«Siate cambiavalute esperti» (agraphon citato in Clemente Alessandrino, Stromata I,28,177,2)
Se hai tempo da buttare, leggi le LETTERE DALLA CAMPAGNA
«Austeritas, secundum quod est virtus, non excludit omnes delectationes, sed superfluas et inordinatas. Unde videtur pertinere ad affabilitatem, quam Philosophus “amicitiam” nominat, vel ad eutrapeliam, sive iucunditatem»
(S. Th. II-II, q. 168, a. 4, ad 3m)
«Some of my puns are trivial and some are quadrivial»
(Marshall McLuhan)
abbiccì
codici da vinci
cristianesimo antico e dintorni
diario scritto di giorno
forma e sostanza
gnosticismi
imposture intellettuali
interventi incivili
laici e laicità
lettere dalla campagna
plausi e botte
scaffale aperto
tomismo essenziale
umorismo vaticano
volti e parole
- Agostino d’Ippona
- Cornelio Fabro
- Eric Voegelin
- Flannery O'Connor
- Georges Bernanos
- Gilbert K. Chesterton
- Giuseppe Ricciotti
- Ivan Illich
- Marshall McLuhan
- Paolo di Tarso
- Pavel Florenskij
- Rocco Montano
- Tommaso d’Aquino
oggi
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
A.E.L.A.C.
A.M.D.G.
Andrea Tornielli (blog)
ANRW
ANTICHITA' CLASSICA
Apocalitticamente (blog)
ARTISAN DE PAIX (blog)
Avvenire
Azione parallela (blog)
B'Tselem
Bene Comune
BERLICCHE (blog)
BIZ (blog)
Bordopagina (blog)
BOTTONE (blog)
CARLO GAMBESCIA (blog)
CARLO MELINA (blog)
Carmelo di Parma
CATHOLICA
Centro Del Noce
CHRISTIANISMUS
Context Group
Crossroads (blog)
Davide Galati (blog)
DE LIBERO ARBITRIO (blog)
DEL VISIBILE (blog)
Diogneto (blog)
DISF
Distributism
Documenta catholica
Donkamel (blog)
Duque de Gandìa (blog)
Early Christian Writings
EFFEDIEFFE
Ekpyrosis (blog)
El Boaro (blog)
Ennio Innocenti
Enochirios (blog)
Ephesians 5,11
ESC (blog)
ET-ET
Faber's Place (blog)
Far finta di essere sani (blog)
Franco Cardini
Frans Van der Groov (blog)
Frinarelli (blog)
GHINETTO (blog)
Giornale A.I.F.R.
Giovanni da Rho (blog)
Giovanni Grandi
Giulio Mozzi (blog)
Granelli di senapa (blog)
Hugoye
HYPOTYPOSEIS (blog)
Identità Europea
IL COVILE
Il Foglio
INIMICA VIS
Innis & McLuhan
Instaurare
Introibo ad altare Dei (blog)
Iperhomo (blog)
ITALIANS FOR RON PAUL
Juventutem
KELEBEK (blog)
L'APOTA (blog)
LABRE (blog)
Lanterne rosse (blog)
LETTERE PAOLINE
Libertà e Persona
LIDENBROCK
Luigi Accattoli (blog)
Luigi Bobba
Magis amica (blog)
Medieval Science Page
New Testament Gateway
NT Transcripts
PAULUS 2.0 (blog)
PESCE VIVO (blog)
Ppdumb (blog)
Ri-Scritture (blog)
Riccardo De Benedetti (blog)
Roba che leggo
Sandro Magister (blog)
SANTA SEDE
Santi e beati
Scricciolo
Segnalibri (blog)
Sivan (blog)
Tadeusz Kantor
Tertullian Project
Text Excavation
THOUGHTS ON ANTIQUITY (blog)
Tontos (blog)
TRA CIELO E TERRA (blog)
Triumph of St. Thomas
VALTER BINAGHI (blog)
Vino e mirra (blog)
Vocabula computatralia
WXRE (blog)
Zenit
- il direttore
- il redattore
- il redattore corrucciato
- l'asino Balthazar
- il patriarcjat
piccolozaccheo @ libero.it
visitato *loading* volte

Marsilio ha finalmente ripubblicato
le Note sul cinematografo di Robert Bresson.
Due libri imperdibili, la cui pubblicazione m’era sfuggita:
Étienne GILSON, Giovanni Duns Scoto, con un saggio introduttivo di C. Marabelli, Jaca Book, Milano 2008, pp. LVI-732, euro 98: «Lo scozzese Giovanni Duns Scoto (1265-1308), contemporaneo di Dante Alighieri, figura tra i più conosciuti pensatori del medioevo. Divenuto francescano, si formò a Oxford e a Parigi e vi insegnò la teologia commentando ripetutamente il libro delle Sentenze del Lombardo. Operò un trentennio dopo la morte di Tommaso d’Aquino, risentendo del clima profondamente mutato a partire dalle condanne parigine e oxoniensi del 1277. Pensatore difficile, che meritò di essere chiamato il Dottor Sottile. Dopo un periodo di incertezze, il suo credito crebbe presso i teologi dell’ordine di san Francesco, dando origine, al pari di san Tommaso, a una vera e propria scuola scotista che attraversò i secoli. Étienne Gilson (1884-1978), il grande storico della filosofia medievale, non poté non incontrarlo di continuo nel corso della sua longeva vita di studi, ma il suo interesse si concretizzò in una monografia tutta dedicatagli solo molto tardi. Ma essa non è tuttavia solo il confluire degli sforzi di quasi un quarantennio di dedizione al Dottor Sottile. Gilson confessa che questi sforzi in realtà non fu possibile fonderli insieme, anzi gli insegnarono come fossero possibili libri differenti su Duns Scoto. Sicuramente le letture che il celebre storico ne aveva fatto nel corso degli anni non corrispondevano a quella degli “scotisti”, da cui non manca di prendere le distanze e di farle prendere alla sua considerazione di Scoto. Il suo Duns Scoto allora tenta “il solo punto di vista che potevamo ancora tentare”: “l’assenza di ogni punto di vista”. Nel tentativo di superare i preconcetti, propri e altrui, lo storico si fa lettore che riflette principalmente sui Commenti di Duns Scoto a Pier Lombardo, “senza altra preoccupazione se non quella di comprendere”, rileggendolo “penna alla mano”. Questo libro pertanto è ascolto prolungato, per lettori pazienti».
Alessandro GNOCCHI – Mario PALMARO, Giovannino Guareschi. C’era una volta il padre di don Camillo e Peppone, Piemme, Milano 2008, pp. 255, euro 14,50: «Questa è la storia di un uomo libero. Un uomo talmente libero da servire il re anche quando il re regnava a mezzo servizio. Un uomo talmente libero da evitare come la peste i salotti della cultura nazionale e d’importazione. Un uomo talmente libero da scrivere sempre e solo per i suoi lettori e non per i critici letterari. Un uomo talmente libero da obbedire solo alla propria coscienza, la quale obbediva solo al Padre Eterno. Un uomo talmente libero che un bel giorno, per continuare a essere libero, prese la strada della prigione. Giovanni Guareschi lo ricordiamo per aver dato vita alle figure di Don Camillo, parroco della Bassa emiliana capace di un colloquio diretto con il Cristo dell'altar maggiore, spinto schietto al limite della scontrosità, sempre pronto a dar battaglia a Peppone, il sindaco comunista, il nemico-amico per eccellenza, ingaggiando irresistibili scontri che hanno conquistato milioni di lettori in più generazioni. Il papà di Don Camillo, dunque. Eppure Guareschi non è solo questo: giornalista, disegnatore, umorista, scrittore fecondo, fu corteggiato dalle diverse parti politiche nel corso di oltre trent'anni di storia d'Italia, difendendo sempre e comunque la propria autonomia e libertà d'espressione. Contrario a legami troppo forti con il potere, riuscì ad alienarsi in seguito anche le simpatie della DC, fino alla polemica con De Gasperi. Trascurato dalla politica e dalle autorità, non fu però dimenticato dai fedeli lettori».
Un articolo di Armando Torno, apparso il 28 giugno scorso sulle pagine del “Corriere della sera”, fa il punto sui clamorosi ritardi dell’Italia nelle pubblicazioni dell’opera omnia petrarchesca, e in particolare del Petrarca latino:
«In Italia sono disponibili poco più di 300 titoli “di e su” Petrarca. Tantissime edizioni del Canzoniere, annali, studi: si trova un po’ di tutto cercando con pazienza in rete, persino audiolibri. Mancano però le sue opere complete, a meno che si voglia leggerle su Cd-rom (realizzato dalla Lexis avvalendosi anche delle stampe cinquecentesche di Basilea), così come non si trova il poema Africa.
L’edizione nazionale è ferma al 1964, ma case editrici quali Le Lettere – con la collana “Petrarca del centenario” – o Aragno stanno dedicando parte del loro catalogo agli scritti del sommo poeta e umanista. Diremo inoltre che la ricordata serie della fiorentina Le Lettere, nella menzionata collana avviata nel 2004, rappresenta quanto di meglio circola da noi per cinque opere petrarchesche (sette i libri pubblicati), alle quali vanno aggiunti due di postille. Figurano nel sito anche l’anastatica dell’Africa (edizione del 1926) e delle lettere Familiari (del 1942), ma entrambe sono dichiarate esaurite.
Ora, chi volesse un’edizione dell’Africa, il cui argomento è preso dalle guerre puniche e alla quale Petrarca lavorò a lungo senza mai completarla, credendo di affidare ad essa la sua fama, potrebbe trovarne addirittura due in una libreria o in un sito francesi: quella curata da Rebecca Lenoir per l’editore Millon (che non ha suscitato entusiasmi); e i primi cinque libri del poema, con testo critico e traduzione, nella cura di uno dei maestri della Sorbona, Pierre Laurens. Quest’ultima è uscita nella collana “Les Classiques de l’Humanisme” della parigina Les Belles Lettres. L’opera sarà completa nel volgere di qualche mese e ci sono già le bozze.
A questa va aggiunta un’altra notizia: mentre da noi prosegue il “Petrarca del centenario” (Giuseppe Frasso della Cattolica di Milano ci ha confidato, tra l’altro, che qui uscirà presto il Canzoniere, da lui curato con Rosanna Bettarini) i francesi hanno intenzione di intensificare le pubblicazioni. Lo scopo è chiaro: diventare un nuovo punto di riferimento, grazie all’eventuale messa in rete. Non realizzano edizioni collazionando tutti i codici, ma offrono testi critici (Belles Lettres) e comunque utili (Millon). Proprio Millon ha ormai in catalogo le opere filosofiche: 9 titoli, tra i quali l’importante De remediis (l’anima movens di questa iniziativa è Christophe Carraud); alle Belles Lettres si parla di “tutto Petrarca”, anche se per ora ci sono 10 volumi con tre opere, ma stanno per completarsi la ricordata Africa e le fondamentali lettere Senili (di esse mancava un’edizione integrale moderna).
Per tal motivo abbiamo incontrato Pierre Laurens, cercando di conoscerne i progetti e le prospettive. Ci ha dato appuntamento a Versailles, alla Galerie des Glaces. Con la moglie Florence stava decifrando alcune iscrizioni latine scoperte sotto le pitture di Le Brun e coperte da due strati di altre scritte in francese, alla composizione delle quali parteciparono anche Boileau e Racine. Non ci soffermeremo sui frammenti emersi dal restauro, legati alla grandezza di Luigi XIV, anche se il professore innamorato della poesia li considera il primo documento della querelle tra antichi e moderni. Il nostro incontro era per Petrarca e le pubblicazioni delle sue opere.
Laurens ci conferma che a Parigi le uscite si intensificheranno, in modo da realizzare “tutto Petrarca” per la prima volta nella storia. Parla dell’Africa, da lui tradotta in versi alessandrini liberi, alla quale ha premesso un saggio di 150 pagine. Si lascia scappare un giudizio: “Poesia pura, levigata come una statua di marmo”. Prosegue: “Da molto tempo il poema attendeva una vera edizione, giacché quella di Nicola Festa del 1926 fu terminata in fretta, forse a causa di pressioni politiche”. Quasi sicuramente il primo fascismo ci mise lo zampino e il curatore si comportò come ognuno di noi può immaginare.
Ma il professore non si sofferma più del dovuto su questi dettagli e riprende: “Devo ringraziare il magistrale lavoro fatto da Vincenzo Fera che ha scoperto l’ultimo autografo del poema nel codice Laurentianus Acquisti e Doni 441. I suoi studi del 1980 e
Già, Fenzi. Qualcuno lo ricorda come militante della lotta armata, ma è soprattutto un eccellente conoscitore di umanisti. Suo è l’importante saggio Lo stato presente delle edizioni di Petrarca (uscito sul “Bollettino di italianistica”, n. 2, 2006) nel quale denunciava “i tempi biblici” nonché “i ripetuti abbandoni (una storia davvero impressionante) che caratterizzano la storia delle edizioni di Petrarca”. Tanto da augurare – lo fa citando Francesco Bausi, uno dei curatori dell’edizione del centenario – un modello che “si rifaccia alla collana I Tatti Renaissance Library”, pubblicata dalla Harvard University.
E qui si apre uno scenario più vasto. Laurens ci fa notare che lo spirito pragmatico della collana “I Tatti”, se non minaccia per ora le edizioni di Petrarca, potrebbe diventare nel volgere di brevissimo tempo l’altro riferimento internazionale per i testi degli umanisti italiani. Senza eccessive preoccupazioni filologiche, tali volumi cercano di dare alle stampe (e poi eventualmente alla rete) il testo più sicuro oggi a disposizione, evitando lungaggini per scovare varianti che porterebbero – nota ancora Fenzi – “minime modifiche (o addirittura nessuna) al testo già edito”.
Che dire? Facciamo parlare i nomi. I testi degli umanisti italiani costituiscono ormai un riferimento nel catalogo di Harvard. Ne “I Tatti” ci sono opere di Alberti, Bembo, Boccaccio, Leonardo Bruni, Marsilio Ficino, Giannozzo Manetti, Poliziano, Pontano, Lorenzo Valla, Maffeo Vegio e altre si annunciano per l’autunno, introvabili in Italia. C’è una sola opera di Petrarca, per fortuna: se incominciassero anche con lui, sarebbe persa la partita.
A Parigi, per completare il quadro, nella collana curata da Laurens sono apparsi 29 titoli: Pietro Martire d’Anghiera, Flavio Biondo, Girolamo Mercuriale, Agostino Nifo, Albertino Mussato, Poliziano, Marsilio Ficino, Poggio Bracciolini, Leon Battista Alberti (del quale si annunciano le opere complete) e Petrarca.
Morale: non è nostra intenzione entrare in polemica, né elogiare case come le Edizioni di Storia e Letteratura o Antenore che mantengono un catalogo di qualità con questo genere di testi, ma far presente una situazione che, grazie anche a Internet, è cambiata rispetto al tempo che fu. Gli umanisti, Petrarca in particolare, sono un nostro patrimonio. Se oltralpe fanno edizioni di italiani basandosi su studi italiani e qualche volta facendoli curare addirittura da italiani, forse gli italiani potrebbero fare qualcosa di più».
(Fonte: “Corriere della sera”, 28 giugno 2008)
Dal sito ZENIT:
Intervista allo scrittore Joseph Pearce
di Carrie Gress
NAPLES, Florida (USA), lunedì, 14 luglio 2008. - William Shakespeare era cattolico? Secondo lo scrittore Joseph Pearce vi è una serie di elementi che porterebbe a rispondere affermativamente. In questa intervista rilasciata a ZENIT, Pearce parla del suo ultimo libro, “The Quest for Shakespeare: The Bard of Avon and the Church of Rome” (ed. Ignatius Press), in cui ripropone elementi della vita delle opere di Shakespeare, che ne dimostrerebbero la fede cattolica.
Il libro “Shadowplay: The Hidden Beliefs and Coded Politics of Shakespeare” di Clare Asquith è noto soprattutto per aver avanzato l’ipotesi che William Shakespeare fosse cattolico. Vi sono stati altri nella storia che hanno sostenuto la stessa idea?
Pearce: Esiste una schiera di illustri studiosi di Shakespeare che sono arrivati alla conclusione che il Poeta era cattolico. Dopo il lavoro pionieristico di Richard Simpson del XIX secolo, la convinzione che Shakespeare fosse un credente cattolico ha ricevuto conferme dal successivo lavoro investigativo accademico degli studiosi. Tra questi ultimi figurano il padre gesuita Herbert Thurston, Mutschmann e Wentersdorf, John Henry de Groot, Ian Wilson, un altro gesuita, padre Peter Milward, Hildegard Hammerschmidt-Hummel e ovviamente la citata Clare Asquith.
Come mai questo elemento della vita di Shakesperare è passato così inosservato agli occhi di tanti studiosi, che lo hanno definito al di sopra della religione, di una sorta di umanesimo laico o di un ateismo illuminato?
Pearce: Negli ultimi anni anche gli studiosi sono stati costretti a prendere atto del crescente numero di elementi di prova che dimostrerebbero la cattolicità di Shakesperare, anche se molti rimangono in un ostinato rifiuto.
Il motivo per cui la fede cattolica di Shakesperare è rimasta nascosta è ascrivibile ad una combinazione di fattori. Anzitutto il fatto che il cattolicesimo, ai tempi di Shakespeare, era fuori legge. Per questo motivo tutti i cattolici dovevano mantenere segreta la loro fede.
Il secondo motivo per cui la cattolicità del poeta è rimasta largamente ignota nei due secoli successivi alla sua morte è dovuto alla tendenza anticattolica del mondo intellettuale di quel periodo. In terzo luogo, gran parte degli elementi inconfutabili non sono venuti alla luce o non sono stati correttamente intesi se non fino a poco tempo fa.
Infine, l’idea che Shakespeare fosse un umanista laico o un ateista è dovuta ad un’interpretazione soggettiva da parte di critici laici(sti) che hanno voluto vedere riflessi, nelle sue opere, i loro pregiudizi personali. Queste letture erronee sono state sconfessate dall’evidenza storica, che dimostra che Shakespeare fosse un cattolico credente.
Da britannico cattolico, quali elementi di novità è riuscito a raccogliere su ciò che ha definito il puzzle della vita cattolica di Shakespeare?
Pearce: Ritengo che la mia posizione di cattolico britannico mi abbia aiutato molto nella ricerca sul carattere cattolico di Shakespeare. Conosco la storia del mio Paese e mi sono sentito molto “a casa” nel periodo di Elisabetta I e di Giacomo V, che è oggetto del mio libro.
Il valore principale del mio libro è che esso raccoglie un gran numero di prove, nelle pagine di un unico volume. Prima della mia pubblicazione di “The Quest for Shakespeare” era necessario leggere separatamente numerose opere per poter assemblare insieme tutti i pezzi del puzzle. Ora tutti i pezzi sono disponibili in un unica fonte.
Per quanto riguarda gli elementi di novità, credo che il mio libro offra una visione inedita dei fatti. Forse la più evidente differenza fra il mio lavoro e quello della gran parte degli altri studiosi sul carattere cattolico di Shakespeare è la tesi in cui sostengo che egli era considerato un cattolico “sicuro” dalla regina Elisabetta e dal re Giacomo e che la sua cattolicità non era ignota ma era tollerata dalle autorità.
Quali elementi di cattolicità è possibile trovare nella sua famiglia?
Pearce: Che la famiglia di Shakespeare fosse devotamente cattolica e praticante è ampiamente dimostrabile. La famiglia della madre era una delle famiglie cattoliche più note in Inghilterra, e diverse cugine di Shakespeare erano state giustiziate per il loro coinvolgimento nei cosiddetti complotti cattolici. Il padre di Shakespeare era stato multato in quanto cattolico e così anche la sorella Susanna. Anche la scoperta di un testamento spirituale firmato dal padre di Shakespeare conferma inequivocabilmente la sua fede cattolica.
L’accoglienza delle sue opere presso la corte della regina Elisabetta non è prova che egli avesse abbracciato la religione di Stato anglicana?
Pearce: Molti noti cattolici, considerati “sicuri” dalla regina, avevano accesso alla corte. Tra questi vi sono William Byrd, il compositore di corte, che era un noto cattolico, e il Conte di Southampton, benefattore di Shakespeare, che era tra i favoriti della Regina nonostante fosse cattolico. Il fatto, quindi, che le opere di Shakespeare fossero recitate per
Lei sostiene che la vita di Shakespeare oscillava costantemente fra convenienza e convinzione. Cosa intende dire? È un aspetto che emerge anche nelle sue opere?
Pearce: La tensione di questa “oscillazione” in cui Shakespeare cercava di esprimere le sue convinzioni senza rischiare di trovarsi incriminato emerge con evidenza nella tensione intrinseca delle sue opere. Sebbene il carattere cattolico sia evidente, esso viene sempre espresso in modo circospetto. E proprio questo elemento di circospezione e ambiguità è il motivo di una così frequente diversa interpretazione da parte della critica laica. Il cattolicesimo, quindi, è certamente presente nelle sue opere, ma solo una lettura autenticamente critica potrà portare alla luce l’intera ricchezza della morale cattolica di cui sono intrise.
(Fonte: Zenit)
Ecco alcune novità editoriali dell’ultimo semestre: ovvio che, sul comodino, tutti questi libri non ci possano stare. Sotto l’ombrellone, probabilmente, soltanto qualcuno. Ma il miglior consiglio che si può dare è sempre quello di leggere poco, cercando parole e pensieri che resistano all’usura del tempo.
Francesco AGNOLI, Dio questo sconosciuto. Riflessioni su scienza, storia e morale, SugarCo, Milano 2008, pp. 262, euro 18. Dalla presentazione dell’Autore: «Nell’epoca del decadentismo, dell’umanità smarrita dietro mille fantasmi, illusioni e disillusioni, può sembrare una battaglia persa quella di chi rintraccia nella scienza, nella storia, nella morale, nell’educazione, testimonianze di significato, di senso, di verità. Riesumando vicende, fatti, idee spesso volutamente seppelliti, dimenticati, oscurati dalla cultura dominante. Riscoprendo la storia, la vita, le vicende di uomini come Grossatesta, Copernico, Galilei, Giordano Bruno, Darwin, Wallace, Pasteur, Carrel, Zola, Crick ecc., con le loro convinzioni sulla fede, su Dio, sui miracoli, e su tutto ciò che vi è di più alto e di più essenziale per l’uomo. Mi è parso di capire, alla luce della ragione, che il Mistero dell’esser nostro offre degli spiragli, delle smagliature nella rete, come avrebbe detto Eugenio Montale, nei quali l’uomo che vuole cercare con purezza di cuore può intrufolarsi, per decifrare qualcosa, per intuire, per alzare almeno in parte il velo dietro cui sembra nascondersi la bellezza ineffabile della Verità e del Bene».
BENEDETTO XVI (Joseph RATZINGER), Paolo. L’apostolo delle genti, San Paolo 2008, pp. 112, euro 10. Il libro raccoglie alcuni testi del Papa dedicati alla figura di Paolo – il discorso per l’indizione dell’Anno paolino, un profilo dell’apostolo e una sintesi del suo insegnamento – e costituisce una guida preziosa e accessibile a tutti per la conoscenza del pensiero di questo grande protagonista delle origini cristiane.
Giacomo BIFFI, Colpa e libertà nell’odierna condizione umana, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2007, pp. 330, euro 20. «L’uomo è da solo incapace a sottrarsi alla soverchiante prepotenza del male e della colpa. Ma allo stesso tempo la sua natura lo rende un essere libero di fronte alle forze del male. È questa non solo un’esperienza comune a ogni persona che voglia riflettere sulla propria vicenda terrestre, ma è anche un problema appassionatamente umano. Il cardinal Biffi dipana questo problema esistenziale presentandoci l’unità concreta del disegno salvifico di Dio. L’uomo modellato su questo disegno è quello sanato ed elevato dalla grazia liberatrice e redentrice di Cristo, è quello che in forza della comunione con il suo Signore morto e risorto diventa dominatore invincibile del male e del maligno e partecipa della missione di salvezza».
Gilbert K. CHESTERTON, Eugenetica e altri malanni, Cantagalli, Siena 2008, pp. 344, euro 22. «In occasione dell’odierno dibattito sull’aborto e sull’embrione, viene pubblicata la prima traduzione italiana dell’inedito chestertoniano “Eugenetica e altri malanni”. Con pennellate di cruda ironia Chesteron si fa beffa dello scientismo e dell’arroganza con cui si pretende di manipolare gli esseri umani, e di trattarli alla stessa stregua di oggetti».
Cornelio FABRO, La crisi della ragione nel mondo moderno, cur. M. Nardone, Forum, Udine 2007, pp. 120, euro 22,50. «Il volume raccoglie un testo inedito di Cornelio Fabro, uno dei maggiori filosofi del Novecento. Destinato agli studenti dei suoi corsi universitari, esso rappresenta un’introduzione piana ad alcuni problemi essenziali della filosofia. Il lavoro conserva piena attualità non solamente per l’approfondimento del suo pensiero, ma anche per la comprensione di una questione fondamentale del nostro tempo».
Joseph A. FITZMYER, Paolo. Vita, lettere, teologia, Queriniana, Brescia 2008, pp. 256, euro 20. «Le più aggiornate conoscenze sull’apostolo delle genti e sulle origini del cristianesimo, elaborate con rigore esegetico e offerte in un linguaggio chiaro e preciso ad un vasto pubblico».
Carlo GAMBESCIA, Viaggio al termine dell’Occidente. Nichilismo, sociologismo e americanismo nella critica di Augusto Del Noce, Settimo Sigillo, Roma 2007, pp. 134, euro 15. Da una recensione di Giovanni Sessa: «Una documentata, originale e interessante analisi della filosofia di Augusto Del Noce, massimo pensatore cattolico italiano del Novecento, sulla cui opera pare essere calato, negli ultimi anni, un silenzio immeritato. Infatti, come si deduce dalla lettura del testo di Gambescia, da Del Noce è possibile trarre non solo categorie interpretative relative alla storia del secolo appena trascorso, ma anche stimoli per la comprensione della contemporaneità. Il titolo del libro, d’impronta céliniana, è volutamente forte. Da un lato rinvia alla matrice ermeneutica di cui l’autore, prevalentemente, si serve, quella delle correnti filosofiche e sociologiche antiutilitariste, e, dall’altro, mette in luce come questa monografia sia su e con Del Noce, ma miri, al contempo, oltre Del Noce».
Fausto GIANFREDA, Il Dibattito sulla “Natura pura”. Tra H. De Lubac e K. Rahner, Pazzini, Rimini 2007, pp. 153, euro 10. Il volume riassume agilmente il dibattito novecentesco intorno all’idea di “natura pura” (e quindi del rapporto fra natura umana e grazia divina), in particolare attraverso un confronto fra le opposte posizioni di Henri De Lubac e di Karl Rahner. Tra gli autori esaminati figurano anche H.U. von Balthasar, A.-M. Léonard, L.Malevez e C. Ruini.
Étienne GILSON – Augusto DEL NOCE, Caro collega ed amico. Lettere, Cantagalli, Siena 2008, pp. 168, euro 18,50. «La pubblicazione del carteggio (1964-1969) tra Etienne Gilson e Augusto Del Noce è un documento di rilievo per il dialogo fecondo che si instaura tra due grandi del pensiero moderno, in merito alla interpretazione delle problematiche filosofiche più dibattute in quel tempo. Dall’epistolario emerge un confronto serrato che a tratti sembra portare i due filosofi a punti di divergenza insanabile - che in realtà celano una seria analisi delle reciproche teorie - e a tratti invece evidenzia una piena condivisione dei temi affrontati. Oltre ad argomenti filosofici, nelle lettere emerge una partecipazione passionale e viva alla stagione post-conciliare, ma soprattutto un rapporto di reciproca stima e di amicizia che accomuna i due grandi filosofi nella ricerca della verità».
Ivan ILLICH, Pervertimento del cristianesimo. Conversazioni con David Cayley su Vangelo, chiesa, modernità, cur. F. Milana, Quodlibet, Macerata 2008, pp. 154, euro 18. «Questo volume presenta il testo di una trasmissione radiofonoca realizzata da David Cayley per la canadese CBC, sulla base delle conversazioni con Ivan Illich da lui registrate tra il 1997 e il
Dan JAFFÉ, Il Talmud e le origini ebraiche del cristianesimo, Jaca Book, Milano 2008, pp. 229, euro 32. «La letteratura talmudica è relativamente poco conosciuta nel nostro paese. Eppure lo studio dei rapporti tra il giudaismo rabbinico e il cristianesimo primitivo è particolarmente interessante per comprendere le origini religiose del mondo occidentale, la cui civiltà viene oggi così spesso definita “giudaico-cristiana”. Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C., il giudaismo ha conosciuto dei mutamenti profondi e travagliati. Gli autori del Talmud, si sono confrontati con altri ebrei, in particolare con quelli che seguivano gli insegnamenti di Gesù, con Gesù stesso e con Paolo di Tarso. Le vicende di questo incontro costituiscono l’oggetto di questo volume».
Albert B. LORD, Il cantore di storie, Argo, Roma 20082, p. 444, euro 30. «La seconda edizione di questo grande “classico” dell’oral poetry theory ha il merito di attualizzare il testo attraverso una puntuale introduzione e un ricco corredo bibliografico. Al volume è accluso un cd, con alcune tra le più significative testimonianze della Collezione Parry: le registrazioni dei versi cantati e delle conversazioni coi cantori che compaiono nel testo; il film girato da Milman Parry, che riproduce un’esecuzione di Avdo Mededovic, l’“Omero jugoslavo”; una scelta delle trascrizioni musicali realizzate da Béla Bartók; le fotografie scattate da Parry nel corso della propria ricerca sulle tradizioni orali in Jugoslavia negli anni 1933-1935».
Leonardo LUGARESI, Il teatro di Dio. Il problema degli spettacoli nel cristianesimo antico (II-IV secolo), Morcelliana, Brescia 2008, pp. 896, euro 40. «Attraverso una serrata indagine condotta su un’ampia mole di testi della cultura pagana e cristiana, da Platone ad Agostino e Giovanni Crisostomo, questo libro propone un’interpretazione nuova del problema e fa riemergere dall’antichità cristiana i tratti di un affascinante sistema di pensiero, capace di riflettere con grande profondità sulla struttura della rappresentazione, sull’ambiguo rapporto tra verità e finzione che in essa si instaura, sulla relazione tra spettatore e attore, ma anche sulla valenza metaforica del teatro interiore e di quello cosmico. Un pensiero che, in definitiva, ha qualcosa da dire sulla stessa identità cristiana e sulla natura essenzialmente antispettacolare del dramma di cui Dio e l’uomo sono protagonisti nell’evento della salvezza. Un pensiero a volte sconcertante ma dagli esiti sorprendentemente moderni, con cui gli uomini del nostro tempo, immersi nella “società dello spettacolo”, possono vivere un prezioso confronto».
Bruce J. MALINA, Nuovo Testamento e antropologia culturale, Paideia, Brescia 2008, pp. 272, euro 28,10. «L’opera di Bruce J. Malina si fa apprezzare per la chiarezza dell’esposizione con cui vengono illustrate le caratteristiche antropologiche della cultura mediterranea antica, in cui videro la luce gli scritti del Nuovo Testamento. I valori cardinali della cultura mediterranea nell’antichità, la psicologia sociale e l’orizzonte conoscitivo delle figure che intervengono nel Nuovo Testamento, la conformazione sociale in piccoli gruppi, le regole matrimoniali e le norme di purità che strutturavano la vita quotidiana della Palestina del primo secolo, sono considerati per la spiegazione che possono fornire della vicenda di Gesù e della storia dei gruppi dei suoi seguaci».
Bernard McGINN, Storia della mistica cristiana in Occidente, vol. III, La fioritura della mistica (1200-1350), Marietti, Genova 2008, pp. 544, euro 80. «L’inizio del XIII secolo segna un punto di svolta decisivo nella storia della mistica cristiana: nuove forme di vita religiosa, ispirate all’ideale della vita apostolica dei primi cristiani, contribuiscono alla nascita e allo sviluppo di una “nuova mistica” che non ha cessato di influenzare la spiritualità cristiana sino ad oggi. In questo terzo volume della sua opera, Bernard McGinn illustra la piena fioritura di questa nuova religiosità, attraverso l’analisi del dialogo spirituale intrecciato tra le donne e gli uomini vissuti nel Duecento e nel primo Trecento».
Flannery O’CONNOR, Il cielo è dei violenti, Einaudi, Torino 2008, pp. XI-202, euro 17. «“Sapeva di avere la stoffa dei fanatici e dei pazzi, e di esser sfuggito al suo destino quasi con la sola forza di volontà. Si teneva ritto su una linea sottilissima, tra la pazzia e il vuoto”. Una fede ossessiva, fanatica e violenta e una ragione arida e repressa, “spazio nudo e lindo come la cella di un manicomio”. Ecco la pazzia e il vuoto entro cui i tre personaggi di questo libro muovono passi estremi, inquieti, disperati: un vecchio eremita dei boschi, folle profeta fondamentalista; suo nipote, un insegnante che si rifugia nel rigido autocontrollo della ragione; e il giovane Tarwater, al bivio tra l’una e l’altra strada, spinto irresistibilmente verso l’eccesso della fede».
Guido PIOVENE, Viaggio in Italia, Baldini Castaldi Dalai, Milano 2007, pp. 917, euro 6,90. «Cominciò da Bolzano il viaggio in Italia di Guido Piovene, e proseguì regione dopo regione, città dopo città, fino a coprire ogni landa, anche la più dimenticata. Durò tre anni buoni. Un’impresa senza precedenti, dalla quale scaturì un libro senza precedenti, scrupoloso come un censimento, fedele come una fotografia, circostanziato come un atto d’accusa. L’Italia che Piovene visitò e descrisse è quella degli anni Cinquanta, tra ricostruzione e boom economico, e che dovrebbe apparire, a uno sguardo contemporaneo, antica e lontana. Ma non è così. Piovene riesce, come un antropologo, a far emergere dal suo viaggio il carattere nazionale, quello immutabile, che resiste alle mode e ai rovesci della storia».
Marie-Dominique RICHARD, L’insegnamento orale di Platone, pref. P. Hadot, Bompiani, Milano 2008, pp. 512, euro 26. «Per la prima volta in traduzione italiana il volume di Marie-Dominique Richard sulle dottrine non scritte di Platone, in cui sono raccolte tutte le testimonianze della tradizione indiretta che attestano l’esistenza di dottrine orali di Platone, non rintracciabili nei dialoghi se non per allusione, sui principi primi e supremi della realtà. Si tratta della raccolta più rigorosa dal punto di vista filologico delle testimonianze antiche sulle dottrine non scritte, composta sulla scia dei “Testimonia Platonica” di Konrad Gaiser».
Massimo RIZZI, Per un discernimento cristiano dell’Islam. Cenni di storia e analisi di alcune letture contemporanee, Marietti, Genova 2008, pp. 208, euro 18. Dalla prefazione di Piero Coda: «Non c’è davvero bisogno di spendere parole sull’attualità e la pertinenza del tema che è oggetto del presente saggio. L’ingente questione rappresentata da quel complesso e variegato fenomeno che è l’Islam, come tradizione religiosa e come realtà sociale e culturale, da sé esibisce infatti la sua portata: sia sotto il profilo della vicenda storica sia sotto il profilo della sua incidenza sull’assetto presente e con ogni probabilità futuro della famiglia umana. La coscienza cristiana in primis, dopo secoli di una più o meno relativa quiescenza, si ritrova oggi decisamente interpellata su questo fronte».
Giuseppe TANZELLA NITTI, Filosofia e rivelazione. Attese della ragione, sorprese dell’annuncio cristiano, San Paolo, Cinisello Balsamo 2008, pp. 256, euro 20. «Dopo aver esaminato in prospettiva storica come la ragione cerchi risposte alle domande ultime dell’esistenza legandole al problema di Dio, secondo un interrogare che è, quasi inseparabilmente, filosofico e religioso, l’autore esamina la critica della ragione scientifico-filosofica alla possibilità di un discorso su Dio e alle modalità con cui si cercano risposte agli interrogativi sul senso dell’essere e della libertà».
Dag TESSORE, La donna cristiana secondo l’insegnamento della tradizione apostolica, Il Leone Verde, 2007, pp. 460, euro 30. «La parità di diritti tra i due sessi, la libertà della donna di lavorare fuori casa e di vestirsi come vuole sono dati ormai del tutto scontati e indiscussi, talmente radicati da escludere qualsiasi voce di dissenso. A pensarla diversamente possono essere solo gli ambienti del fondamentalismo islamico “fanatico”; oppure possono essere i Padri della Chiesa che, come si ritiene oggi, non avevano ancora sviluppato la consapevolezza della vera dignità della donna. Ebbene, questo libro si presenta come una voce di dissenso, anzi come un totale ribaltamento di prospettiva: non più dare per scontato che l’emancipazione femminile sia una conquista della civiltà, bensì ripensare la questione, tornando ad ascoltare la voce proprio di coloro (i Padri della Chiesa) che furono i più tenaci sostenitori della concezione patriarcale: si propone cioè di capire le ragioni di chi non la pensa come noi. Si offre al lettore la possibilità di accostarsi alla presunta “misoginia” dei Padri non con i soliti schemi mentali di oggi, per i quali “sottomissione”, “clausura”, “velo”, “obbedienza al marito” sono cose necessariamente negative, ma con uno spirito di umiltà e rispetto».
Alessandro ZACCURI, In terra sconsacrata. Perché l’immaginario è ancora cristiano, Bompiani, Milano 2008, pp. 150, euro 10. «La secolarizzazione dell’immaginario. O, per essere ancora più precisi, il decadimento dei materiali già religiosi all’interno dell’immaginario contemporaneo. Una questione cruciale e scandalosa, nel senso più propriamente cristiano di questi termini. Basti pensare che l’horror e la pornografia, per esempio, utilizzano strategie ben note all’oratoria e all’arte sacra, mutandole però di segno, secolarizzandole e scristianizzandole. Tutto sta a capire se queste forme non continuino a irradiare ugualmente qualcosa della loro origine religiosa, proprio come scorie radioattive in lento decadimento».
Merita una segnalazione a parte il primo fascicolo del trentesimo anno della rivista HENOCH (1/2008), che ospita nella sezione monografica una conversazione con Paolo Sacchi intitolata “The Book of the Watchers and Early Apocalypticism”. L’indice completo della rivista e ulteriori informazioni si possono trovare qui.
NOTA. Le segnalazioni si riferiscono esclusivamente a volumi pubblicati in Italia. Le note informative, qualora poste fra virgolette senza ulteriori specificazioni, sono adattate dalla quarta di copertina delle singole opere. Per ulteriori segnalazioni, si vedano i precedenti consigli di lettura (l’ultima serie è questa) e la rubrica “scaffale aperto”.
…E a proposito di vero e di falso scontro di civiltà, non posso non segnalare il nuovo libro dell’amico Luigi Copertino, che ho da poco finito di leggere con grande profitto: Spaghetticons. La deriva neoconservatrice della destra cattolica italiana, con prefazione di Franco Cardini, ed. Il Cerchio, Rimini 2008, pp. 208, euro 18.
Purtroppo mi manca il tempo per stilarne anche una breve recensione (sarò via fino a mercoledì), ma posso almeno trascrivervi la fascetta editoriale e l’indice. È una lettura che raccomando vivamente, anche e soprattutto a chi, “a naso”, avverta qualche perplessità di fronte ai titoli dei vari capitoli che compongono il sapido pamphlet (in cui la polemica non è mai gratuita o ideologica). Ecco dunque il testo della fascetta:
«La fine della presidenza di George Bush jr. ha comportato un’ampia ridiscussione attorno all’architrave culturale della strategia geopolitica della sua amministrazione: il “neoconservatorismo”. Per la prima volta questa saggio fa il punto sui rapporti fra il neoconservatorismo statunitense e il mondo della destra cattolica italiana: avvicinamenti, scontri, progressiva penetrazione di un intero mondo di valori e di opzioni tipicamente anglosassoni all’interno del mondo cattolico italiano, tradizionalmente non vicinissimo alla visione del mondo statunitense. Ne emerge un bilancio a chiaroscuro: fino a che punto la forte pressione politica e diplomatica statunitense ha mutato il DNA del mondo conservatore italiano?».
Ed ecco l’indice del volume:
PRESENTAZIONE di Franco Cardini
INTRODUZIONE
Capitolo I
1. Vero e falso scontro di civiltà.
Capitolo II - DEL NEOCONSERVATORISMO, OVVERO DELL’ESITO NICHILISTA DEL LIBERALISMO
1. Il neoconservatorismo come ideologia post-moderna di dissimulazione. 2. Un ambiguo relativismo strumentale all’egemonia americana e al liberismo. 3. L’insanabile aporia di un neoconservatorismo “cattolico”. 4. Dai puritani ai neoconservatori passando per John Locke. 5. Benedetto XVI: un Papa neocon?
Capitolo III - PER PADRE UN FILOSOFO ESOTERICO
1. L’allievo ebreo di Carl Schmitt. Da Lutero al neoconservatorismo passando per Hobbes. 2. Un nichilista alla ricerca dell’Ordine tra Heidegger e Nietzsche. 3. Il Platone gnostico di Leo Strauss. 4. Da Platone a Maimonide: il segreto cabalista della filosofia politica straussiana.
Capitolo IV - IL PRINCIPE DEI NEOCONS
Capitolo V - RUSSEL AMOS KIRK, OVVERO
1. Conservatorismo e neoconservatorismo. 2. Marco Respinti: un allievo devoto. 3. Russel Amos Kirk: il tentativo di accreditare gli Stati Uniti d’America come magnifico apogeo del Cristianesimo.
Capitolo VI - TRADIZIONE, FAMIGLIA E… LATIFONDO
Capitolo VII - UN’ALLEANZA CATTO-CONSERVATRICE
1. Giovanni Cantoni: il “conservatorismo tradizionalista” di Alleanza Cattolica. 2. Il nuovo Patto Gentiloni. L’esegesi storica di Marco Invernizzi come apologia delle scelte politiche di Alleanza Cattolica. 3. Dal “conservatorismo tradizionalista” all’accreditamento del nichilismo straussiano.
Capitolo VIII - I “CROCIATI” DELL’OCCIDENTE
1. Una Lepanto per l’America cristiana. 2. Nessuno Stato nazionale senza lo Stato sociale. 3. Radici cattoliche dello Stato sociale. Relativismo etico e relativismo sociale. 4. Proprietà privata diritto naturale? 5. L’albero e i frutti.
Capitolo IX - IL LIBERISMO RELIGIOSO DEL CESNUR
1. Uno strano difensore della “libertà religiosa”. 2. I collegamenti con la destra americana. 3. Il conflitto euro-americano sulle sette. Il convegno di Vienna presieduto da Introvigne. 4. Dal “Gruppo di Tebe” all’apologia di Harry Potter.
Capitolo X - COMUNIONE E AMERICANIZZAZIONE
Capitolo XI - BAGET BOZZO: UN CAPPELLANO PER L’OCCIDENTE
1. Una teologia per Mammona. 2. Le ambiguità escatologiche del Defensor Occidentis. 3. L’ombra della gnosi spuria nella teologia politica di Baget Bozzo.
Appendice - PER DIMENTICARE ORIANA: UNA FALLACE SPERANZA
È consultabile on line il sommario del nuovo numero di “Catholica” (alcuni estratti si possono leggere in questa pagina). Il tema del dossier monografico è quello delle “due città”, lo stesso affrontato in questi giorni da Carlo Gambescia, a partire da qui.
La storia è nota. Nel 1974, alla fine di novembre, il regista tedesco Werner Herzog viene a sapere che la sua cara amica Lotte Eisner è gravemente malata. No non può essere, non in questo momento, dice lui, non posso permettere che muoia. Decide allora di percorrere a piedi, in linea retta, il tragitto che li separa: Monaco-Parigi. E parte. Munito di una bussola, una sacca e un paio di stivali buoni. Giunto a destinazione, un mese dopo, Lotte è guarita. E vivrà per altri otto anni. Il racconto del viaggio diventa una specie di ex voto, col titolo Sentieri nel ghiaccio (ristampato in questi giorni da Guanda). Un uomo che fa questo, comunque la pensi, merita tutto il mio rispetto.
P.S. La frase del titolo è presa da qui. Ah, sarò via per una settimana circa (a piedi). Fate i bravi e buona Pentecoste. A presto!
Una vera manna per chi scrive di cose orali. Tutti i numeri della rivista “Oral Tradition” (che si pubblica dal 1986) sono integralmente consultabili on-line.
È finalmente on-line la replica completa di Peter Jeffery (in pdf) all’esorbitante recensione di Scott Brown (ne parlavamo qui), mentre nella pagina personale dello stesso Jeffery (docente di Storia della musica a Princeton) c’è un rimando a tutte le reazioni al suo ultimo volume, The Secret Gospel of Mark Unveiled: Imagined Rituals of Sex, Death, and Madness in a Biblical Forgery (Yale University Press, New Haven 2006). Loren Rosson fa il punto della situazione, qui.
Raduno qui alcune indicazioni bibliografiche su Rocco Montano segnalate da vari lettori:
1) opere di Rocco Montano sono tuttora ordinabili, a poco prezzo, presso la casa editrice napoletana Ferraro, che detiene i diritti sulle edizioni Marzorati e G.B. Vico;
2) nei siti maremagnum, marelibri e zvab è possibile ancora reperire qualche suo libro;
3) in commercio sono ad oggi disponibili i seguenti testi: Cinque saggi. Dante Ariosto Manzoni Pascoli D’Annunzio, Il Coscile 2004; Comprendere Manzoni. Guida critica ai Promessi sposi, Ermes 2004; Arte, realtà e storia. L’estetica del Croce e il mondo dell’arte, Marsilio 2003 (qui, nella postfazione, il curatore Francesco Bruni traccia un profilo sintetico ma pregnante dell’Autore);
4) nelle biblioteche, oltre ad eventuali suoi testi, non si dimentichino: Estetica del pensiero cristiano, nella Grande Antologia Filosofica della Marzorati; e un importante saggio su Virgilio e Dante in Miscellanea di studi in onore di Vittore Branca / Dal Medioevo al Petrarca, vol. I, Olschki 1983;
5) esiste un pregevole contributo collettivo dedicato a Montano, corredato di una accuratissima bibliografia integrale: Letteratura e impegno. Il pensiero critico di Rocco Montano (a cura di F. Bruni e P. Cherchi), Olschki 2003;
6) si può acquistare un importante libro di critica dantesca di un allievo del Nostro: Antonio C. Mastrobuono, Essays on Dante’s Philosophy of History, Olschki 1979; dello stesso, reperibile sia pur con fatica su qualche sito internet, esiste anche il più recente e corposo Dante’s Journey of Sanctification, Gateway Editions 1990;
7) maestro di Montano fu un altro grandissimo dimenticato, Giuseppe Toffanin, di cui è in commercio un solo, bellissimo, testo: La fine dell’umanesimo, Vecchiarelli 1992; ma in biblioteca, o su internet, bisogna procurarsi senz’altro i 4 volumi della stupenda e dirompente Storia dell’umanesimo;
8) un utile e riassuntivo paper di Montano su Vico e, soprattutto, un interessantissimo saggio di R. Digilio sui rapporti fra Montano e Del Noce, con numerose osservazioni di grande interesse su certe nefandezze della cultura “cattolica” italiana nel dopoguerra e sul compito urgente degli intellettuali di fronte alla crisi attuale, si trovano qui: Atti del “Convegno internazionale di studi su Augusto Del Noce”. Essenze filosofiche e attualità storica. Roma, 9-11 novembre 1995 (a cura di F. Mercadante e V. Lattanti), 2 voll., Edizioni Spes-Fondazione Del Noce, Roma 2000;
9) sono in corso di pubblicazione gli Atti di un Convegno promosso dal Comune di Stigliano, 13 aprile 2002.
Sono stupende le note che Rocco Montano, all’interno della sua Storia della poesia di Dante, dedica al canto XXI dell’Inferno e all’uso dello stile comico nella Divina Commedia. Ho l’impressione che il loro valore trascenda l’analisi del poema dantesco, e dica qualcosa anche sul nostro presente, come pure sullo stile che competerebbe a una sua rappresentazione fedele:
«È un mondo, quello in cui ora siamo [
Tuttavia sarebbe un errore cedere alla suggestione di questi vivaci dettagli, e credere che il Poeta abbia pensato a un intermezzo allegro della dolorosa visione. L’attenzione al particolare minuto e goffo, l’immediatezza visiva non possono farci dimenticare che siamo nell’Inferno, e che il Poeta va riscoprendo le esperienze più gravi della propria vita e di quella del mondo di cui aveva cognizione. Al di là delle figure, che sembrano convenzionali e puramente ridicole, dei diavoli, dei dannati messi a bollire, l’autore ha certamente sentito – e ci fa sentire – il fondo morale del male, la tentazione, il cedere dell’anima (…).
In una parte dell’Inferno occupata da forme di umanità e di peccato vili e prive di ogni grandezza, egli ha pensato a darci un esempio di stile comico, basso: si tratta di una scelta predeterminata, la quale ha poi, proprio essa, l’effetto di dare un tono popolaresco, spesso goffo e triviale, alla rappresentazione (il canto si chiude con uno dei più plebei versi che mai grandi poeti abbiano scritti).
Così ci troviamo – e la cosa non dovette né sfuggire né dispiacere al poeta – davanti a una figurazione popolaresca del mondo della perdizione, cioè d’una specie d’Inferno tipico, quale poteva concepirlo il popolo, coi diavoli dall’omero aguzzo, con la pece, le forche, le cose triviali e gli scherni, gli uncini, i peccatori portati sulle spalle dei demoni. Rimane, nel fondo della scena, il senso amaro e tragico della perdizione eterna (…). Nella grande sinfonia era necessario – almeno se siamo capaci di metterci nella sensibilità estetica e morale del Medioevo – anche questo “tempo” grottesco e buffo».
(Rocco Montano, Storia della poesia di Dante, 2 voll., Quaderni di Delta, Napoli 1962: vol. I, pp. 488-501)
Sì, avete letto bene. Sto segnalando l’uscita di un volume curato da Romolo Perrotta: Hairéseis. Gruppi, movimenti e fazioni del giudaismo antico e del cristianesimo da Filone Alessandrino a Egesippo (Città Nuova, Roma, pp. 600, euro 60): strutturato a mo’ di lessico, «offre informazioni relative a 44 eresie, in merito a denominazione, fonti dirette e indirette, tempi e luoghi di affermazione e diffusione, caratteristiche della vita quotidiana, elementi dottrinali, rituali e cultuali, vicende storiche salienti, contestualizzazione delle fonti scritte e dei loro autori».
Il titolo del post si riferisce ovviamente alla battuta di Vittorio Messori, più volte ripetuta in questo blog: “Le posizioni eretiche sono come quelle erotiche: poche e ripetitive”. Grazie al libro di Perrotta, apprendiamo oggi che il loro numero fino a Egesippo (II sec.) era pari a quarantaquattro (come i gatti in fila per sei col resto di due). Appo’ gli antichi, il buon Epifanio di Salamina ne elencò ottanta, quante furono le concubine del re Salomone (Ct 6,8). Filastrio di Brescia, ancor più ere/otomane, giunse al computo di centoventotto (più altre ventotto), anticipando
Questa sera (ore 18), presso la libreria Feltrinelli di piazza Ravegnana a Bologna, Valter Binaghi presenterà il suo nuovo libro. Io non potrò andarci, ma consiglio a eventuali lettori della zona di non lasciarsi sfuggire l’occasione.
Una recensione di Andrea Galli al libro di John Freely, Il messia perduto. La storia di Sabbatai Sevi e il misticismo della Qabbalah (Il Saggiatore, pp. 288, euro 22):
«Scriveva qualche anno fa Jerry Rabow nel suo studio sui “50 messia ebraici” (50 Jewish Messiahs, Gefen Publishing House, Gerusalemme-New York): “È facile assegnare il titolo di ‘più grande’ nelle diverse categorie: la figura storica più importante, il carattere più complesso, quello con il movimento più vasto, con il seguito più duraturo, quello più dannoso per il popolo ebraico. Tutti questi titoli vanno allo stesso messia, Sabbatai Sevi”.
Nato a Smirne nel 1626 da una famiglia sefardita dedita al commercio – il padre Mordekhai era al servizio della Compagnia britannica delle Indie orientali – allievo di Yosef Eskapa, rabbino capo della città, Sabbatai a diciotto anni gode già della nomea di valente cabalista, sia teorico che pratico. Nel 1648 però si autoproclama messia e, dopo un crescendo di provocazioni blasfeme, viene bandito dalla propria comunità.
Dà inizio così a un’avventura “mistico messianica” che lo porta nella sua predicazione a Costantinopoli, a Salonicco, indi al Cairo, dove prende in sposa la misteriosa Sarah, proveniente dalla comunità ebraica di Livorno e con la fama di “donna di fornicazioni” (ricorda Gershom Scholem che “la sua reputazione di prostituta la precedette in Oriente” e che “Sabbatai la sposò precisamente per quella ragione, per imitare il profeta Osea”).
Giunto in Palestina, Sabbatai incontra un astro nascente del cabalismo luriano, Natan di Gaza, che diviene suo braccio destro e profeta. È Natan, nel 1665, ad annunciare che l’anno seguente sarebbe stato l’inizio dell’era messianica e che Sabbatai avrebbe radunato le dieci tribù perdute d’Israele in terra santa. Denunciato alle autorità ottomane da numerosi rabbini, Sabbatai viene convocato alla corte del sultano Mehmed IV. Imprigionato e posto di fronte alla scelta se convertirsi all’islam o accettare il martirio, si converte prendendo il nome di Aziz Mehmed Effendi. Un’apostasia che ha l’effetto di un terremoto nel mondo della diaspora, in cui la fede nel liberatore Sabbatai aveva raggiunto dimensioni imponenti.
Da Amsterdam a Bordeaux, da Venezia a Safed, da Amburgo ad Aleppo, gran parte dei seguaci rifiuta l’atto ignominioso e riconosce con sofferenza nella “messianicità” di Sabbatai una tenebrosa mistificazione. Un’altra parte, invece, accetta la spiegazione teologica fornita da Sabbatai stesso: il messia, nel suo “abrogare
La storia di Sabbatai e delle conseguenze della sua predicazione antinomista, in buona parte rimossa dalla storiografia ufficiale, è fluita da allora come un fiume carsico nella cultura ebraica ed europea. A riportarla pienamente alla luce è stato, com’è noto, Gershom Scholem, soprattutto col monumentale Sabbatai Zevi, il Messia mistico del 1973, riaccendendo un interesse per quelle complesse e tortuosissime vicende che non si è più spento.
Così, se in Turchia è da poco uscito in libreria Sabatay Sevi ve Sabataycilar. Mitler ve Gerçekler (“Sabbatai e i sabbatiani. Miti e verità”, Asina Kitaplari edizioni, Ankara) dello storico e specialista della materia Cengiz Sisman, Il Saggiatore propone la traduzione italiana di The Lost Messiah, biografia scritta nel 2001 dall’americano John Freely, eclettico docente di storia della fisica a Istanbul, con la passione per la storia dell’impero ottomano.
Uno studio, questo, in cui Freely condensa i risultati di una ricerca pluridecennale su Sabbatai, ricostruendo con acribia numerosi passaggi poco noti o nebulosi della sua parabola: dal viaggio in incognito a Roma, per conto del “Messia”, di Natan di Gaza, il quale portò a termine la sua esoterica missione “gettando nel fiume [ Tevere] un rotolo con su scritto: ancora un anno e Roma sarà distrutta”; ai rapporti iniziatici fra il movimento sabbatiano e la confraternita dei sufi Bektashi; al ruolo giocato nella nascita della Repubblica turca, tramite l’organizzazione dei Giovani Turchi, da parte dei cosiddetti Dönmeh, discendenti di quei sabbatiani che, come il loro maestro, scelsero di abbracciare un essoterismo islamico mantenendo nel segreto i propri culti (David Bey, uno dei tre Dönmeh che ricoprirono nel 1909 la carica di ministro nel primo governo dei Giovani Turchi, era un discendente diretto di Berekyah Russo); ecc. Fino all’identificazione della sepoltura perduta di Sabbatai, che Freely ritiene di aver scoperto a Berati, in Albania. Mentre tutti pensavano si trovasse in Montenegro».
(Andrea Galli, “Avvenire”, 29/03/2008, p. 27)
Non sono un gran lettore di narrativa, men che meno di narrativa contemporanea. Vuoi per necessità, vuoi per abitudine, le cose che leggo sono in prevalenza testi classici o saggistica (gli ultimi due, giusto per dare un’idea del grado di alienazione, sono questo e questo). Insomma, di solito arrivo al massimo a Graham Greene, o a Flannery O’Connor, e non passo oltre. È un mio limite? Probabilmente sì, ma registro con cura tutte le eccezioni alla regola: come questo romanzo di Valter Binaghi, che mi accompagna da ieri sera e che trovo formidabile (copertina a parte…). Di cosa parla, lo spiegano molto bene Faber, qui, e Carlo Gambescia, qui.
È