miliardi per i suoi “diritti di utilizzazione economica di 15 mila opere”.
Il capitale di The Second Renaissance, aumentato da
Villa San Carlo Borromeo è il vero nocciolo produttivo della nebulosa cifrematica, con un attivo netto che sfiora il mezzo miliardo di euro basato su un immobile di valore storico, villa San Carlo a Senago,
La fabbrica, che ha origine nel Trecento, ospita un hotel cinque stelle lusso, un ristorante, venti sale per convegni e il Borges Cafè, in ricordo dello scrittore argentino ospitato da Verdiglione a Senago assieme a Jacques Lacan, Eugène Ionesco e molti altri, prima delle disavventure giudiziarie di metà anni Ottanta.
Dal 2005 villa San Carlo ha quasi decuplicato il suo valore grazie anche a restauri per 35,8 milioni. Lavori per altri 60 milioni sono in programma. L’ultima stima, effettuata da Atisreal Italia (gruppo Bnp-Paribas), assegna al complesso immobiliare “un valore non inferiore a 290 milioni di euro”.
Ovviamente, l’edificio è vincolatissimo fin dai primi del Novecento ma le banche, che hanno finanziato integralmente le opere, hanno una solida garanzia per i loro crediti. Molto più aleatorio è il valore delle opere d’arte. Nel business plan depositato lo scorso agosto, che prevede un valore reddituale al decimo anno di 1,2 miliardi e un valore finanziario di 1,52 miliardi di euro, il perito Franco Lion, ragioniere in Gallarate, ha aggiunto ai 290 milioni della valutazione Atisreal altri 350 milioni di sculture e opere d’arte moderna e 95 milioni di mobilio d’antiquariato per complessivi 735 milioni. Queste somme colossali, così come quelle registrate per Arithmos e Spirali, sono state ottenute con una serie di perizie su litografie, serigrafie, acquetinte, licenze e diritti di copyright. Gli autori delle valutazioni si chiamano S.K., G.C., F.G., N.P., A.T. Non ce n’è uno che non sia collaboratore, partner di affari o dipendente di Verdiglione il quale, peraltro, si vanta di poter contare su una rete internazionale composta da 53 mila fra Art Ambassadors, Culture Ambassadors e aderenti a vario titolo alla sua Fondazione-Università.
Sugli assetti proprietari, invece, il filosofo-manager è meno loquace. Fino all’agosto di quest’anno, i pacchetti di maggioranza delle società di capitale erano schermati da un’intestazione all’Unione fiduciaria. Nel giro di pochi giorni prima delle grandi vacanze, la proprietà è stata trasferita a tre scatole vuote (Aleph city, Coffsharb e Wisden rock) di diritto britannico. La cifrematica ha una vocazione offshore».
(Gianfrancesco Turone, Verdiglione spa, in Corriere Economia, 15/10/2007, p. 9)
Il miglior commento che ho trovato per una notizia del giorno:
«Fino a tempi non lontani la medicina si sforzava di valorizzare ciò che avviene in natura: favoriva la tendenza delle ferite a sanarsi, del sangue a coagularsi, dei batteri a farsi sopraffare dall’immunità naturale. Oggi invece essa cerca di materializzare i sogni della ragione.
I contraccettivi orali, per esempio, vengono ordinati “per prevenire un evento normale nelle persone sane”. Certe terapie inducono l’organismo a interagire con delle molecole o delle macchine in modi che non hanno precedenti nell’evoluzione. I trapianti implicano la completa obliterazione delle difese immunologiche programmate geneticamente.
Perciò il collegamento fra il bene del malato e il successo dello specialista che manipola uno dei suoi “stati” non si può più dare per presupposto; ormai dev’essere dimostrato, e l’apporto netto della medicina al carico di malattia della collettività va calcolato dall’esterno della professione. Ma qualunque accusa contro la medicina per il danno clinico ch’essa provoca non è che il primo passo nell’incriminazione della medicina patogena (…).
La medicina pregiudica la salute non soltanto con la diretta aggressione agli individui, ma anche per l’effetto della sua organizzazione sociale sull’intero ambiente. Quando il danno medico alla salute individuale è prodotto da un modo di trasmissione sociopolitico, parlerò di “iatrogenesi sociale”, intendendo con questo termine tutte le menomazioni della salute dovute appunto a quei cambiamenti socio-economici che sono stati resi desiderabili, possibili o necessari dalla forma istituzionale assunta dalla cura della salute.
La iatrogenesi sociale designa una categoria eziologica che abbraccia molteplici manifestazioni. Insorge allorché la burocrazia medica crea cattiva salute aumentando lo stress, moltiplicando rapporti di dipendenza che rendono inabili, generando nuovi bisogni dolorosi, abbassando i livelli di sopportazione del disagio o del dolore, riducendo il margine di tolleranza che si usa concedere all’individuo che soffre, e addirittura abolendo il diritto di autosalvaguardarsi.
La iatrogenesi sociale agisce quando la cura della salute si tramuta in un articolo standardizzato, un prodotto industriale; quando ogni sofferenza viene “ospitalizzata” e le case diventano inospitali per le nascite, le malattie e le morti; quando la lingua in cui la gente potrebbe far esperienza del proprio corpo diventa gergo burocratico; o quando il soffrire, il piangere e il guarire al di fuori del ruolo di paziente sono classificati come una forma di devianza (...).
La medicina è un’impresa morale e inevitabilmente perciò da contenuto al bene e al male. In ogni società la medicina, al pari del diritto e della religione, definisce ciò che è normale, giusto o desiderabile. La medicina ha l’autorità di etichettare come malattia legittima ciò che lamenta un individuo, di dichiararne malato un altro anche se non si lamenta, e di rifiutare a un terzo il riconoscimento sociale della sua sofferenza, della sua invalidità e persino della sua morte.
È la medicina che autentica un certo dolore come “meramente soggettivo”, una determinata infermità come simulazione e certe morti - e non altre - come suicidio. Il giudice stabilisce che cosa è legale e chi è colpevole; il prete dichiara che cosa è sacro e chi ha violato un tabù; il medico decide che cosa è un sintomo e chi è malato.
Egli è un imprenditore morale, dotato di poteri inquisitori per scoprire certi torti da raddrizzare. Come tutte le crociate, la medicina crea un nuovo gruppo di diversi ogni volta che fa attecchire una nuova diagnosi.
La morale è altrettanto implicita nella malattia quanto nel delitto o nel peccato. Nelle società primitive è ovvio per tutti che l’esercizio dell’arte medica comporta il riconoscimento di un potere morale: nessuno chiamerebbe lo stregone se non gli riconoscesse l’abilità di discernere gli spiriti maligni da quelli buoni.
In una civiltà superiore questo potere si espande. Qui la medicina è esercitata da specialisti a tempo pieno, i quali controllano vaste popolazioni per mezzo di istituzioni burocratiche. Questi specialisti formano professioni le quali esercitano sul loro lavoro un tipo di controllo che è unico nel suo genere. Diversamente dai sindacati, infatti, esse debbono la loro autonomia non alla vittoria conseguita in una lotta, ma a un mandato di fiducia. Diversamente dalle associazioni di mestiere, le quali si limitano a stabilire chi ha il diritto di lavorare e a quali patti, esse stabiliscono anche quale lavoro bisogna fare (…).
Soltanto i dottori oggi “sanno” che cosa costituisce una malattia, chi è malato, e che cosa bisogna fare al malato e a quelli che essi considerano “esposti a uno speciale rischio”. Paradossalmente, la medicina occidentale, che ha sempre affermato di voler tenere separato il proprio potere dalla religione e dalla legge, l’ha ormai esteso al di là di ogni precedente (…).
Si è difeso il divorzio della medicina dalla morale con l’argomento che le categorie mediche, a differenza di quelle giuridiche e religiose, poggiano su fondamenti scientifici non soggetti a giudizio morale. L’etica sanitaria è stata occultata in un reparto specializzato, che aggiorna la teoria alla pratica effettiva.
I tribunali e la legge, quando non vengono impiegati per far rispettare il monopolio asclepieo, sono trasformati in portieri dell’ospedale, addetti a selezionare tra i postulanti quelli che rispondono ai criteri stabiliti dai medici. Gli ospedali diventano monumenti di scientismo narcisistico, concretizzazioni dei pregiudizi professionali ch’erano di moda il giorno in cui fu posta la loro prima pietra e che spesso risultano superati il giorno dell’inaugurazione. L’impresa tecnica del medico vanta un potere esente da valori (…).
Il danno medico mediato politicamente viene visto come inerente al mandato della medicina, e chi lo critica è considerato un sofista che cerca di giustificare l’intrusione dei profani nel territorio di competenza del medico. Proprio per questo motivo è urgente un’analisi profana della iatrogenesi sociale» (Ivan Illich, Nemesi medica. L’espropriazione della salute, trad. it. Milano 1977, pp. 47-56).
QUINDI: La fecondazione assistita è il risultato di una iatrogenesi sociale.
«Il prete che in passato rompeva l’impegno del celibato si accusava di debolezza; oggi accusa la società che l’ha formato, ed esige ch’essa modifichi la regola che egli non riesce a seguire» (André Frossard).
Università è seme di malavita,
di storpiature e brutalità della mente,
di fame di vento.
Il ministro Mussi s’è detto assai indignato pel fatto che un dottorando di ricerca, in Italia, percepisca 800 euros, e un ricercatore
«Otto incontri sull’“Educazione Sentimentale”, che vedranno protagonisti personaggi autorevoli come Paolo Crepet, Concita De Gregorio, Cinzia Leone, Vladimir Luxuria, Morgan, Tullio Solenghi, Marco Pesatori, per dar vita ad un dibattito sulle tematiche più attuali ed interessanti legate alla vita sentimentale».
Attuali, interessanti. Bella, poi, l’idea delle «studentesse del Dams», che «animeranno e arricchiranno gli appuntamenti con letture teatrali». Perché si sa che sono tutte cozze, quindi intelligenti e meritevoli. Gli studenti, dal canto loro, hanno apprezzato. Sono vivaci, gli studenti. Trasmettono entusiasmo. Nel Forum aperto su internèt per l’occasione, una vera voragine, la giovane Greta scrive infatti che
«l’incontro con Vladimir Luxuria è stato secondo me molto positivo ed essenziale a questo percorso perchè l’amore al di là del genere è importantissimo. Sono contenta che l’università abbia proposto questo percorso sull’amore comprendendo anche un incontro con l’Onorevole Luxuria in quanto Lei è una persona intelligente, colta, disposta a dialogare e essenziale per un discorso sull’amore al di là del genere. Ringrazio veramente tantissimo l’università per questi incontri, in particolare per quest’ultimo sull’amore al di là del genere, tenuto dall’onorevole Luxuria».
Ah, che stile limpido! Sicuramente Greta è una studentessa di Lettere, magari antiche. Daniela, invece, tradisce lo stile tipico de’ filosofi, per la profondità delle argomentazioni e l’ardimento dimostrato nel rivolgersi direttamente all’organizzatore dell’evento:
«Gentile Prof, sono una studentessa dell’università di Bologna e mi sono per caso imbattuta in questo sito. L’idea mi è molto piaciuta e sono stata tentata di prendere parte ai prossimi incontri, ma poi leggendo i nomi degli ospiti ho scoperto che l’università inviterà un astrologo! Ho alcuni amici che studiano astrofisica e mi hanno ben informato sulla follia che sta alla base dell’astrologia, che tutto è men che scienza (ma anche una breve ricerca su internet basta per capirlo). Come mai questa scelta, a mio parere molto infelice?».
Il “Forum” conclusivo sarà condotto da Stefano Bonaga.
Nelle università italiane, quest’anno,
gli iscritti saranno un po’ più di un milione
e un po’ meno di cinquantacinque milioni.
Dopo il post precedente, torniamo sull’argomento citando alcuni passaggi da un intervento di Maurizio Blondet:
«Ricevo in questi giorni una quantità di lettere relative all’intervista del sacerdote irlandese alla BBC... Annuso in questi lettori moralisticamente scandalizzati la voglia di rivincita: dopo la manifestazione delle famiglie che ha di fatto liquidato le nozze gay, hanno voglia di colpire, di infangare, di vendicarsi con un bello “scandalo” della Chiesa. Ed è proprio questo lo scopo della campagna, partita dalla BBC ma ben bene agitata in Italia: una campagna di screditamento, volta precipuamente contro Ratzinger. Infatti
Il documento è del 1962, quando al Sant’Uffizio non c’era Ratzinger, ma il cardinale Ottaviani. E fu approvato da Giovanni XIII, il “Papa buono” della propaganda anticlericale di vario stampo (Pio XII era il “Papa cattivo”). Il documento è stato in vigore fino al 2001, quando proprio Ratzinger lo ha sostituito. È la prima menzogna di un insieme di inesattezze non casuali, ma ispirate da uno spirito malvagio e falso. Come la “segretezza” del documento. La segretezza - o meglio riservatezza - è una costante dei processi canonici: evidentemente ci scandalizziamo perché noi siamo troppo abituati a giudici laici che spifferano ai giornali notizie riservate d’indagini non concluse, che distruggono reputazioni di innocenti prima che siano giudicati. Ma i tribunali ecclesiastici non spifferano, e ciò è giusto.
La Chiesa
Il documentario della BBC è del settembre 2006. Arriva in Italia un anno dopo, con doppiaggio nella nostra lingua eseguito dalla redazione di “Bispensiero”, un sito internet di ispirazione radicale. Naturalmente Santoro e Mentana se lo strappano di mano, vogliosi di mostrare gli “scandali” di una Chiesa che ha condannato i matrimoni tra omosessuali. È evidente il movente. Sono evidenti i mandanti. Ed è insopportabile la domanda melliflua: “Cristo, se fosse fra noi, approverebbe o condannerebbe il crimen sollicitationis?”. Evidentemente l’ipocrita scandalizzato frequenta poco il Vangelo. Cristo ha parlato: meglio per chi fa certe cose contro questi piccoli, che si metta al collo una macina da mulino… il che non significa che ingiunga di affidarlo a un Caselli o a quel giudice che nutre i giornalisti con le storiacce sulle veline, o a qualunque procuratore abituato a violare il segreto istruttorio...
Un credente non si scandalizza. Non può, perché può dire di sé quello che disse Amleto: “Io sono un uomo mediamente onesto, eppure potrei accusarmi di cose tali che mia madre avrebbe fatto meglio a non mettermi al mondo. Ho più peccati sottomano che pensieri in cui versarli”... Un credente sa che, fra i primi dodici cristiani, ce n’era già uno che tradì Cristo: una bella percentuale, circa l’8%. Nessuno scandalo ripugnante, nessun prete indegno - soprattutto - potrà mai costituire un argomento contro la nostra fede.
La nostra fede è in Colui che ha accettato la croce per salvarci, e che ora ci si dona come Pane e Vino. Questo ci nutre e ci rende sempre più forti, nonostante le debolezze e le cadute. Perché non è la nostra forza (inesistente), ma
Cos’altro leggere sulla questione:
- un intervento, molto accurato, nel blog Critica della ragion pubblica;
- una raccolta di sciocchezze sul Crimen sollicitationis, a cura di Bizblog;
- alcuni rilievi sulla credibilità della BBC, nel blog di Angelo Bottone;
- una acuta riflessione di Francesco Agnoli, segnalata da Carlo Melina;
- il dossier del CESNUR sull’argomento;
- il dossier approntato da Avvenire.
Un lettore, in un commento, ci chiede un parere a proposito del crimen sollicitationis. Non ne sappiamo nulla, come non sappiamo nulla di quel video anglosassone su Chiesa e pedofilia, che tanto circola per la Rete in questi giorni.
Sappiamo però un’altra cosa. È significativo, ci pare, che i due mali mitologici dell’Occidente (mitologici perché non se ne comprendono le cause, mitologici perché visti come assoluti, cioè privi di fondamento, indicibili e fatali), cioè nazismo e pedofilia, vengano entrambi rinfacciati con forza alla Chiesa cattolica:
Eppure, è chiaro come il sole che nazismo e pedofilia non possano esser visti in alcun modo come prodotti “squisitamente” cattolici. Essi, al contrario, appaiono come il segreto oscuro e inviolabile dell’Occidente, di quell’Occidente perverso, cioè privo di attenzione e di memoria, avvoltolato su di sé come Narciso, che rifiuta il suo umanesimo.
Chiediamoci perché, fra le accuse alla Chiesa, non figurino quelle di eventuali collusioni, poniamo, col comunismo e la pornografia: forse per il fatto che la forza di suggestione mitologica di questi ultimi due mali, rispetto agli altri, risulterebbe inferiore? Tuttavia, le radici ideali sarebbero le stesse: il prometeismo, la libertà come autodeterminazione... Così, tantum religio potuit suadere malorum, come diceva Lucrezio. È questa la religio dell’Occidente, ciò che ne tiene uniti i fasti: la proiezione ad extra dei suoi mali.
Da questo punto di vista il cristianesimo, nella sua variante cattolica (la meno riducibile, la meno manipolabile, ancora per poco), si appresta davvero a diventare il totalmente altro dell’Occidente. Un segno eloquente del mysterium iniquitatis, di quel Male che sedurrà molti, nei tempi ultimi, con la sua forza di rovesciamenti e d’inganno.
g.p.
Aggiornamento:
Del crimen sollicitationis parla Angelo Bottone, qui.
La discussione procede qui.
«Per idealismo si intende in filosofia una visione del mondo secondo cui tutto ciò che è reale è già contenuto preliminarmente (a priori) nella nostra mente… L’oggetto della conoscenza è ridotto a idea o a rappresentazione… In pratica, la realtà non è la realtà, ma l’idea di realtà posseduta dal soggetto».
Qualche esempio. Un soggetto conoscente chiamato Eugenio Scalfari commenta una grossa manifestazione di piazza, fatta da gente ordinata e civile, all’interno di un paese a regime democratico, come un «duro colpo alla democrazia». Solo perché lui non è d’accordo con i manifestanti. Ma che c’entra?
Altro esempio. Un secondo soggetto conoscente, a nome Piero Fassino, sempre a proposito della suddetta manifestazione, ribadisce che la «laicità» deve restare «un valore assolutamente irrinunciabile» (si badi, non la giustizia, non il bene comune, no: la “laicità” dello Stato laico, nomina nuda tenemus; ma forse questo andrebbe bene per un altro post, sul “nominalismo spiegato al mio cane”).
Terzo esempio. Un ulteriore soggetto conoscente, che chiameremo piuttosto convenzionalmente Fausto Bertinotti, intervenendo ancora sul medesimo tema, afferma che «le manifestazioni, specie quando sono di massa, vanno rispettate»; ma poco dopo aggiunge che «la politica farebbe bene a considerare queste posizioni come non incidenti sul processo legislativo». Insomma lui, che di manifestazioni ne ha sempre fatte tante, e che del popolo avea fatto trombetta fino all’altrieri, adesso niente, mi diventa un novello Dracone.
Aggiungiamo allora un cappello finale, sulla sensatezza della visione idealista: un campione a caso di idealisti, quale quello testé esaminato, si trova d’accordo sull’idea di realtà. La realtà, dunque, parrebbe un dato intersoggettivo, risultante dall’armonica consonanza di tre teste messe in fila. Questo conduce all’assunzione di posizioni averroiste: forse l’intelletto è unico.
Adeguiamoci all’assunto. Diamo ragione anche a un quarto soggetto conoscente, che risponde al nome di Francesco Rutelli. Costui, dapprima favorevole alla citata manifestazione di piazza, appoggia ora l’interpretazione proposta dagli illustri colleghi. Ma noi ci spingeremo oltre: diremo pure che c’è stata, una manifestazione in piazza. E che essa, lungi dal remare contro le nostre intenzioni, vieppiù le conferma. Essa è scaturita da una profonda esigenza di rinnovamento e di progresso.
In primo luogo, perché vi saranno più diritti per tutti, nessuno escluso, il che è un bene dato che lo dice
Ecco la stampa reagire imbarazzata, e un po’ stizzita, di fronte alle affermazioni di Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, sulla questione dei Dico:
«C’è uno strano silenzio dei diversi esponenti dell’ebraismo italiano su un tema che è stato tanto dibattuto in Italia negli ultimi mesi, quello dei Dico, la legge sulle convivenze che è stata presentata e poi rallentata nel suo iter parlamentare» - esordisce Di Segni. «Che cosa ha da dire in proposito la tradizione ebraica? Una posizione politica abituale tra gli ebrei e spesso condivisa anche tra i più osservanti è quella di non intervenire nelle scelte di libertà che lo Stato fa per i suoi cittadini, riservando solo alla coscienza individuale il diritto e dovere di fare scelte rigorose personali su argomenti nei quali la legge dello Stato concede spazi permissivi e di libertà. Ma questa non è una regola che può valere sempre: secondo
Il buffo Dimitri Buffa, nel quotidiano on-line L’Occidentale, scrive in proposito che «le parole del rabbino capo di Roma sembrano, mutatis mutandis, intercambiabili con quelle del Papa Ratzinger, di Ruini o del suo successore Bagnasco». Intercambiabili? A noi non pare proprio. Si potrà non essere d’accordo con entrambe, certamente, ma che si possano definire “intercambiabili”, mutatis mutandis, è un circiterismo bell’e buono. Basterebbe un confronto fra le argomentazioni di rav Di Segni, esposte sopra, e quelle di mons. Bagnasco, nel suo discorso de’ proiettili.
Presentando la recente nota della Cei riguardante le politiche sulla famiglia, Bagnasco ha detto molto chiaramente ch’essa «cerca di parlare all’intelligenza dei credenti, attraverso alcuni accenni alla fede, ma soprattutto all’intelligenza comune, al buon senso, alla ragione, attraverso delle motivazioni di tipo puramente antropologico. La nota è un esempio impegnativo con il quale noi vescovi ci siamo cimentati con molta coralità, con molto impegno e, mi pare, con un buon risultato. È un esempio di come oggi la comunicazione debba tenere conto delle ragioni antropologiche, non solo delle ragioni che derivano dalla fede, ma delle ragioni che derivano dalla ragione, dal retto uso della ragione per non cadere nella facilissima accusa, anche motivata se vogliamo, che i cattolici vogliano imporre la propria fede, e le proprie convinzioni al popolo in un contesto di chiaro pluralismo e di frammentazione culturale, di pluralità culturale, religiosa, filosofica ed etica. Certamente, se noi come cattolici usassimo solo ed esclusivamente delle ragioni di fede, giustamente saremmo fuori da questo dinamismo democratico che è il confronto delle ragioni: confronto retto, onesto, il più possibile pacato e rispettoso, cosa che non sempre accade. Ragion per cui, dobbiamo sempre più, tutti quanti noi, abituarci, ancorati alle ragioni della nostra fede, ad usare le ragioni della ragione… Oggi la questione più importante da comunicare, insieme alla fede come cristiani, ma verso tutti i nostri fratelli in umanità, è una corretta antropologia, perché nel momento in cui si perde una corretta concezione autotrascendente della persona umana, non vi è più un criterio di giudizio per valutare il bene e il male. Quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male, il vero e il falso, e l’unico criterio o il criterio dominante è il criterio dell’opinione generale, o dell’opinione pubblica, o delle maggioranze vestite di democrazia - che possono diventare ampiamente e gravemente antidemocratiche, o meglio violente - allora è difficile dire dei no, è difficile porre dei paletti in ordine al bene… Perché dire no a questo a quello o a quell’altro? Se il criterio sommo del bene e del male è la libertà di ciascuno, come autodeterminazione, come scelta, allora se uno, due o più sono consenzienti, fanno quello che vogliono, perché non esiste più un criterio oggettivo sul piano morale, e questo criterio riguarda non più l’uomo nella sua libertà di scelta ma nel suo dato di natura».
Che dire? Senza polemica, intelligenti pauca.
g.p.
89.514 euro: è il reddito annuo dell’operatore liturgico Romano Prodi. Per sapere tutta la verità sul suo commercialista, cliccare qui.
Appena avrò un po’ di tempo, mi riprometto di scrivere qualcosa su Sergio Quinzio, una figura intellettuale davvero emblematica. Oggi, a quasi dieci anni dalla morte, quasi nessuno se lo ricorda. Al massimo lo si celebra, il che è già di per sé indicativo. Ma andrebbe rimeditato, anche per le reazioni positive che quasi unanimemente - e inspiegabilmente, almeno all’apparenza – seppe raccogliere nello scialbo dibattito culturale italiano degli anni Ottanta e Novanta. Ricordo quando, con un amico, chiedemmo un parere su di lui a Pier Aldo Rovatti (uno dei fautori, assieme a Gianni Vattimo, di quella meteora filosofica chiamata “pensiero debole”). Eravamo più giovini di adesso, un tantino screanzati, entrambi avevamo letto Quinzio (io di più), e contavamo di ottenere dall’esimio Rovatti una risposta illuminante, dato che l’uomo, nei libri e durante le lezioni, esaltava a ogni piè sospinto la radicalità del filosofare, la fine del soggetto, il superamento della metafisica, lo scacco della razionalità, l’essere per la morte, il senso del tragico, il “pensiero del fuori”, niente dio dopo Auschwitz e consimili corbellerie (Quinzio, in effetti, avrebbe sottoscritto tutti i punti, seppure da una diversa angolatura). Ebbene, l’oracolo non ci deluse: “Quinzio? È un esagerato”. Così confermammo le nostre impressioni: non solo che su quel singolo punto Rovatti aveva ragione, ma che aveva pure torto su tutto il resto.
Alla televisione, ieri sera, hanno trasmesso l’ennesimo servizio sui “preti pedofili”. E dire che basterebbe così poco per risolvere la questione: basterebbe che la smettessero di rompere le balle, i preti, dicendo finalmente sì ai matrimoni fra omosessuali, sì all’eutanasia, sì alla sperimentazione libera sugli embrioni (e già che ci siamo, anche a quella sui feti), sì a un mucchietto di altre cose. E allora puf! Emergenza rientrata, “preti pedofili” spariti. Oppure no, lo scacco supremo: verrebbero trattati come eroi, precursori, forse martiri. E il movimento “Noi siamo chiesa”, assieme ai radicali, si batterebbe per consentire anche ai prelati di andare a bimbi. Diventerebbe un loro diritto. Una conquista civile.
g.p.