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giovedì, 24 aprile 2008
c'è sempre speranza per Odifreddi

«Ad essi esplicitamente dichiara che la sola speranza dell’uomo e la sua sola salvezza sono poste nella fede cristiana (che, insegnando la verità, e con la divina sua luce dissipando le tenebre dell’umana ignoranza, opera per amore) e nella Chiesa cattolica, depositaria del vero culto, stabile dimora della stessa fede e tempio di Dio, fuori del quale, fatta salva la scusa di una invincibile ignoranza…».

(Pio IX, enciclica Singulari quidem, 17 marzo 1856)

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umorismo vaticano

giovedì, 17 aprile 2008
scherzi da Papa

Ecco il testo integrale del videomessaggio che Papa Benedetto XVI ha inviato ieri, giorno del suo compleanno, al popolo russo (fonte: ZENIT):

«Cari cittadini della Federazione russa, sono grato per l’invito rivoltomi a porgervi il mio saluto cordiale e colgo volentieri l’occasione per esprimere la stima, l’affetto e la considerazione che da sempre il Successore di Pietro e la Chiesa Cattolica nutrono nei confronti dei vostri popoli e della Chiesa Ortodossa Russa. La Russia è davvero grande sotto molti aspetti: nella sua dimensione territoriale, nella sua lunga storia, nella magnifica sua spiritualità, nelle sue molteplici espressioni artistiche. Nel secolo scorso anche l’orizzonte del vostro nobile paese, come di altre regioni del continente europeo, è stato oscurato da ombre di sofferenza e di violenza. Contrastate però e vinte dalle splendide luci di tantissimi martiri ortodossi, cattolici e altri credenti, periti sotto l’oppressione di feroci persecuzioni. L’amore a Cristo sino al martirio, che li accomuna, ci richiama l’urgenza di ricomporre l’unità dei cristiani, dovere al quale la Chiesa Cattolica si sente impegnata irrevocabilmente. In questa direzione si stanno movendo sia la Chiesa Cattolica sia la Chiesa Ortodossa Russa. Ricordo bene che al Concilio Vaticano II era presente una delegazione del Patriarcato di Mosca ed ho seguito i contatti con l’Ortodossia Russa che vi sono stati in seguito. Negli ultimi anni questi contatti sono andati intensificandosi particolarmente fra i fedeli, i sacerdoti e i vescovi. Che dire poi del dialogo interreligioso, interculturale che è un altro degli impegni prioritari della Chiesa Cattolica e ritengo anche di quella Ortodossa Russa. Consapevole del dono spirituale di cui sono depositari, e conservando saldamente la propria identità, i cristiani sono chiamati ad incontrare i seguaci delle altre religioni, instaurando con loro un proficuo dialogo nella verità e nella carità. Per questo prego ed auspico che la millenaria esperienza ecclesiale russa continui ad arricchire il panorama cristiano in uno spirito di sincero servizio al Vangelo e all’uomo di oggi. Ed ora un saluto in lingua russa:

[In Russo]


Sono molto contento di potermi rivolgere in lingua russa al popolo ed al governo di questo grande e a me così caro Paese russo. Qui in America abbastanza bene, a parte il Presidente che beve molto e come sapete è appunto protestante. Comunque sia, saluto affettuosamente voi tutti cari fratelli ortodossi, in particolare Sua Santità, il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, i vescovi cattolici come pure le loro comunità. A tutti auguro pace, benessere e amore reciproco e invoco su di voi la benedizione del Signore».

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umorismo vaticano

martedì, 01 aprile 2008
corsi e ricorsi

Iddio ritorna al centro della scena politica. Oh, se tornasse.

Come ai vecchi tempi. Sodoma e Gomorra, d’ya remember?

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umorismo vaticano

martedì, 25 marzo 2008
viva Ismaele!

Sussulto nei cieli (ba-shammaim) e stupore sulla terra (ba-Eretz).

Magdi Allam si è convertito!

È rinato col nome di “Cristiano”. Praticamente, considerati i suoi trascorsi giovanili presso i salesiani del Cairo, è un cristiano rinato.

Adesso, quantomeno, potremo correggerlo fraternamente (quando diffonde e-mail private, quando falsifica le notizie, etc.), senza il rischio d’incappare in una fatwa del Korriere.

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umorismo vaticano

domenica, 10 febbraio 2008
una proposta dalle Comunità Ebraiche

Die neue Form der Karfreitags-Fürbitte in der Liturgie des außerordentlichen Ritus von 2008:

Oremus et pro perfidis Christianis. Ut deus et dominus noster illuminet corda eorum, ut agnoscant Verus Israel salvatorem omnium hominum. Oremus. Flectamus genua. Circumcidamus. Levate. Omnipotens sempiterne deus, qui vis ut pauci homines salvi fiant et ad agnitionem veritatis veniant, concede propitius, ut plenitudine gentium in Synagogam Tuam intrante solus Israel salvus fiat. Amen.

Nota.

Al di là dell’ironia, alcuni chiarimenti vengono offerti fra i commenti, qui e qui.

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umorismo vaticano

martedì, 15 gennaio 2008
crimini del Vaticano



Aprile 1303. Papa Bonifacio VIII fonda La Sapienza.

Un evento “incongruo con la scienza”.

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umorismo vaticano

mercoledì, 12 dicembre 2007
filologicamente corretti

«Non tiri in ballo la pedofilia, Bottiglione! Sennò parliamo dei preti americani! La pedofilia non c’entra nulla con l’omosessualità, ha capito? L’omosessualità è una tendenza sessuale, la pedofilia è un’aberrazione, chiaro?» (on. Vladimir Luxuria, salotto di “Porta a Porta”). Dopo questa osservazione tranchante, mi toccherà buttare nel cesso gli articoli della Cantarella e di Dover sull’omosessualità nel mondo antico. Ci hanno tutti il titolo sbagliato.

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umorismo vaticano

giovedì, 25 ottobre 2007
liberazione della teologia

Dopo l’approdo alla New Age, a Leonardo Boff manca solo un romanzo, in cui raccontare al mondo come avvenne che fu rapito dai marxiani.

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umorismo vaticano

giovedì, 14 giugno 2007
Giovanni XXIII: l'ultimo papa rinascimentale

Dalla Costituzione Apostolica Veterum Sapientia, di papa Giovanni XXIII, sullo studio e l’uso del latino:

«L’antica sapienza, racchiusa nelle opere letterarie romane e greche, e parimenti i più illustri insegnamenti dei popoli antichi devono essere ritenuti quasi aurora annunziatrice del Vangelo, che il Figlio di Dio, “arbitro e maestro della grazia e della scienza, luce e guida del genere umano” [Tert., Apol. 21] ha annunciato su questa terra. Infatti i Padri e Dottori della Chiesa riconobbero in questi antichissimi e importantissimi monumenti letterari una certa preparazione degli animi a ricevere la celeste ricchezza, che Gesù Cristo “nel verificarsi della pienezza dei tempi” [Ef 1,10], comunicò ai mortali; da ciò appare chiaramente che, con l’avvento del Cristianesimo, non è andato perduto quanto di vero, di giusto, di nobile e anche di bello i secoli trascorsi avevano prodotto. 

Per la qual cosa la Santa Chiesa ebbe sempre in grande onore i documenti di quella sapienza e prima di tutto le lingue Latina e Greca, quasi veste aurea della stessa sapienza; accettò anche l’uso di altre venerabili lingue, che fiorirono nelle regioni orientali, che non poco contribuirono al progresso del genere umano e alla civiltà; le stesse, usate nelle cerimonie religiose o nell’interpretazione delle Sacre Scritture, hanno vigore anche oggi in alcune regioni, quasi non mai interrotte voci di un uso antico ancora vigoroso.

Nella varietà di queste lingue certamente si distingue quella che, nata nel Lazio, in seguito giovò mirabilmente alla diffusione del Cristianesimo nelle regioni occidentali. Giacché, non senza disposizione della Divina Provvidenza accadde che la lingua, la quale per moltissimi secoli aveva unito tante genti sotto l’Impero Romano, diventasse propria della Sede Apostolica e, custodita per la posterità, congiungesse in uno stretto vincolo, gli uni con gli altri, i popoli cristiani dell’Europa.

Infatti, di sua propria natura la lingua latina è atta a promuovere presso qualsiasi popolo ogni forma di cultura; poiché non suscita gelosie, si presenta imparziale per tutte le genti, non è privilegio di nessuno, infine è a tutti accetta ed amica. Né bisogna dimenticare che la lingua latina ha nobiltà di struttura e di lessico, dato che offre la possibilità di “uno stile conciso, ricco, armonioso, pieno di maestà e di dignità” [Pio XI, Epist. Ap. Officiorum omnium, 1-8-1922], che singolarmente giova alla chiarezza ed alla gravità.

Per questi motivi la Santa Sede ha gelosamente vegliato sulla conservazione e il progresso della lingua latina e la ritenne degna di usarla essa stessa, “come magnifica veste della dottrina celeste e delle santissime leggi” [Pio XI, Motu Proprio Litterarum Latinarum, 20-10-24], nell’esercizio del suo magistero, e volle che l’usassero anche i suoi ministri. Infatti questi uomini della Chiesa, ovunque si trovino, usando la lingua di Roma, possono piú rapidamente venire a sapere quanto riguarda la Santa Sede ed avere con questa e fra loro piú agevole comunicazione […].

Pertanto, sia i Pontefici Romani, quando vogliono impartire qualche insegnamento alle genti cattoliche, sia i Dicasteri della Curia Romana, quando trattano di affari, quando stendono dei decreti, che riguardano tutti i fedeli, sempre usano la lingua latina, che è accolta da innumerevoli genti, quasi voce della madre comune. Ed è necessario che la Chiesa usi una lingua non solo universale, ma anche immutabile.

Se, infatti, le verità della Chiesa Cattolica fossero affidate ad alcune o a molte delle lingue moderne che sono sottomesse a continuo mutamento, e delle quali nessuna ha sulle altre maggior autorità e prestigio, ne deriverebbe senza dubbio che, a causa della loro varietà, non sarebbe a molti manifesto con sufficiente precisione e chiarezza il senso di tali verità, né d’altra parte si disporrebbe di alcuna lingua comune e stabile, con cui confrontare il significato delle altre.

Invece, la lingua latina, già da tempo immune da quelle variazioni che l’uso quotidiano del popolo suole introdurre nei vocaboli, deve essere considerata stabile ed immobile, dato che il significato di alcune nuove parole che il progresso, l’interpretazione e la difesa delle verità cristiane richiesero, già da tempo è stato definitivamente acquisito e precisato […].

La lingua latina, che “a buon diritto possiamo dire cattolica” [Pio XI, Epist. Ap. Officiorum omnium, 1-8-1922], poiché è propria della Sede Apostolica, madre e maestra di tutte le Chiese, e consacrata dall’uso perenne, deve essere ritenuta “tesoro di incomparabile valore” [Pio XII, Alloc. Magis quam, 23-11-1951] e quasi porta attraverso la quale si apre a tutti l’accesso alle stesse verità cristiane, tramandate dagli antichi tempi, per interpretare le testimonianze della dottrina della Chiesa e, infine, vincolo quanto mai idoneo, mediante il quale l’epoca attuale della Chiesa si mantiene unita con le età passate e con quelle future in modo mirabile.

Invero, nessuno può dubitare che la lingua latina e la cultura umanistica siano fornite di quella forza che è ritenuta quanto mai adatta a istruire e a formare le tenere menti dei giovani. Per suo mezzo, infatti,  si educano, maturano, si perfezionano le migliori facoltà dello spirito; la finezza della mente e la capacità di giudizio si acuiscono; inoltre, l’intelligenza del fanciullo viene più convenientemente formata a comprendere e a giudicare nel giusto senso ogni cosa; infine, si impara a pensare e a parlare con sommo ordine.

Se si riflette su tutti questi meriti, si comprende perché i Pontefici Romani così frequentemente hanno sommamente lodato non solo l’importanza e l’eccellenza della lingua latina, ma ne hanno prescritto lo studio e la pratica ai sacri ministri dell’uno e dell’altro clero, senza omettere di denunciare i pericoli derivanti dal suo abbandono.

Spinti anche Noi da questi gravissimi motivi, come i nostri Predecessori e i Sinodi Provinciali, con ferma volontà intendiamo adoperarci perché lo studio e l’uso di questa lingua, restituita alla sua dignità, faccia sempre maggiori progressi. Poiché in questo nostro tempo si è cominciato a contestare in molti luoghi l’uso della lingua Romana e moltissimi chiedono il parere della Sede Apostolica su tale argomento, abbiamo deciso, con opportune norme, enunciate in questo documento, di fare in modo che l’antica e mai interrotta consuetudine della lingua latina sia conservata e, se in qualche caso sia andata in disuso, sia completamente ripristinata.

Del resto, quale sia il nostro pensiero su tale argomento, crediamo di averlo abbastanza chiaramente dichiarato quando rivolgemmo queste parole ad illustri studiosi del Latino: “Purtroppo vi sono parecchi che, esageratamente sedotti dallo straordinario progresso delle scienze hanno la presunzione di respingere o limitare lo studio del Latino e di altre discipline di tal genere… Precisamente mossi da questa necessità, Noi riteniamo che si debba intraprendere il cammino opposto. Poiché l’animo si nutre e compenetra di tutto ciò che maggiormente onora la natura e la dignità dell’uomo, con maggiore ardore si deve acquisire ciò che arricchisce ed abbellisce lo spirito, affinché i miseri mortali non siano freddi, aridi e privi di amore, come le macchine che fabbricano» [Al Congresso Internazionale Ciceronianis Studiis provehendis, 7-9-1959].

Dopo aver esaminato queste cose e dopo averle valutate attentamente, con sicura coscienza del Nostro ufficio e nell’esercizio della Nostra autorità, stabiliamo e ordiniamo quanto segue: 

1
. Sia i Vescovi che i Superiori Generali degli Ordini religiosi si adoperino efficacemente perché nei loro Seminari e nelle loro Scuole, nelle quali i giovani vengono preparati al sacerdozio, tutti si conformino con impegno alla volontà della Sede Apostolica e obbediscano con la maggiore diligenza a queste Nostre prescrizioni. 

2
. I medesimi Vescovi e Superiori Generali degli Ordini religiosi, mossi da paterna sollecitudine, vigileranno affinché nessuno dei loro soggetti, smanioso di novità, scriva contro l’uso della lingua latina nell’insegnamento delle sacre discipline e nei sacri riti della Liturgia e, con opinioni preconcette, si permetta di estenuare la volontà della Sede Apostolica in materia e di interpretarla erroneamente.

3
. Come è stabilito nelle disposizioni sia del Codice di Diritto Canonico sia dei Nostri Predecessori, gli aspiranti al Sacerdozio, prima di intraprendere gli studi ecclesiastici veri e propri, siano istruiti nella lingua latina con somma cura e con metodo razionale da maestri assai esperti, per un conveniente periodo di tempo, “anche per il motivo che, in seguito, avvicinatisi a discipline di maggior impegno… non accada che, ignorando la lingua, non possano giungere alla completa comprensione delle dottrine e nemmeno esercitarsi nelle dispute scolastiche, per mezzo delle quali le menti dei giovani si affinano alla difesa della verità” [Pio XI, Epist.
Ap. Officiorum omnium, 1-8-1922]. Nessuno, invero, deve essere introdotto allo studio delle discipline filosofiche o teologiche se non sia stato pienamente e perfettamente istruito in questa lingua e sappia bene usarla. 

4
. Se in qualche paese, poi, per aver adottato un programma di studio proprio delle scuole pubbliche dello Stato, lo studio della lingua latina abbia subito delle diminuzioni, con danno di un insegnamento solido ed efficace, decretiamo che in tal caso sia completamente ripristinato l’ordine tradizionale dell’insegnamento di tale lingua per la formazione dei sacerdoti […].

5
. Le più importanti discipline sacre, come è stato assai spesso ordinato, devono essere insegnate in lingua latina, la quale, come lo dimostra l’esperienza di parecchi secoli, “è stimata la più adatta a spiegare l’intima e profonda natura delle nozioni e delle forme con assoluta chiarezza e lucidità” [Epist. S. Congr. Stud. Vehementer sane ad Ep. universos, 1-7-1908]; tanto più che essa si è venuta arricchendo di vocaboli appropriati e precisi, adatti a difendere l’integrità della fede cattolica, e non poco adatta recidere ogni vuota verbosità […].

6. Poiché la lingua latina è lingua viva della Chiesa, che dev’essere continuamente adattata alle crescenti necessità del linguaggio e arricchita con nuovi e appropriati e convenienti vocaboli […], affidiamo l’incarico alla Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi di fondare un’Accademia di Studi Latini.

7
. Poiché la lingua latina è strettamente connessa con quella greca, e per l’insieme della sua struttura e per l’importanza dei testi tramandati, è necessario che anche in questa siano istruiti, come molte volte i Nostri Predecessori hanno ordinato, i futuri ministri dell’arte fin dalle scuole inferiori e medie, affinché, quando si applicheranno alle discipline superiori e soprattutto se raggiungeranno i corsi accademici sulle Sacre Scritture e sulla Sacra Teologia, essi abbiano la possibilità di accostarsi e interpretare giustamente non solo le fonti greche della filosofia “scolastica”, ma anche i testi originali delle Sacre Scritture, della Liturgia e dei Padri greci.

8
. Alla medesima Sacra Congregazione ordiniamo di predisporre un ordinamento degli studi sulla lingua latina, che tutti dovranno applicare con estrema diligenza, in modo che, quanti lo seguiranno, acquistino appropriata conoscenza e pratica della lingua stessa. Se il caso lo richiederà, le Commissioni degli Ordinari potranno regolare diversamente il programma, ma giammai mutarne o diminuirne la natura e il fine. Nondimeno, gli stessi Vescovi non si permettano di attuare le loro decisioni, se prima la Sacra Congregazione non le avrà esaminate ed approvate.

Infine, in virtú della Nostra Apostolica Autorità vogliamo ed ordiniamo che quanto abbiamo stabilito, decretato, ordinato ed ingiunto con questa Nostra Costituzione resti definitivamente fermo e sancito non ostante qualsiasi prescrizione in contrario, pur degna di speciale menzione».

Dato in Roma, presso San Pietro, il giorno 22 febbraio, Festa della Cattedra di San Pietro Apostolo, nell’anno 1962, quarto del Nostro Pontificato. Ioannes PP. XXIII

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umorismo vaticano, forma e sostanza

lunedì, 14 maggio 2007
il mistero di Leonardo etc.



Cosa si nasconde dietro l’enigmatico sorriso della Gioconda?

Forse il vero volto di Leonardo? O la chiave per decifrare un segreto iniziatico etc.?

Ogni anno, migliaia di visitatori etc.

Gli studiosi sostengono etc.

Non sapremo mai etc.

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umorismo vaticano

martedì, 24 aprile 2007
sospetti

“Dal mondo politico è arrivato un unanime messaggio di solidarietà, ma nell’opposizione non è mancato chi ha imputato alla maggioranza, e in particolare ai partiti della sinistra radicale, l’ispirazione ideale di questi gesti”. Secondo me son stati quelli delle ACLI.

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umorismo vaticano

ingerenze

Nella foto, in ordine sparso: cinque frammassoni, cinque cardinali, un uomo politico e uno che passava di là per caso.

Featuring: precedente Governo.

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umorismo vaticano

martedì, 20 febbraio 2007
vacanze romane

Si avvicina S., trafelato:

- «Padre, da quel portone è uscito il cardinale Kasper!»
- «Gliel’hai chiesto, di ridiventare cattolico?».

- «Padre, guardi, questa è la sede della Prelatura!» (dell’Opus Dei)
- «Ah, bravissimi… meritano di stare così vicino a san Pietro, meritano, meritano»
- «Padre, la curia generalizia dei gesuiti!»
- «Eh, se ce la dessero a noi…»
- «Se ce la dessero a noi tornerebbe cattolica».

(preso da qui)

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umorismo vaticano

lunedì, 13 novembre 2006
Ruini ad Assisi

«Il Papa ci chiama a una pastorale dell’intelligenza».

Attimi di panico a Sat 2000.

P.S. Qui, peraltro, il discorso.

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umorismo vaticano

mercoledì, 13 settembre 2006
Inner Light

“Inner Light” – la nuova linea di chiese per “cattolici”.

By George Fox Massimiliano Fuksas:

“Mamma, papà, guardate: quella è una croce!” - “Ma no, ma cosa dici, sciocchino! Non vedi ch’è solo un’ombra sulla parete?”. Entri in chiesa, e scopri che l’architetto era quacchero. Qui.

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plausi e botte, umorismo vaticano, forma e sostanza

sabato, 24 giugno 2006
per pura coincidenza

«Champagne su una coppa di gelato in cialda. Si è conclusa così la cena che il Segretario di Stato uscente Angelo Sodano ha offerto ai diplomatici accreditati in Vaticano l’altra sera. Un incontro conviviale divenuto ormai una consolidata tradizione che ricambia la cortesia del pranzo che i diplomatici offrono ai vertici vaticani subito dopo la cerimonia degli auguri d’inizio anno. Per pura coincidenza la cena di quest’anno per il Cardinale Sodano si è trasformata in un congedo. Solo poche ore prima, in mattinata, Papa Benedetto XVI con una mossa a sorpresa [sic] annunciava, infatti, il nome del prossimo Segretario di Stato nella persona del cardinale di Genova Tarcisio Bertone, lasciando in regime di “prorogatio” Sodano per altri tre mesi, fino al 15 settembre, data dell’effettivo cambio. Spettacolare la scenografia della serata: il “Nicchione” del ’500, nel cuore dei giardini d’Oltretevere e dei musei vaticani. Lì sono stati sistemati i tavoli riservati ai capi missione e ad alcuni dei più alti funzionari della Segreteria di Stato. Secondo alcuni invitati Sodano è stato un padrone di casa perfetto, a suo agio e amabile. Agli ospiti si è rivolto all’inizio con un breve discorso di circostanza, concedendosi però qualche bonaria battuta. Riferendosi al “Nicchione” ha esortato tutti alla santità, dato che nelle nicchie si collocano i santi, ha detto Sodano» (fonte: Il Gazzettino, 24/06/06, p. 10). In effetti il riferimento alla santità fa proprio sorridere.

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umorismo vaticano

mercoledì, 07 giugno 2006
povero Pupo

Carlo Melina, nel suo sito, riferisce puntualmente di Mara Maddalena e del Codice del Noce. Ma noi sappiamo che anche Pupo (lo ammise lui stesso tempo fa) fu assai inviso alla Santa Sede, per via della sua piccantissima doppia convivenza. Alcuni titoli: “Pupo: la bestia nera di Ratzinger”, “Pupiloquio. Tremano i palazzi vaticani”, “Anatema dei vescovi: Pupo mette in crisi la teodicea”, “Il cantante Pupo: La Chiesa vuole uccidermi”, “Pupo contro tutti. Tuona la madre bigotta: Mio figlio è un uomo di merda”. Lo scandalo coinvolse persino il mondo politico: “Prodi nella bufera: Non conosco quell’uomo”. Uscì per l’occasione un numero speciale di Micromega: “È ancora possibile parlare di Dio, dopo Pupo?”, ove Cacciari tuttavia sembrò invitare alla calma. Il Venerdì di Repubblica, icastico, dedicò una copertina a “Pupo eroe laico”. Pure la Bellucci, in Francia, ne fece un pubblico elogio, nel corso di una cerimonia ufficiale all’École pratique des hautes études. Frattanto il Vaticano minacciò provvedimenti da Santa Inquisizione, roba da medioevo, forse una doppia intervista con Martini durante il programma televisivo “Le Iene”, o un trasferimento in villa con cardinale omofobo. Tutto il mondo si strinse attorno a Pupo.

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laici e laicità, umorismo vaticano

mercoledì, 19 ottobre 2005
anticonformisti

Si parla spesso di diritti, ultimamente: con una facilità che ha dell’incredibile. Prendiamo il caso di Genéviève Beney, la prima donna francese “prete” (immediatamente scomunicata dalla Chiesa cattolica, che com’è noto non ammette il sacerdozio femminile). Costei è stata “ordinata” pochi mesi fa a Lione, all’interno di un gruppuscolo che si fa chiamare «Chiesa cattolica e apostolica carismatica di Cristo Re». Il povero cardinale Philippe Barbarin, simpaticissimo cultore dei fumetti di Tintin (controllate pure in internet), se l’è vista brutta. A conferirle il sacramento sono state tre donne “vescovo” – di nazionalità austriaca, tedesca e sudafricana – a loro volta già scomunicate. Cinquantacinquenne, laureata in teologia e sposata con un protestante, Genéviève ha difeso fermamente la propria trasgressione, per una «questione di dignità umana». «Poter rispondere con libera scelta alla vocazione ricevuta – ha infatti detto – è un diritto inalienabile». Precisando: «Volevo essere sacerdote. Pertanto, non ho mai capito perché questa vocazione mi dovesse essere preclusa… Pensavo di diventare suora e chiudermi [!] in convento, ma poi ho capito che non era quella la mia vocazione. Volevo essere un sacerdote». A questo punto, attendiamo con ansia un cardinale che voglia diventare suora: è una questione di dignità umana, anzi, un suo «diritto inalienabile». Pensate: potrebbe rinunciare, per amore di Cristo, al privilegio di poter essere madre. Magari ci scherzerebbe anche su: «Pensavo di diventare sacerdote, celebrare la messa e tutto il resto, ma poi ho capito che non era quella la mia vocazione. Il Signore mi ha chiamato per un compito più alto: quello di madre superiora».

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